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MARIA CORTI E
INTERLINEA:
UNA STORIA E IL SUO FUTURO
L'etā avanzata e
la malattia non impediva a Maria Corti di continuare instancabilmente la
sua attivitā intellettuale, generosissima soprattutto verso i giovani.
Questa č l'esperienza di Interlinea.
Fino alla vigilia della morte ha lungamente discusso il titolo e
l'impaginazione del lungo saggio su Un ponte tra latino e italiano
in uscita tra breve, e l'ultimo numero della sua rivista "Autografo", il
periodico del Fondo Manoscritti di Pavia, di cui ha voluto dedicare il
numero 43 alla Morte e rinascita del dialetto con inediti di
Zanzotto, Loi, Bertolani e la traduzione dialettale di Guccini di una
commedia di Plauto, tra saggi approfonditi e recensioni militanti.
Un momento, questo, particolarmente fecondo dell'ormai lungo rapporto tra
la grande studiosa e la casa editrice novarese, nato quasi per caso nel
1996 in occasione della pubblicazione del volume Parole in musica.
Lingua e poesia nella canzone italiana d'autore, per il quale la Corti
aveva scritto un curioso saggio sul rock demenziale.
Proprio nei giorni scorsi, aveva ritrovato tra le sue carte uno scritto
inedito affidatole da Clemente Rebora e, conoscendo la passione
dell'editore Roberto Cicala per il poeta (un'edizione del Curriculum
vitae del grande autore religioso era appena uscita nella collana "Lyra"
diretta non a caso anche da lei), aveva scritto di getto un ricordo
affettuoso e appassionato del suo incontro con Rebora, quando lei giovane
andava ad ascoltare le sue conferenze in San Sepolcro a Milano.
Quello sull'inedito reboriano era solo uno dei progetti elaborati da Maria
Corti con Interlinea.
Altre idee in cantiere riguardano anche la collana "Biblioteca di
Autografo", nella quale sono da poco uscite, con sua prefazione, le
inedite Non-Memorie di guerra del grande semiologo russo
Jurij Lotman e lo scorso anno, a sua cura, Poesia travestita,
il volume che raccoglie un 'gioco letterario' sulla traduzione di un testo
poetico di Eugenio Montale. L'ultima uscita da lei voluta riguarda un
saggio di Maria Rosa Bricchi su Manganelli e la menzogna
(con molti inediti).
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