Lettere
EUGENIO MONTALE
19 giugno 1965
Via Bigli 11 [Milano]
Maria carissima
è la prima volta che scopro l’esistenza di questa carta da lettere
prestatami da un bidello del Corriere; ed è anche la prima volta che ti
scrivo, con poche speranze che la lettera ti venga respinta da Peglio
[sic] nel caso che tu sia già ripartita. Ed è pure la prima volta che
ricevo una tua lettera: quante prime volte!
Mi è stato caro il tuo ricordo così come mi è cara la tua amicizia, quasi
incredibili se non pensassi che tu stranamente sei salita in cattedra
senza portare barba e occhiali.
Sono molto abbacchiato perché dovrò lasciare questa casa (il boss è
tornato all’attacco) e non so nemmeno se mi convenga restare a Milano o
trasbordare a Firenze dove almeno ho il mio cimitero. È questione anche di
soldi; a Firenze guadagnerei meno e dovrei aumentare il lavoro perché la
mia pensione è molto magra. Non ho che 19 anni di “anzianità”.
Dev’essere anche la prima volta (da molti anni) che
scrivo una lettera a mano, e sono già stanco e devo smettere.
Lunedì vado a Genova per ripetere il mio discorsaccio dantesco – e poi
stop. Ho fatto Firenze, Pisa (Normale), Vicenza, Venezia (con Pound). Mi
pare che basti!
Un abbraccio dal tuo
Eusebio o Eugenio
(as you like it)
P.S. Scrivo prof sulla
busta per non farti perdere la stima dell’ufficio postale.
Gianfranco Contini
28 marzo 1966
Cara signorina Corti,
a) un rimorso, perché, pur essendo proprietario di un Ballo fin da
ierlaltro, mi sono rifiutato di leggerlo a spizzico. Sto traslocando
lentamente (per favore lo dica anche agli altri amici) in via del Pian de’
Giullari 71, e il trasferimento pare che sarà perfezionato entro Pasqua
(tra – altra – parentesi ciò rischia di compromettere la mia presenza
euganea). C’est le déménagement tout
entier à sa proie attaché.
b) E un rallegramento per le brillanti
soluzioni colombine. Sono lieto che risulti confermata la data da me
proposta a lezione; e l’identificazione con lo Scrovegno avanzata dal
Salem, ma che io non avevo accolta per mancanza di prove sufficienti. Non
mi ringrazî: quella lettura, il riconoscimento degli etnici in Padeguai
ecc. erano semmai frutti collettivi del seminario; miei mi pare che
fossero enfentiço e sengente, ma nel lavoro a n mani come si fa a
distinguere le mani? Lo scatto verso la globalità è solo Suo.
c) Infine, ma anzitutto, buon viaggio.
Cordialmente il
Suo Contini
P.S. Anche l’altro collega dell’ordinariato (seconda metà di aprile) mi
parve sedatissimo. L’ostetricia delle docenze, come saprà, fu
laboriosissima. Meno male che tutto finì bene, così che potei rinunciare
alla difesa dei miei “settoriali” versus il presunto “panromanzo” (e mi
spiacque, ma quel francese e specialmente quel provenzale ahimè offrivano
il fianco).
GIANNI BRERA
29 marzo 1974
Milano
29-3-74
Gentile Maria Corti,
non pensi male di me. Io La rispetto e venero (de bon), ma sono uno
schiavetto al carrello, ed Ella mi propone una cosa lusinghevole:
conoscerLa personalmente; e un’altra uggiosa molto, alla quale sottostarò
(ohibò) solo perché Lei me la chiede: parlare ai borromaici (se disarà
inscì?). Per il momento debbo consegnare un libro di pedate per il 25
marzo (!); un capitolo ogni settimana ai Fabbri (dispense pedatorie); 3-4
articoli al Giorno; una pagina e un pezzo di prima – quasi a braccio – al
Guerino; preparare una biografia di Riva per Lo Speciale, che uscirà a
fine maggio sulle rovine del Lombardo. – Io dunque posso offrirmi
completamente inciollito a Lei per una cena in un’osteria delle mie; non
posso pensare per il momento di andare a Pavia, città a me cara e odiosa.
Sono dunque a Sua disposizione per la cena – Via C. Cesariano 5. tel.
3182552; oppure St Ambrogio di Bosisio Parini (Como) tel. 031/865510; non
lo sono – fino ad aprile inoltrato – per la conferenza o come si chiama.
Mi scusi, Professoressa, ma non voglio portare a spasso il cane, con Lei.
Perdoni anche la grafia. Questa forma di rispetto (scrîv a man) è sadica.
Io non vado oltre certe firme (assegni, tasse, etc). Spero Ella mi
decifri. Non ho ancora visto il libro dello Stella ma ho pensato sempre
con gratitudine a Lei leggendo Fenoglio. Il partigiano Johnny mi ha fatto
grandiosa impressione. Che grosso scrittore abbiamo perduto!
Bene, Doña Maria. Io aspetto che Ella mi conceda l’onore di una cena (o di
una colazione). Rassicuri i borromaici che avranno quel che vogliono a
fine aprile.
Scusi ancora il ritardo (la sua lettera è affiorata oggi da un cumulo di
corrispondenza neppure aperta: ho vergogna ma... così sono ridotto).
Le bacio le mani molto rispettosamente. Suo
Gioânn Brera
P.S. Il Suo nome è
altolombardo o sbaglio? Di Corti ce n’è molti intorno a St Ambroeus.
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