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Il paesaggio della risaia
Il paesaggio del Piemonte è stato profondamente modificato dall'uomo nel
corso dei secoli; e la causa di questa trasformazione è la coltivazione
del riso. Chi, oggi, si trova a viaggiare, in treno o in automobile, tra
Torino e Milano, vede intorno a sé una pianura piatta e verde come un
tavolo da biliardo, divisa in tanti riquadri che ancora pochi decenni or
sono erano più piccoli e avevano forme irregolari, mentre ora si estendono
a perdita d'occhio e sono quasi sempre dei perfetti rettangoli. Una sola
risaia, grazie alle macchine moderne di cui dispongono gli agricoltori,
può estendersi per molti ettari senza che l'acqua sia più profonda in
alcuni punti e meno in altri, o che tenda a ristagnare. È quasi
impossibile, oggi, immaginare com’era la pianura del riso cinquecento anni
fa, quando questo tipo di coltivazione ancora non esisteva.[…]
Quando noi pensiamo alle risaie, di solito pensiamo al loro momento più
poetico e al loro aspetto più bello: a quella stagione primaverile, tra
aprile e maggio, in cui la “Bassa” si riempiva d'acqua e le risaie tutte
insieme diventavano un mare, che rifletteva le stelle e le Alpi cariche di
neve. Quella stagione durava poco meno di un mese: poi, lo specchio
dell'acqua incominciava a coprirsi di verde, e poi ancora, nel volgere di
pochi giorni o di poche settimane, si vedeva soltanto più il riso. Il mare
si trasformava in un’immensa prateria e la prateria incominciava a
popolarsi di rane: che nella prima fase della loro vita si chiamano
“girini” e sono animali esclusivamente acquatici, come i pesci. L’acqua
delle risaie, dove si riflettevano le stelle e le montagne, vista da
vicino un tempo pullulava di girini, così come la risaia-prateria
pullulava di rane. […]
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