Il tuo browser non supporta JavaScript!

Fragilissima, duratura è Poesia. Intervista a Franco Buffoni

«Il criterio di fondo adottato per la scelta degli autori della collana “Lyra Giovani” è coniugare due obiettivi: l’alta qualità nella ricerca e l’innovazione radicata nella tradizione. Il giovane autore pubblicato in questa collana deve aver studiato e deve conoscere la storia della poesia italiana, oltre a quella latina e qualche letteratura straniera, deve averle introiettate, ma deve poi essere in grado di rinnovare tutto questo con un dettato proprio, con un’autonomia di tipo estetico. Non è facile, è una bella pretesa, lo ammetto». Così Franco Buffoni parla di "Lyra giovani" e del valore della poesia per Interlinea.
Link all'articolo
Tag:

Vera deve morire

di Julian Zhara

editore: Interlinea

pagine: 64

«Strappami la lingua madre poi / avvicina la tua bocca alla mia, / amplificami i lamenti» invita Julian Zhara dal suo locale alla Giudecca dove impasta la lingua della comunicazione quotidiana e della sua formazione (l’italiano) con quella dell’infanzia e dell’inconscio (l’albanese). Il giovane poeta all’esordio distilla «parole semplici, poche, dentro la bocca / come il picchiettìo del rubinetto / chiuso male» e sotto un titolo shakespeariano racconta «il nostro sogno vile: / amarci senza dolore». È un diario teso e palpitante di un amore maledetto che non finisce bene, vissuto e descritto con una temperatura stilistica altissima, quasi febbricitante, che al di là del finale drammatico irretisce il lettore fin dall’appello d’esordio: «ma adesso mi ascolti!»

Dolore minimo

di Giovanna Cristina Vivinetto

editore: Interlinea

pagine: 148

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere, per la prima volta in Italia, il muro del silenzioso tabù culturale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di caso letterario dell’anno. «Quando nacqui mia madre / mi fece un dono antichissimo. / Il dono dell’indovino Tiresia: / mutare sesso una volta nella vita», narra Giovanna Cristina Vivinetto, che, in questo dirompente diario in versi, confessa: «non mi sono mai conosciuta / se non nel dolore bambino / di avvertirmi a un tratto / così divisa. Così tanto parziale».

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.