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Citazioni di poesie d’amore dall'antologia
Le cento più belle poesie d'amore italiane. Da Dante a De André
«Ed ho vista d’Amor cosa
più forte: / ch’era feruto, e sanòmi ferendo; / lo foco donde ardea
stutò con foco; / la vita che mi dè fue la mia morte, / lo foco che mi
stinse ora ne ’ncendo: / d’amor mi trasse e misemi in su’ loco» (Giacomo
da Lentini)
«La
dolce ciera piasente / e li amorosi sembianti / lo cor m’allegra e la
mente / quando le sono davanti. / Sì volontieri la veio / quella cui ëo
amai; / la bocca ch’ëo basai / ancor l’aspetto e disio» (Giacomino
Pugliese)
«Io voglio del ver la mia donna laudare / ed asembrarli la rosa e lo
giglio: / più che la stella diana splende e pare, / e ciò ch’è lassù
bello a lei somiglio» (Guido Guinizzelli)
«Tanto gentile e tanto onesta pare / la donna mia quand’ella altrui
saluta, / ch’ogne lingua deven tremando muta, / e li occhi no l’ardiscon
di guardare. / Ella si va, sentendosi laudare, / benignamente d’umiltà
vestuta; / e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol
mostrare» (Dante Alighieri)
«Non
era l’andar suo cosa mortale, / ma d’angelica forma, et le parole /
sonavan altro, che pur voce humana; / uno spirto celeste, un vivo sole /
fu quel ch’i’ vidi: et se non fosse or tale, / piaga per allentar d’arco
non sana» (Francesco Petrarca)
«E ne l’anima ancor veggovi quale / io da prima vi amai. Alta e
pieghevole / passaste, sorridente e luminante, / pe ’l chiaro gelo del
mattin iemale. / Lunghi rami di mandorlo la fante / dietro di voi
recava. Inconsapevole, / un bellissimo sogno floreale / dietro di voi
lasciaste al riguardante» (Gabriele D’Annunzio, Ricordo di Ripetta)
«Gaudio
l’amarti / illimitato gaudio / credere al riso dei tuoi occhi, / e
vertigine ancora / la certezza di essere da te cantata, / oh più tardi,
negli anni non più miei, / or che tremare la vita sento /sul ciglio
estremo…» (Sibilla Aleramo)
«Ancora / giovane, ancora / sei bella. I segni / degli anni, quelli del
dolore, legano / l’anime nostre, una ne fanno. […]» (Umberto Saba,
Donna)
«Ora che sei venuta, / che con passo di danza sei entrata / nella mia
vita / quasi folata in una stanza chiusa – / a festeggiarti, bene tanto
atteso, / le parole mi mancano e la voce /e tacerti vicino già mi basta»
(Camillo Sbarbaro)
«Somiglia
a luce in crescita, / Od al colmo, l’amore / Se solo d’un momento / Essa
dal Sud si parte, / Già puoi chiamarla morte» (Giuseppe Ungaretti)
«Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu, / le antiche leggi del mondo
son tutte rovesciate: / l’orgoglio si compiace d’umiliarsi a te, / la
vanità si nasconde davanti alla tua gloria, / la voglia si tramuta in
timido pudore, /la mia sconfitta esulta della tua vittoria, / la
ricchezza è beata di farsi, per te, povera, / e peccato e perdono, ansia
e riposo, / sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia» (Elsa
Morante, Lettera)
«Ti
ha portata novembre. Quanti mesi / dell’anno durerà la dolceamara /
vicenda di due sguardi, di due voci?» (Luciano Erba, Senza risposta)
«Perché la donna non è cielo, è terra, / carne di terra che non vuole
guerra: / è questa terra, che io fui seminato, / vita ho vissuto che
dentro ho piantato, / qui cerco il caldo che il cuore ci sente, / la
lunga notte che divento niente: / femmina penso, se penso l’umano: / la
mia compagna, ti prendo per mano» (Edoardo Sanguineti, Ballata delle donne)
«Tu mi hai tutta predata vorticoso / come un vento selvaggio ma di
questi / assai
meno pietoso e musicale. / Perciò io ti riguardo che ti
assenti / mentre anch’io mi dilungo abbandonata / presso la mia mortale
era di pace» (Alda Merini, Ti ho detto addio)
«Venuto dal sole o da spiagge gelate, / perduto in novembre o col vento
d’estate, /io t’ho amato sempre, non t’ho amato mai, / amore che vieni,
amore che vai» (Fabrizio De André, Amore che vieni amore che vai)
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Pensieri d’amore nel
catalogo Interlinea
Le muse di Montale,
galleria di occasioni femminili nella poesia montaliana, a cura di
Giusi Baldissone: «Porterai con te l’ultima ventata / di poesia; poi una
nube gonfia / di presagi funesti oscurerà / la luce che ci fu concessa.
/ Non fosti un semplice bagliore, / giungesti inaspettata, voce di
salvazione» (Eugenio Montale da Diario postumo, Porterai con te
l’ultima ventata)Un’antologia delle donne che hanno ispirato l'opera
di Eugenio Montale, dalla "Mosca" a Carla Fracci. Tutte sono grandi
fantasmi lirici evocati a soccorrere la debolezza dell'uomo e del poeta.
Sibilla Aleramo,
Il frustino, a cura di Anna Nozzoli: «Amore,
silenzioso bacio, silenzioso riso, inno che il cuore ascolta e non tenta
tradurre, dono unico delle sfere misteriose a noi che alla realtà del
mondo doniamo innumerabilmente, […], amore, comando di vita, nel lampo
di tregua, nella dolcezza trascolorante, comando di vita, unico sovrano
dono a noi donatori, per i nostri poemi, per le nostre date eroiche, per
le superate montagne e le scolpite idee, amore!». Il frustino è
la storia epistolare di un amore impossibile con Giovanni Boine ma
coinvolge altri personaggi fondamentali del primo Novecento letterario,
come Clemente Rebora (nel romanzo col nome di Emanuele Orengo).
Quest’ultimo tentativo romanzesco compiuto dall'Aleramo può offrire,
ragioni di riflessione sui grandi temi dell'amore e della passione,
della vita e della morte.
Clemente Rebora,
Tra melma e sangue.
Lettere e poesie di guerra,
a cura di Valerio Rossi: «Ma afferra la donna / Una notte, dopo un gorgo
di baci, / Se tornare potrai; / Sóffiale che nulla del mondo / Redimerà
ciò ch’è perso / Di noi, i putrefatti di qui; / Stringile il cuore a
strozzarla: / E se t’ama, lo capirai nella vita / Più tardi, o giammai»
(da Voce di vedetta morta). Uno dei maggiori poeti del Novecento
testimonia la crisi drammatica della prima guerra mondiale, vissuta
attraverso una vigilia tumultuosa e poi un’esperienza personale tragica
“tra melma e sangue” che lascia una ferita indelebile.
Mino Milani,
Giulia: «Per lei. Per Giulia. M’ero messo su
quel treno, e in quella sorta di labirinto, perché l’amavo, solo per
quello. E quello spiegava e giustificava tutto. Tutto diveniva quiete e
silenzio. Non c’era altro». Un professionista pavese incontra a una
festa una giovane donna ricca di fascino e di mistero. La loro
conoscenza cresce di pari passo con sentimenti che si fanno sempre più
contrastanti. Ne nasce una storia d’amore che irretisce senza dare
certezze. Come la vita.
La Marchesa Colombi,
Un matrimonio in provincia:
«Allora sentii moversi qualche cosa lungo le pieghe del mio vestito, poi
la mano di lui prese la mia, che appunto mi pendeva al fianco, e la
strinse. Ed io provai in quel momento un tale fremito di tenerezza in
tutta la persona, una tale puntura di gioia acuta al cuore, che dev’essere
la più grande delle dolcezze umane». La storia di una educazione
sentimentale di una ragazza che si fa donna si specchia nella vita di
provincia di fine Ottocento. Il romanzo propone una visione attualissima
della provincia italiana, in un tempo in cui si riscopre il gusto delle
“piccole patrie”.
Silvana Lattmann,
Da solstizio a equinozio. Diario amoroso: «Ti
aspetto al porto, seduta al solito / caffè. Il mare smammella tondi
verda- / stri, nuvole bianche compatte scendo- / no in un rettangolo
appeso di neve e / ghiacciosull’acqua. Arriverai da me in / questo finto
cerchio boreale. Scenderai / impellicciato sull’isola nell’afa sudata /
affabulante?» (19 settembre, ore undici)Un'opera in prosa e in
poesia, che riproduce un percorso dell'anima. I testi che la compongono
sono ricchi di “vigilie di attimi”, di attese di incontri purificati
dalla memoria. La scrittura di Silvana Lattman è densa, lirica,
profonda.
Islam Samhan,
A
chi porti la rosa?, a cura di Valentina
Colombo: «A chi porti la rosa? / La tua innamorata verrà portata via dal
bombardamento di qui a poco / Diventerà una manciata di polvere / Non
rischiare la vita in nome dell’amore» (A chi porti la rosa?). Per
la prima volta viene tradotto il libro sottoposto a fatwa di Islam
Samhan, il poeta giordano condannato a morte “per aver viaggiato nelle
metafore”, come scrive la traduttruce Valentina Colombo, che qui lo propone in Italia
con il testo originale a fronte.
Roberto Piumini,
Non altro dono avrai. Canto amante: «Se fossi
una donna, io vorrei / esser desiderata come sei / da me, quando ti
stringo nel pensiero, / quando ti stringo nel pensiero, / quando ti
penso la bocca e la spero». La storia di questo libro è la storia
d’amore di due amanti: un lui (un io molto prossimo alla coincidenza con
l'autore anagrafico) e una lei che vivono in due diverse città e che si
trovano come possono rubando il tempo alle loro abituali incombenze (la
donna ha una figlia, un marito, un ménage). L’amore diventa utopia e si
trasforma in passione della poesia.
Saffo,
Finché ci
sia respiro: «Nell’attimo che ti vedo non so /
dire più niente, / la lingua mi si spezza, lieve / mi corre sotto la
pelle un fuoco, / con gli occhi non vedo nulla e le orecchie / mi
ronzano. / Un sudore freddo mi prende, un tremito / tutta mi scuote, più
verde sono / dell’erba, e non diversa dall’esser morta / appaio a me
stessa. / Ma tutto è sopportabile…» (Frammento 31)L’immortale
poetessa dell'amore ci ha lasciato anche pagine di sofferenza. In una
traduzione nuova, con il testo greco a fronte, i frammenti di Saffo sono
accostati a immagini fotografiche.
Robert Browning,
Accanto al camino e altre poesie, a cura di
Roberto Cicala e Gianni Mussini: «So bene cosa fare, se è finita, / la
giornata autunnale, in sera lenta – / dov’è, amor mio, la tua gioia
squisita? / Con la tua voce musicale, è spenta / anch’essa nel novembre
della vita!» (da Accanto al camino). Edizione integralmente
commentata, fondata sullo studio degli autografi, di un’opera
fondamentale ma finora trascurata di uno dei maggiori poeti italiani del
Novecento.
Fernanda Pivano, Cesare G. Romana, Michele Serra,
De André il corsaro:
«Non vi conviene / venir con me dovunque vada / ma c’è amore un po’ per
tutti / e tutti quanti hanno un amore / sulla cattiva strada» (da La
cattiva strada). Questo libro offre agli innumerevoli fans del
cantautore genovese e a tutti gli appassionati della canzone d’autore
una riflessione a tre voci che approfondisce, accanto alla sua opera
poetica, anche aspetti meno consueti della figura di De André: la sua
vita privata, il suo carattere, la sua indole ribelle e “autonoma”. E
ancora un interessantissimo parallelo con Bob Dylan.
Lucilla Giagnoni,
Vergine Madre. Voce di donna nella Commedia di Dante:
«Il mio primo incontro, qui all’inferno, è con una donna: Francesca.
Francesca è una che ha perso tutto. Lei non è un’idea, non è una
mirabile visione, lei è una donna. Una donna che sa parlare, lei ha la
sua risposta, il suo responsum, sa parlare… ma all’inferno,
perché ha fatto parlare il suo corpo, perché non ha fatto tacere la voce
della sua passione». Dalla lettura delle parole di Dante (eternamente
ripetute, come le preghiere) scaturiscono storie. E a cantarle e
raccontarle è qui una donna, perché più spesso sono le donne a
pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di salvezza e di pace.
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