|
Luca
Doninelli, bresciano, nato nel 1956, è giornalista e scrittore.
Ha esordito nel 1990 con un lungo racconto (I due fratelli) e ha
poi proseguito il suo percorso d’autore mostrando sempre grande tensione
etica e scrittura lucida, intensa. Ha pubblicato racconti, romanzi e
libri-intervista. Nel 2002 è uscito da garzanti La nuova era.
|
|
Mio fratello Tobia era sempre stato un po’ scemo. Voglio dire: non è che
fosse proprio completamente scemo, però non era neanche normalissimo. Di
solito se ne stava col naso all’aria a pensare ai fatti suoi, e quando lo
chiamavamo bisognava ripetere il suo nome almeno tre volte.
«Tobia».
«Tobia!»
«Tobia!!!»
Alla terza volta si girava, tutto calmo, come se niente fosse, ci guardava
prima i piedi, poi su su per le gambe e il busto e la faccia fino alle
punte dei capelli, e alla fine sbatteva un po’ gli occhi, poi faceva:
«Eh?»
E io: «Ma come sarebbe “eh”? È un’ora che ti chiamo».
E lui: «Scusa. Non ti avevo sentito».
Il bello è che non era sordo. Era fatto così, sempre dietro qualche
pensiero senza importanza.
Poi, di tanto in tanto, d’un tratto, eccolo animarsi. Da lento che era di
solito, diventava vispo e agitato come se l’avesse morso una tarantola.
Succedeva sempre quando, ad esempio, qualcuno ci mandava a dire che
sarebbe venuto a trovarci a casa nostra. Allora eccolo tutto animato,
tutto preoccupato di mettere a posto la casa – come se non ci fosse stata,
a pensarci, nostra madre.
A quel tempo io avevo quattordici anni, Tobia dodici. Avevamo un cugino,
di nome Giuseppe, che ogni tanto veniva a trovarci. Era più grande di me
di qualche anno, Giuseppe. |