Il teatro magico di Pulcinella
Alla scoperta di Luzzati poeta
di Fulvio Panzeri

 

 

Emanuele Luzzati
La tarantella di Pulcinella
Interlinea, 2006, p. 40
euro 12

 

 

Emanuele Luzzati è uno dei grandi scenografi e pittori di oggi, che ha dedicato anche moltissima attenzione al mondo dei ragazzi, attraverso l’illustrazione di numerosi libri che sono diventati ormai dei classici. Un piccolo classico è anche La tarantella di Pulcinella. La maschera napoletana è uno dei temi che ha sempre affascinato l’arte di Luzzati, tanto che il suo Pulcinella è unico, irripetibile, quasi proverbiale, fin da quando già nel 1959 aveva realizzato uno spot pubblicitario, rimasto inedito, con lo stesso titolo. Nel 1973 realizza con Giulio Gianini un corto che gli vale la seconda nomination all’Oscar e che piace molto a Federico Fellini, il quale scrive: «Il vostro Pulcinella, pur rispettando la tradizione della maschera napoletana che lo vuole down fantasioso e canagliesco, surreale e tutto sprofondato nei problemi di sopravvivenza animalesca, racconta soprattutto il dramma grottesco e straziante di un uomo che vuole con tutte le sue forze essere libero. Non è così?» L’anno dopo, con testo di Luzzati, su musica di Gino Negri, La tarantella di Pulcinella va in scena alla Piccola Scala e in quegli anni diventa anche un libro pubblicato dalla Emme Edizioni. Un ‘‘classico”, quindi, che ora ritorna in libreria in un’edizione di Interlinea, in cui il testo è stato tutto ridisegnato e ci presenta un esempio preciso di quella tradizione della poesia popolare legata al mondo dei cantastorie che racconta usando le rime: un tipo di testo legato soprattutto al teatro, alla dimensione orale della parola che è tutto da riscoprire. Questa avventura ci porta nel mondo magico e buffo dei sogni, con i suoi scherzi del destino, le mitologie della povertà, i desideri di ricchezza e l’ingordigia che ti spinge a volere sempre di più per poi ritrovarti con un pugno di mosche. L’eccezionalità dei disegni di Luzzati nel mettere in scena il prodigioso che avanza attraverso il racconto dell’avventura di Pulcinella che pesca un pesce e con lui fa un patto, quello di non ucciderlo, in cambio di veder soddisfatto ogni suo desiderio, è indiscutibile, tale da creare un continuo rimando tra i versi della storia e la sua rappresentazione iconica usando quella tecnica che unisce disegno e découpage e che in Luzzati è diventata segno distintivo. Sara Cortellazzo, in un saggio sul cinema di Gianini e Luzzati ha messo in evidenza come «le loro opere sembrano sollevare il sipario dell’immaginazione, aprendosi al mondo della fiaba e a quello della tradizione popolare, ma nel contempo rivisitandoli con sottile spirito ironico e leggero distacco critico». La tarantella di Pulcinella è senz’altro uno degli esempi più riusciti di questa dimensione che unisce “teatralità” e viaggio nel fiabesco, offrendo soprattutto l’immagine di Luzzati come di un artista completo e poliforme, che sa essere al contempo poeta della storia, scenografo, regista, in un’unità e in un’idea che è quella del teatro popolare che ha sempre fatto uso delle grandi maschere, rileggendole continuamente, come fa qui Luzzati, ma che si è anche sempre affidato alla voce di una poesia non convenzionale, quella che viene dal popolo e ad esso ritorna. Come nei versi seguenti:

«Forse ho sognato; forse son matto
oppure è una storia inventata dal gatto».
Dormono i bimbi, il gatto è in cantina,
la moglie frigge qualcosa in cucina
c’è un bel pesce in quella padella. . .
Il mondo e buffo, la vita è bella,
ma sembra tutto una tarantella...

Tarantella tarantella
tarantella di Pulcinella
cos’è mai questa storiella?
Forse un sogno, o una magia?
Io non so che cosa sia,
ma dite la vostra io ho detto la mia.
E se la vostra sarà più bella
vi darò una caramella.

Pubblicato su "Biblioteche oggi", settembre 2006

 

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