Edizioni di poesia a tiratura limitata
Edizioni di poesia a tiratura limitata e numerata, che comprende le raccolte di diversi autori, esordienti e non, dedicate a diversi temi.  - Formato 14x21
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Rossella Frollà, Eleanor. Non fummo mai innocenti: dalla Bosnia alla Siria

Eleanor è una reporter e raccoglie in prima persona tutta la conoscenza che il male, la guerra e il terrorismo possono rivelare. La storia va dal conflitto armato in Bosnia (1992/95) agli sbarchi sull’isola di Lampedusa, sulle isole greche, al terrore degli ultimi fatti di Parigi. Eleanor indossa e smette i panni delle vittime e dei carnefici, del bene e del male, dell’Amore e della violenza in un distacco dal sé che la priva di ogni individualità e lascia parlare solo la sua ambizione più alta di portare il bene nel mondo, nel mentre si racconta il male. Quattro storie raccontano la frammentarietà di questo nostro mondo, oggi estremamente agitato e vulnerabile, che pare abbia perso la pace. È un libro incalzante e ricco di tesori profusi senza astuzie. pp. 136, isbn 978-88-6857-141-2


Luigi Olivetti, Al di là dei volti. Poesie 1980-2016

Presentazione di Giuseppe Conte. Questo libro, che raccoglie testi scritti in un vasto arco di tempo, ci mostra la complessità dell’ispirazione di Luigi Olivetti, a cavallo di due mondi, di due lingue, entrambe lingue madri pensando alla presenza di “due” madri, una naturale e una adottiva, che corre per tutto il libro («Addio madri della vita / del sussulto / dolce e dell’ultima carezza…»). I luoghi si susseguono in questo libro comparendo nella loro centralità o per scorci improvvisi, e dietro i luoghi c’è l’anima e, dichiaratamente, con un richiamo a James Hillman, l’Anima del mondo. Ci sono, dietro i luoghi e l’anima, i miti; quello dei Lari, «silenziosi custodi della casa», quello di Hermes, «messaggero del fato». E anche se non mancano poesie autobiografiche, il tessuto connettivo di questa raccolta è quell’attitudine iniziatica a vedere l’universale nel particolare, a cogliere, senza simbolismi virtuosistici, il lato simbolico di ogni esperienza e del linguaggio. La forma in cui Luigi Olivetti tornisce i suoi testi è varia come la sua ispirazione. Il verso è spesso affilato liricamente verso l’alto. Ma può anche diventare discorsivo, narrativo. Insomma, il lettore trova qui un libro che compendia un lavoro e lo rilancia, un’alta esperienza di vita e di cultura, un raffinato esercizio di stile, una passione inesausta, qualità tutt’altro che comuni oggi: tutte buone ragioni per leggere Olivetti e lasciarsene incantare. pp. 192, isbn 978-88-6857-137-5


Silvia Venuti, Sulla soglia della trasparenza

Premessa di Piero Viotto. Già il titolo che l’autrice ha voluto dare a questo poemetto, Sulla soglia della trasparenza, indica il senso della sua ricerca e del suo operare nel campo della poesia e dell’arte per cogliere nella bellezza della natura, percepita ed ammirata «sulle foglie bagnate», in «ogni apice d’erba», sul «fremito dell’ala», nei «moti d’aria lievi», in «ogni angolo di muraglia» i segni di una «sacralità naturale», cosciente di «stare sempre tra sacro e profano, in lotta per non essere intera, nell’uno e nell’altro», perché la poesia ci avvicina all’Assoluto, ma lo coglie solo in trasparenza, perché Dio ci parla attraverso le cose, ma è oltre le cose, che pure lo significano nella poesia, che rimane sulla soglia della religione. Silvia Venuti, in questo poemetto ci fa comprendere come la bellezza della natura altro non è che un riflesso della Bellezza di Dio, che ci parla. pp. 128, isbn 978-88-6857-116-0


Matteo Munaretto, Il cielo è dei leggeri

«Amore e dolore mi bruciano vivo». Dopo l’esordio nel segno di Luzi di Arde nel verde una delle giovani voci della poesia italiana. Matteo Munaretto, torna ai temi dell’esistenza tra famiglia (ii figli che diventano padri) e tempo (con un “Piccolo ciclo dei mesi”). Con il filo rosso della “leggerezza” confessando «cerco la pace. Resto muto. Per lo più il traballìo del cuore non tace». L’autore, pavese classe 1977, è docente di letteratura e ha collaborato, tra l’altro, all’edizione commentata dei Frammenti lirici di Rebora. pp. 156, isbn 978-88-6857-092-7

Gabriele Zani, Case finali

Nota introduttiva di Giampiero Neri. Qualcosa, nella poesia di Gabriele Zani, poteva far pensare a una sua propensione per la “prosa” fin dal suo esordio, da quella sua prima raccolta che aveva il titolo di Monolocale. Un titolo asciutto, già allusivo della volontà di aderire al reale, alla realtà di una vita un po’ stretta, di non molta luce che non fosse quella della poesia. Questa fedeltà al concreto si è andata man mano consolidando con le successive opere poetiche, Finestre di via Paradiso e Riunione di famiglia, dove le incursioni della prosa si infittiscono perché le ragioni della prosa, di questa particolare prosa, sono le ragioni stesse della poesia di cui sono la nuova forma. Su queste premesse, Zani ha continuato in perfetta solitudine a costruire la sua opera poetica con quella intensità e nitidezza che gli vengono riconosciute e che qui si raccolgono in pagine esemplari della nuova poesia. pp. 104, isbn 978-88-6857-093-4

Maurizio Noris, Resistènse

Presentazione di Franca Grisoni. Avvezzo a condividere l’abitare nella natura di animali, vegetali e minerali, con i venti, il mare, le acque, angeli e persone a cui dà voce, in un gioco di metamorfosi Maurizio Noris esorta a praticare alcune forme di Resistènse nella realtà quotidiana del mondo. Ovvero suggerisce di vivere senza “paura”. Con un linguaggio talvolta crudo ed enigmatico, che si presta a ipotesi interpretative diverse per l’abbondanza di simboli e di similitudini, Noris afferma che ciò che occorre per resistere in una vita che abbia davvero significato è un alto desiderio di vita. Per resistere in questo mondo di guerre, di ingiustizie, di disorientamento sociale e di sofferenze collettive e individuali bisogna alimentare la «Speranza tra noi». Per questo occorre cucire «storie insieme», ed è così che ogni volto, nome o mestiere, diventa una storia, ed ogni storia è un mondo (quello della cinese, quello del mezzadro e dell’ombrellaio, del fabbro e del giardiniere…) e la loro storia di resistenze e di vacillamenti diventa la nostra. , pp. 144, isbn 978-88-6857-082-8

Mario Laghi Pasini, Spaziotempi minori

Presentazione di Alessandro Fo. Quaderno azzurro, Quaderno rosa, Quaderno giallo e Quaderno inesistente sono i “taccuini” su cui ha appuntato i suoi versi, lungo moltissimi anni, un poeta longevo qual è Mario Laghi Pasini. Senza mai pubblicarli. «Piccoli oggetti per me cari, concretizzati dal nulla. Che mi davano coraggio, nel flusso altrimenti poco comprensibile della vita. Una buona vita, peraltro, se mi guardo indietro. Incomprensibile, appunto». La «buona vita» di un ingegnere, con la passione della letteratura. Autore di racconti, anche pubblicati. E di versi tenuti invece chiusi nei «quaderni», per incertezza e pudore. Ora, venuto a sera del vivere concesso dalle stelle, Mario Laghi Pasini si risolve a ripassare in rassegna quegli oggetti, spolverarli, ricomponendo i quaderni in due sezioni (più una terza che, mutati il tempo e la fantasia… non ha conosciuto quaderni, neppure «inesistenti»), e poi disporli in una vetrina di pagine, in cui siano colti da lontani amatori di spaziotempi minori e minimi. pp. 160, isbn 978-88-6857-083-5

Márcia Theóphilo, Nel nido dell’Amazzonia

Con testo portoghese a fronte. Nota di Walter Pedullà. Nel testo di Márcia Theóphilo ci sono voci che lei trascrive ispirata o che traduce da un linguaggio (magari musica di tamburi e flauti o i suoni della natura ora affidati alle onomatopee) cui bisogna trovare parole che vanno oltre il semplice significato. Per aderire allo spirito del luogo non basta la ragione, che tuttavia non è esclusa dal racconto. Márcia ci ha messo tutta l’anima – e magari anche la psicanalisi – in questi versi in cui la cultura più sofisticata si fa natura “primordiale”: quello che siamo diventati senza mai smettere di essere “selvaggi”: nel senso del “pensiero selvaggio” di Claude Lévi Strauss. Per convincerci più profondamente, coinvolgendoci come esseri capaci di scovare e intendere il nostro più remoto passato, l’autrice usa non una lingua – il suo portoghese di nascita – bensì due, cioè anche l’italiano, lingua di ormai antica elezione. Márcia scrive per ricordare agli uomini quello che hanno dimenticato, dal rumore della pioggia al resto. pp. 116, isbn 978-88-6857-069-9


Guido Zavanone, Lo sciame delle parole. Poesie di una vita

Prefazione di Stefano Verdino. Questo libro, che raccoglie oltre cinquant’anni di attività poetica, si apre e si chiude nell’attesa di un segno. Una vita è passata ed il punto cruciale è il medesimo. Le parole sono certo tutto per il poeta, ma questo suo tesoro è quanto mai fragile, votato alla dispersione, se non alla dissoluzione dello «sciame» appunto. Siamo quindi dentro una poesia di scommessa spirituale e metafisica, come non poca poesia del Novecento, ma ci occorre subito una precisazione, si tratta di una scommessa “temperata”, cioè accortamente regolata da due strumentazioni stilistiche, quali l’allegoria e l’ironia, che negli anni si sono venute affinando in diverse variazioni. Solo con questi essenziali contrappesi è possibile per Zavanone muoversi nell’autentico di una parola, che deve sempre trattenere qualcosa dell’«ombra» (lemma prediletto) umana. pp. 352, isbn 978-88-6857-051-4


Evaristo Seghetta Andreoli, Morfologia del dolore

Con una nota di Carlo Fini. Questa notevole raccolta poetica di Evaristo Seghetta Andreoli presenta, nel complesso, un inalterato segno del sentimento del dolore; sensazione che, anche se non investe tutte le liriche, esprime, fin dal titolo, uno dei motivi conduttori del libro, Morfologia del dolore, appunto. Un tale stato d’animo si connota con svariati tratti distintivi, due dei quali risaltano in modo palese: come effetto durevole di una vita interiore contratta e insoddisfacente, nella quale risultano delusi gli ideali e i principi fondamentali; oppure come crogiolo ardente di un amore intenso e altalenante, quasi impossibile e ormai decaduto, che provoca sconcertanti contrasti. Situazione, però, che lascia uno stretto varco a una balenante e continua speranza. pp. 64, isbn 978-88-6857-052-1


Giuseppe Panella, L’occasione della poesia. Poesie 2007-2014

Con una nota di Carlo Fini. Un’espressione di Franz Kafka appare una pertinente premessa per affrontare un tema essenziale del mondo poetico di Giuseppe Panella: «Il poeta è sempre più piccolo e più debole della media degli uomini. Per questo sente più intensamente, con più forza degli altri, la pesantezza della sua presenza nel mondo. Il suo canto, per lui personalmente, è soltanto un grido. Per l’artista, l’arte è una sofferenza dalla quale si libera in vista di una sofferenza nuova». In Giuseppe Panella il dolore si scontra continuamente con la serenità, con una prevalenza incerta fino agli ultimi versi, nei quali si afferma la spinta verso un futuro aperto alla protesta ed alla speranza. Il raro fascino di una tale ricerca lirica è affidato al cozzare di sentimenti e percezioni apparentemente contraddittorie. Il destino umano, composto di giorni tortuosi sino alla «fatal quiete», viene descritto, senza pietosi ravvedimenti, ma anche senza recidere il filo della speranza, con un linguaggio personale, sottilmente ricercato e di inconsueta eleganza. pp. 96, isbn 978-88-6857-053-8


Gianni Mussini, Rime cristiane

Rime cristiane. Apri, sfogli, e incontri raramente il nome di Dio o di Gesù Cristo. Leggi sistematicamente, e ti accorgi che tutto qui è vissuto ideologicamente, eticamente, e soprattutto sentimentalmente nella più schietta visione e interpretazione del cristianesimo. Tutto invero è sostenuto in queste pagine anche da una bravura tecnica che si esplica e sbizzarrisce su ogni tonalità. pp. 112, isbn 978-88-6857-056-9


Massimo Bettetini, La luna nel Naviglio. Milano in poesia

Con illustrazioni di Ugo La Pietra. «Milano benedetta / Donna altera e sanguigna / con due mammelle amorose / pronte a sfamare i popoli del mondo» ha scritto Alda Merini della città oggi capitale dell’Expo alla quale è dedicato questo libro in poesia.  Massimo Bettetini raccoglie poesie a partire dai navigli, perché «basta un filo di nebbia per dimenticare l’edificio di fronte / con i suoi malanni e le sue malinconie». Senza dimenticare gli omaggi precedente di poeti in musica come Lucio Dalla: «Milano tre milioni respiro di un polmone solo / che come un uccello gli sparino ma anche riprende il volo / Milano lontana dal cielo / tra la vita e la morte continua il tuo mistero». pp. 112,  isbn 978-88-6857-064-4


Rossella Frollà, Violaine

presentazione di Davide Rondoni, con incisioni di Livio Ceschin. «Gelosa del mio silenzio» è la cifra di una rivelazione nella poesia italiana, secondo Franco Loi. Il rapporto profondo e inscindibile fra natura e io interiore è il filo rosso che dà consistenza alla raccolta di versi con cui esordisce Rossella Frollà. Narra un legame fatto di vicende e sentimenti privati che diventano universali nel segno dello stupore o del sacrificio, dando voce al peso e alla profezia della condizione femminile e cantando «Delle donne, quello taciuto, pianto in segreto, sotto i tacchi di monotona cadenza… il peso». E Rossella Frollà è autrice che sposa in poesia una delle missioni che caratterizzano il pensiero di papa Francesco: «Noi siamo un ospedale da campo, fuori ci sono tanti feriti». pp. 184, isbn 978-88-6857-021-7


Paolo Senna, La giostra

Sulle orme del poeta ligure Camillo Sbarbaro, Senna ha appreso e messo a frutto che la poesia guadagna in verità quanto meglio raggiunge la seconda scena, dietro le parole (e nelle sue poesie, accanto a quella dichiarata di Sbarbaro, c’è la presenza non meno attiva di Montale, egualmente poeta dell’“oltre”). Accanto alla norma essenziale, così bene qui osservata e così, da tanti, disattesa (incapaci come sono di uscire da un sostanziale dilettantismo), che cioè i poeti debbono leggere assiduamente i poeti, un altro e egualmente produttivo dispositivo di inventio è visibile in La giostra, e cioè il suo voler essere un’opera aperta. pp. 32, isbn 978-88-6857-024-8


Giancarlo Pontiggia, Origini. Poesie 1998-2010

con un saggio di Carlo Sini. Per la prima volta esce l'opera completa di uno dei maggiori poeti degli ultimi decenni. La poetica di Giancarlo Pontiggia unisce la limpidezza dell'immagine con la ricerca antiermetica, con una comunicazione diretta con il lettore, spesso invocato ma mai banalizzato. Il volume, molto ampio, contiene sei saggi inediti sull’autore. pp. 248, isbn 978-88-6857-023-1


Nada El Hage, Veli di passione

Con testo arabo a fronte. Traduzione e cura di Valentina Colombo. Quale testimonianza giunge da Beirut, una città martoriata? Dolore, ma anche, o meglio, «l’ultimo cui si aspira (al-mubtaghi) e il fine ultimo (al-muntahi)»: è Dio, inizio e termine di tutte le cose, principale oggetto della ricerca della poetessa libanese Nadia El Hage, compiuta in una mistica solitudine. Attraverso versi ricchi di luci e colori la giovane autrice eleva la propria chiamata vibrante e assetata di Dio e lo fa con una delle voci più autentiche e uniche della letteratura araba contemporanea. pp. 128, isbn 978-88-8212-944-6


Marino Monti, Int e’ zét dal mi calér

Prefazione di Giovanni Tesio. Poesia d’occasione – in senso non banalizzabile – quella di Marino. Poesia di vita che viene dalle occasioni della vita. Poesia di un poeta sinteticamente lirico, di un poeta che ha la tipica fissità (e si dica pure fissazione) dei lirici; ossia il ritorno frequente agli stessi luoghi (in senso lato), che è poi un ritorno continuo al luogo da cui non si è mai per davvero partiti, da cui non ci si è mai veramente allontanati. Improduttivo sarebbe cercare di ingabbiare questa poesia in sezioni tematiche (anche per questo, credo, Marino non recinta i suoi temi), perché a dettarla sono sempre e solo le “occasioni”, investite di un sentimento che ne riscatta la banalità, che ne estrae l’essenza mettendone in tutta evidenza il valore, la cifra simbolica. Anche se poi in questa poesia non c’è nulla di sovrapposto, di intellettualistico, in definitiva di pretenzioso. Il suo fascino viene, al contrario, dall’estrema decenza del dire, dall’austera e pensosa evidenza delle cose, dalla mai forbita quotidianità delle “parole inventate” (ossia ritrovate). pp. 144, isbn 978-88-8212-948-4

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Alessandro Turci, L’estro delle maree. Dieci notturni

Con tavole di Héctor Navarrete. L’Estro delle maree costituisce l’esordio poetico di Alessandro Turci, nato a San Remo il 7 ottobre 1970 ma formatosi tra Milano, Parigi e Berlino. Tra la capitale tedesca e quella italiana è avvenuta la gestazione di questi dieci notturni, dove ben visibili sono le fonti d’ispirazione: la Liguria, la classicità, il fascino di un certo ermetismo e il mare. Accanto ai sonetti l’autore propone prose che vogliono svelare in controluce la filigrana dei versi, così come le dieci chine di Héctor Navarrete, l’artista nato a Córdoba-Argentina nel 1955, ne costituiscono un laconico e al tempo stesso evocativo controcanto. La scelta di pubblicare questa raccolta d’esordio è stata confortata dall’approvazione di Claudio Magris con un giudizio che può essere un invito alla lettura: «poesia strana, imprevedibile e intensa, che colpisce a fondo. Quella luce blanda, quella prudente luna e quel vento crudo e tutto quel senso d’intrepido fissare il volto e lo sgomento della vita s’incidono fortemente. Come d’altronde quei neri meriggi e quegli inverni velieri veramente s’imprimono nella memoria». Perciò questi versi chiedono d’essere ascoltati con un impegno: «non chiedere alla voce di mentire / i suoi ricordi». pp. 56, isbn 978-88-8212-952-1


Piero Ranaudo, Le vertebre del tempo

Con una nota di Ercole Pelizzone. Le poesie di Ranaudo, al di là di ogni catalogazione critica, s’impongono alla mente e al cuore del lettore per l’immediata vivezza delle immagini, per una grazia spontanea, la stessa che ci fa ammirare l’apparire improvviso di un arcobaleno dopo un acquazzone, stupefatti e al contempo grati di partecipare a un fenomeno naturale affascinante e inconsueto. «Amo i frutti della terra», confessa Ranaudo, «il respiro della terra il mio polmone»: con questo animo e con questo vigore prende vita il suo sguardo, si allertano le sue sensibilissime antenne a captare (a cantare) luci e ombre, voci e silenzi in una vita che non perde il suo sapore di scommessa e di avventura e tanto più merita di essere esplorata e vissuta con piena disponibilità, in attesa di una “rivelazione”, di una presenza, di un incontro, a cominciare da se stessi. pp. 72, isbn 978-88-8212-940-8