Brani di Sebastiano Vassalli dal libro Il mio Piemonte


Il paesaggio della risaia
Il paesaggio del Piemonte è stato profondamente modificato dall'uomo nel corso dei secoli; e la causa di questa trasformazione è la coltivazione del riso. Chi, oggi, si trova a viaggiare, in treno o in automobile, tra Torino e Milano, vede intorno a sé una pianura piatta e verde come un tavolo da biliardo, divisa in tanti riquadri che ancora pochi decenni or sono erano più piccoli e avevano forme irregolari, mentre ora si estendono a perdita d'occhio e sono quasi sempre dei perfetti rettangoli. Una sola risaia, grazie alle macchine moderne di cui dispongono gli agricoltori, può estendersi per molti ettari senza che l'acqua sia più profonda in alcuni punti e meno in altri, o che tenda a ristagnare. È quasi impossibile, oggi, immaginare com’era la pianura del riso cinquecento anni fa, quando questo tipo di coltivazione ancora non esisteva.[…]
Quando noi pensiamo alle risaie, di solito pensiamo al loro momento più poetico e al loro aspetto più bello: a quella stagione primaverile, tra aprile e maggio, in cui la “Bassa” si riempiva d'acqua e le risaie tutte insieme diventavano un mare, che rifletteva le stelle e le Alpi cariche di neve. Quella stagione durava poco meno di un mese: poi, lo specchio dell'acqua incominciava a coprirsi di verde, e poi ancora, nel volgere di pochi giorni o di poche settimane, si vedeva soltanto più il riso. Il mare si trasformava in un’immensa prateria e la prateria incominciava a popolarsi di rane: che nella prima fase della loro vita si chiamano “girini” e sono animali esclusivamente acquatici, come i pesci. L’acqua delle risaie, dove si riflettevano le stelle e le montagne, vista da vicino un tempo pullulava di girini, così come la risaia-prateria pullulava di rane. […]
 

       
  

 
© Brani tratti da Il mio Piemonte di Sebastiano Vassalli, Interlinea 2002


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