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Spoken word e transessualità in versi. Le nuove sfide di “Lyra giovani”. Bookcity Milano

Dove

via Pier Lombardo 14 Milano

Quando

venerdì 16 novembre 2018
dalle 17.00 alle 18.00
I nuovi volti della poesia scelti da un grande poeta e critico. Franco Buffoni e Interlinea presentano la prima poetessa transessuale italiana e un giovane albanese trapiantato alla Giudecca. Con Franco buffoni, Giovanna Cristina Vivinetto e Julian Zhara

Con reading dalle nuove uscite Trasparenza di Maria Borio e Omonimia di Jacopo Ramonda 
e annuncio dei nuovi autori selezionati per le pubblicazioni 2019

Tag:
Vera deve morire
Julian Zhara
«Strappami la lingua madre poi / avvicina la tua bocca alla mia, / amplificami i lamenti» invita Julian Zhara dal suo locale alla Giudecca dove impasta la lingua della comunicazione quotidiana e della sua formazione (l’italiano) con quella dell’infanzia e dell’inconscio (l’albanese). Il giovane poeta all’esordio distilla «parole semplici, poche, dentro la bocca / come il picchiettìo del rubinetto / chiuso male» e sotto un titolo shakespeariano racconta «il nostro sogno vile: / amarci senza dolore». È un diario teso e palpitante di un amore maledetto che non finisce bene, vissuto e descritto con una temperatura stilistica altissima, quasi febbricitante, che al di là del finale drammatico irretisce il lettore fin dall’appello d’esordio: «ma adesso mi ascolti!»
Dolore minimo
Giovanna Cristina Vivinetto
Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere, per la prima volta in Italia, il muro del silenzioso tabù culturale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di caso letterario dell’anno. «Quando nacqui mia madre / mi fece un dono antichissimo. / Il dono dell’indovino Tiresia: / mutare sesso una volta nella vita», narra Giovanna Cristina Vivinetto, che, in questo dirompente diario in versi, confessa: «non mi sono mai conosciuta / se non nel dolore bambino / di avvertirmi a un tratto / così divisa. Così tanto parziale».


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