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Un altro mondo: le colline
[…] Per un uomo della pianura, come sono io, il mondo delle colline è
storicamente un altro mondo, che incomincia al di là del Po. Il Po è, da
sempre, un confine ideale, oltre che geografico, tra realtà contigue e non
assimilabili: quella appunto della pianura, del riso, dei pioppeti, delle
acque sorgive, e quella della vite e della collina. La città di Casale,
che si trova in pianura ma dall'altra parte del fiume, è il luogo dove le
due realtà si incontrano e si confrontano da sempre, così come
Istambul-Costantinopoli è il luogo dove si incontrano e si confrontano
Europa e Asia; è la nostra piccola Costantinopoli padana.
Il mondo delle colline ha un respiro suo proprio, che non è lo stesso
respiro della pianura e di nessun altro luogo, e che di là dal Po si
percepisce un po' dovunque, ma soprattutto in prossimità dei canneti. Il
canneto, quando io ero ragazzo, era la parte più segreta di ogni vigna e
l'elemento più misterioso del paesaggio collinare; per chi ci entrava, era
la porta d'ingresso di un altrove che – come la siepe di Leopardi –
comunicava direttamente con i concetti assoluti: il tempo, l'eternità,
l'infinito...
La religione del buon vino, fortunatamente, ha ancora molti seguaci nel
mondo delle colline: non solo tra i bevitori, ma anche tra i produttori.
Nel mondo delle colline ci sono antichi castelli con grandi muraglioni un
po' scrostati, su cui crescono i più bei capperi che sia dato vedere.
Ho detto che nei paraggi dei canneti e dei pozzi si incontrano l'infinito
e la morte, e si avverte il respiro profondo del mondo delle colline. Ma
le colline hanno anche un'anima, che qualche volta prende corpo nelle loro
viscere e che è un' entità a mezza strada tra l'animale e la pietra: è un
vegetale, un tubero. È il tartufo. […]
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