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Guido Quarzo e
Anna Vivarelli, torinesi, hanno scritto in coppia libri di
successo come La coda degli autosauri (Premio Il Battello a Vapore 1996),
Amico di un altro pianeta e Uomo nero, verde, blu.
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Andrea Astuto è nato a Bergamo nel
1962. Si è diplomato alla Scuola del fumetto di Milano nel 1986. Dal 1989
ha lavorato per la casa editrice Larus di Bergamo, dove si è occupato
della progettazione di libri gioco, albi da colorare, illustrazioni
didattiche e scolastiche. Nel 1994 ha aperto uno studio a Novara,
collaborando con vari editori tra cui Juvenilia, Edizioni Junior, D’Adamo
e De Agostini.
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Il cuoco che lavorava nel ristorante del porto aveva deciso di cucinare
una frittata. Si trattava però di una frittata particolare perché era
molto tardi, tutti i clienti se ne erano già andati via e quella frittata,
il cuoco voleva mangiarsela lui.
Per tutta la sera, come tutte le sere, il cuoco aveva visto dalla
finestrella della porta di cucina la gente che mangiava di gusto le
pietanze che lui aveva cucinato, e adesso gli era venuta una grande fame.
Cercò quindi una padella piuttosto larga, per fare una frittata molto
grande.
“Vediamo un po’”, pensava il cuoco, “quanto sarà grande la mia fame
misurata in centimetri... cinquanta? Sessanta? Settantacinque?... Mah!”
Per essere sicuro di non sbagliare, prese la padella più grande di tutte,
una padella così larga che quasi quasi non si riusciva nemmeno a reggerla
con le mani, e che infatti nessuno usava mai.
«La fame è tanta, la padella è grande, dovrò usare molte uova» disse, fra
sé il cuoco.
E incominciò a rompere le uova dentro una terrina.
Quando la terrina fu piena, il cuoco sbatté ben bene le uova, ma gli
sembrò che non ce ne fossero abbastanza per una padella così larga.
Prese una terrina più grande, ci travasò le uova sbattute e aggiunse altre
uova, ma continuava ad aver l’impressione che fossero poche, sicché andò
avanti un pezzo a rompere uova, sbatterle e cambiare terrina, finché non
si ritrovò a lavorare con un recipiente così grande e così pieno di uova
sbattute che non riusciva a sollevarlo.
«Forse ho esagerato», pensò il cuoco, ma senza preoccuparsi molto perché
era abituato a cucinare per centinaia di persone e non si sarebbe certo
impressionato per una frittata un poco più grande del normale. Comunque
guardò con tenerezza l’uovo che ancora teneva in mano.
«A questo ci rinuncio» ,disse, e lo posò delicatamente sul bancone: era
l’ultimo uovo rimasto in tutta la cucina.
Siccome però col crescere delle uova cresceva anche la sua fame, pensò di
aggiungere un pizzico di formaggio alla sua frittata.
Tutto allegro incominciò a grattugiare il parmigiano.
Grattugia grattugia, non gli sembrava mai abbastanza, ma il cuoco era
anche molto contento di tutto questo grattugiare: lavorava allegramente,
cantando a voce alta e muovendo perfino qualche passo di danza, così che
molto formaggio grattugiato, anziché cadere nella ciotola, si spandeva
intorno e volava qua e là.
A un certo punto il cuoco alzò gli occhi e disse: «Toh! Nevica...»
E invece era tutto formaggio
grattugiato che lui aveva sparso per la cucina. [...]
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