A cura di Paolo Bellini. Un volume importante su uno dei maggiori incisori della storia dell’arte. Di Albrecht Dürer, la cui opera grafica comprende circa 340 tra xilografie, bulini, acqueforti e puntesecche, Paolo Bellini presenta la collezione del Museo di Novara, una delle più ampie, analizzando le soluzioni dell’artista di rilevante complessità tecnica e di singolare elaborazione figurativa e iconografica, a volte anche di problematica interpretazione. Erasmo da Rotterdam affermò che Dürer ha addirittura superato Apelle perché non aveva bisogno del colore per creare, ma gli bastavano delle linee nere. pp. 160, isbn 978-88-8212-803-6
Presentazione di Vittorio Minola. Fotografie di Mario Finotti. La storia dei Faraggiana è qui, per la prima volta, ricostruita e illustrata da Silvana Bartoli che ha svolto approfondite ricerche, reperendo e acquisendo documenti, intervistando i discendenti della famiglia, visitandone i luoghi e, infine, fornendo notizie e collaborazione ad altri autori. Maria Grazia Porzio traccia la storia del partimonio immobiliare della famiglia e Massimo Semola studia i giardini delle ville di Albissola e Meina. Il contesto storico in cui si collocano le esplorazioni di Alessandro, di cui Maurizio Leigheb analizza motivazioni, scopi e memorie, è stato affidato a Francesco Surdich che ricopre la cattedra di geografia delle esplorazioni all’Università di Genova, mentre il contesto socio-economico della famiglia è stato illustrato da Giampietro Morreale. A Igor Festari si deve la ricostruzione delle vicende che hanno portato alla nascita e alla crescita del Museo di Storia Naturale Faraggiana Ferrandi, mentre Alessandro Barbaglia e Davide Tartaglia si occupano della Fondazione Faraggiana tra divulgazione e scienza. Un grazie a tutti gli autori e al fotografo Mario Finotti che, con competenza e passione, hanno contribuito a quest’opera. Pp. 224, isbn 978-88-8212-825-8
A cura di Sabina Malgora. Presentazione di Mariella Gallo Ferraris. Il catalogo della collezione egizia si inserisce nel progetto di valorizzazione del Museo Leone di Vercelli. L’eclettismo della raccolta, che vede accanto a collezioni strettamente connesse con la storia vercellese, primario interesse di Leone, anche raccolte di diversa provenienza territoriale, deriva dal concetto di opera d’arte come strumento di conoscenza e di istruzione e dalla condivisione con l’ambiente colto torinese dei principi di conservazione e tutela. Ecco quindi giustificata la presenza a Vercelli, anzi, anche a Vercelli, di un piccolo, ma interessante nucleo di reperti egizi, così come in altri musei piemontesi. La collezione egizia, apparentemente lontana dagli interessi prevalenti del notaio, riflette invece i suoi multiformi interessi e il desiderio di conservare e tutelare, a prescindere dalla tipologia e dall’epoca, testimonianze rilevanti del passato. Certamente la civiltà egizia non affascinò il notaio vercellese quanto sedusse l’avvocato Antonio Borgogna, suo coetaneo e concittadino, nella cui preziosa collezione, oggi Museo, aveva un posto d’onore la cosiddetta “Sala Araba”, dove erano conservate originali opere orientaleggianti e dove furono esposti i due coccodrilli imbalsamati «piuttosto voluminosi», donati da Leone e provenienti dalla collezione di opere d’arte dell’Ospedale Maggiore, da lui acquistata nel 1889. L’insieme dei reperti, che ammonta a qualche centinaio di pezzi, è esposto fin dal 1939 nella sala ottagonale dell’edificio di collegamento tra le altre due sedi museali: i palazzi Alciati e Langosco. La maggior parte dei reperti non è stata oggetto di indagini specialistiche recenti. pp. 88, isbn 978-88-8212-780-0
A cura di Francesco Gonzales. Presentazione di Filippo Maria Ferro. La pubblicazione Telai divini è uno dei frutti del piano di valorizzazione territoriale Riso di Vino e d’Acque. Le Terre delle Colline Novaresi e del Sesia che promuove le ricchezze di ventiquattro Comuni che si trovano tra la fascia fluviale del Sesia e dell’Agogna, per una fattiva conoscenza integrata del patrimonio culturale. Il progetto ha sviluppato un percorso che lega tra loro il tema della storia dell’arte e dell’abito all’analisi del tessuto, alle testimonianze storiche e alla memoria collettiva per una descrizione non solo estetica ma anche antropologica ed etnografica del nostro passato.
Analizzando le fogge degli abiti riprodotti nelle pitture dal XIV al XIX secolo possiamo ricostruire la provenienza e la qualità dei tessuti adoperati, con approfondimenti che riguardano la coltivazione del lino, della canapa e l’allevamento del baco da seta, materiali che hanno dato origine a stoffe preziose. Il volume è suddiviso in tre contributi: il saggio di Francesco Gonzales, curatore del volume, propone un originale e approfondito studio sull’arte e la moda nelle terre delle colline novaresi e del Sesia; il testo di Sergio Monferrini ricostruisce invece, attraverso fonti archivistiche, la storia dell’agricoltura, dell’allevamento, del commercio e dell’industria di stoffe e tessuti dal Cinquecento all’Ottocento. Infine lo studio di Franco Dessilani approfondisce il tema dell’allevamento del baco da seta e del mercato dei bozzoli a Carpignano Sesia tra il Seicento e il primo trentennio del Novecento. Conclude il volume un’importante e dettagliata raccolta iconografica che accompagna il lettore in questo viaggio fatto di luoghi e di genti. pp. 144, isbn 978-88-8212-826-5
A cura di Raul Capra. Nel terzo centenario dell’inaugurazione del prestigioso “scurolo” che custodisce le reliquie del protovescovo patrono della città, il presente volume vuole considerare il monumento anche nell’ambito del processo storico di formazione della città, di cui è stato motore e simbolo. Il volume inizia pertanto con una prima parte dedicata al nascere della Novara cristiana nei secoli del tardo impero, e alla sua affermazione nell’Alto Medioevo: intorno al complesso episcopale, di cui sussiste il battistero, e alla basilica Apostolorum, originaria sede del culto di san Gaudenzio, abbattuta nel 1553 per far luogo alle mura volute da Carlo V. La seconda parte è dedicata, nell’ambito della Novara spagnola, alla costruzione della nuova basilica tibaldiana e al costituirsi dello straordinario apparato decorativo di cui essa si ornerà nei due secoli successivi: dapprima riaccogliendo il bellissimo polittico di Gaudenzio Ferrari. Avranno così vita le cappelle di Tanzio e del Morazzone, lo scurolo del santo, con gli affreschi del Legnanino e le statue del Beretta, e infine l’altare maggiore. Nella Novara divenuta sabauda, cui si dedica la terza parte del libro, sorgeranno poi il campanile di Benedetto Alfieri, poco noto gioiello dell’architettura del XVIII secolo, e la cupola dell’Antonelli, che della ottocentesca costituisce uno dei monumenti più innovativi e problematici, nel suo rivoluzionario impiego del laterizio unito alla persistente classicità degli ordini. Le successive parti del volume sono dedicate ai restauri, alle espressioni musicali e letterarie relative alla basilica, alle festività e tradizioni gaudenziane. Infine un cenno al Museo antonelliano, il cui cantiere è tuttora aperto: museo al quale si connette la progettualità che noi oggi affidiamo al futuro. pp. 412, isbn 978-88-8212-762-6.