Luca Doninelli
Tobia e Giuseppe
illustrazioni di Antonio Ferrara
pp. 32, euro 5, Isbn 978-88-8212-377-2

Tobia è un bambino come tanti, nella Palestina di 2000 anni or sono: solo un po’ più pensieroso e originale degli altri. E, più degli altri, è un bambino dotato di un intuito straordinario per le cose importanti. E così sarà lui il primo a capire che a Betlemme, in una fredda notte d’inverno, è successo un fatto davvero speciale…

  
L'AUTORE

Luca Doninelli, bresciano, nato nel 1956, è giornalista e scrittore. Ha esordito nel 1990 con un lungo racconto (I due fratelli) e ha poi proseguito il suo percorso d’autore mostrando sempre grande tensione etica e scrittura lucida, intensa. Ha pubblicato racconti, romanzi e libri-intervista. Nel 2002 è uscito da garzanti La nuova era.
 

L'ILLUSTRATORE

Antonio Ferrara, pittore, napoletano di Portici, viva da anni a Novara. Ha illustrato per Interlinea numerosi libri per ragazzi e per adulti. Ha pubblicato proprie storie con Fatatrac e Falzea.
 

ETÀ CONSIGLIATA
  Dai 9 anni.
 
UN BRANO DEL LIBRO

Mio fratello Tobia era sempre stato un po’ scemo. Voglio dire: non è che fosse proprio completamente scemo, però non era neanche normalissimo. Di solito se ne stava col naso all’aria a pensare ai fatti suoi, e quando lo chiamavamo bisognava ripetere il suo nome almeno tre volte.
«Tobia».
«Tobia!»
«Tobia!!!»
Alla terza volta si girava, tutto calmo, come se niente fosse, ci guardava prima i piedi, poi su su per le gambe e il busto e la faccia fino alle punte dei capelli, e alla fine sbatteva un po’ gli occhi, poi faceva: «Eh?»
E io: «Ma come sarebbe “eh”? è un’ora che ti chiamo».
E lui: «Scusa. Non ti avevo sentito».
Il bello è che non era sordo. Era fatto così, sempre dietro qualche pensiero senza importanza.
Poi, di tanto in tanto, d’un tratto, eccolo animarsi. Da lento che era di solito, diventava vispo e agitato come se l’avesse morso una tarantola. Succedeva sempre quando, ad esempio, qualcuno ci mandava a dire che sarebbe venuto a trovarci a casa nostra. Allora eccolo tutto animato, tutto preoccupato di mettere a posto la casa – come se non ci fosse stata, a pensarci, nostra madre.
A quel tempo io avevo quattordici anni, Tobia dodici. Avevamo un cugino, di nome Giuseppe, che ogni tanto veniva a trovarci. Era più grande di me di qualche anno, Giuseppe.

  
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