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“Un bambino per sempre”: Testori tra arte e fede
Meditazioni, memorie e discorsi
appassionati a volte provocatori legati al Natale. Giovanni Testori è
stato narratore attento, poeta, drammaturgo, critico d’arte ed è proprio
da questo ricco bagaglio che prendono forma le pagine di Un bambino
per sempre, pagine
sorprendenti
che nascono dall’osservazione attenta del mondo, da un incontro personale,
ma anche dalla visita di Giovanni Paolo II al carcere di Rebibbia o dalla
contemplazione di un’opera d’arte o una cappella del Sacro Monte di
Varallo. In tutto questo Testori intravede il messaggio che ci viene dal
bambino nato duemila anni fa, un messaggio nitido, indelebile, che resiste
alla corrosione di una società che troppo spesso si specchia nella vanità
di se stessa. Ecco un brano: «Del resto, proprio questo sembra suggerirci
Giovanni Paolo II col suo dedicare ai carcerati, cioè ai meno “perdonati”
degli uomini, la sua visita natalizia extra moenia: tanto più, quanto più
fra i carcerati che egli ha chiesto di poter vedere si trova il suo
attentatore; e questo, per potergli offrire direttamente il perdono che,
pure, gli diede subito dopo che ebbe compiuto il gesto nefando. Col Natale
di Cristo, Dio offre all’uomo il suo perdono; e l’offre per tutto il prima
della storia, per tutto il presente d’allora e per tutto il futuro di poi.
Dunque, il perdono come atto, in assoluto, natalizio; come atto di
rinascita; anzi, di nuova, continua nascita. Questo, nel doppio senso: di
perdono chiesto e di perdono offerto. Se vale, a questo punto,
l’esperienza di chi scrive, vorremmo dire che d’una cosa soprattutto ci
sentiamo rattristati appena ci volgiamo indietro per dar giusta misura
alla cenere della nostra vita: di non aver chiesto abbastanza perdono a
Dio e di non averlo mai abbastanza offerto ai nostri fratelli. Il gesto di
Giovanni Paolo II diventa esemplare; e stimola, col senso di colpa per
tutto il perdono non chiesto e non dato, il bisogno di quella richiesta e
di quell’offerta; le quali vivono in inscindibile reciprocità; quella
reciprocità d’amore che è vera nascita; quella nascita per cui anche
l’ultimo giorno di vita può essere il primo; quella nascita d’amore in cui
veramente consiste il Natale di Cristo; e, per diretta conseguenza, il
Natale di tutti gli uomini venuti, prima, durante e dopo di Lui».
Giovanni Testori, Un bambino per sempre,
a cura di Fulvio Panzeri e Valerio Rossi, pp. 96, euro 10.
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I ricordi di Rigoni Stern, il robot di Vassalli
e quei “piedini nudi”…
Quel Natale
nella steppa di Mario Rigoni Stern è senza dubbio il best seller
della collana di libri sul Natale “Nativitas”. La scrittura dell’autore
del celebre Il sergente della neve, precisa e rigorosa, rievoca un
mondo che sta scomparendo. Mario Rigoni Stern raccoglie immagini,
impressioni e figure legate al Natale, tra ricordi di guerra e
ambientazioni in angoli suggestivi dell’altopiano di Asiago. Tra gli altri
maestri del racconto come non segnalare Sebastiano Vassalli con Il
robot di Natale, storie disincantate immerse nella
contemporaneità, come quella dell’uomo morto davanti alla tv il giorno di
Natale e scoperto cinque anni dopo o quella dell’epopea del primo robot
inviato su Marte. Infine consigliamo il Natale di Anna Maria Cànopi,
abbadessa all’isola di San Giulio, che con i suoi Piedini nudi
ci parla con amore e dolcezza, ma anche con intensità e certezza, dei
suoi Natali degli anni di guerra.
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La stella dei magi secondo Luzzati
In ricordo di Emanuele
Luzzati, artista poliedrico di fama internazionale venuto a mancare nel
gennaio del 2007 con un desiderio che ora si esaudisce, Interlinea
pubblica in nuova veste grafica di grande formato (come già aveva fatto
per il volume sulle avventure boiardesche di Orlando Dell’amore,
dell’avventura) una delle sue ultime e più commosse opere, La
stella dei re magi.
Scriveva Luzzati nel licenziare questo lavoro: «Ho rappresentato molte
volte i re magi, affascinato dalla loro storia pur non essendo di
religione cristiana. Fin da piccolo questi personaggi hanno stimolato la
mia fantasia: per la loro provenienza dal lontano Oriente, per il lungo
viaggio, per la regalità, per i doni. Ora, dopo un’intera vita di simpatia
verso di loro, mi è sembrato bello dedicargli le tavole di questo libro,
che ne ricostruisce l’avventura. Sono uomini come noi anche se sono re, e
si mettono in cammino con grande umiltà, per conoscere ciò che non sanno».
L’autore si ispira a diversi testi, spesso poco conosciuti e curiosi. Sono
frammenti, dall’antichità a oggi, che ricompongono il loro viaggio
lunghissimo, la loro magia: tra di essi i manoscritti del XV secolo che
raccontano avvistamenti di stelle e stranezze esotiche dei palazzi dei
magi, un auto sacramental del 1150 in cui Gaspare si interroga
sulla provenienza della stella, una poesia di Eliot che narra lo
straordinario viaggio dei tre re, un estratto di Ben Hur in cui si
descrive il loro ingresso a Gerusalemme, una lettura dal Vangelo
secondo Matteo che racconta il turbamento di Erode, due battute di un
dialogo prese da un dramma di Lope de Vega, in cui sembra quasi di
assistere alla nascita di Gesù Cristo.
Le stupende illustrazioni accompagnano i testi, fondendosi con essi in
modo sorprendente e nuovo, e convogliando un’immagine del Natale piena di
magia, stoffe colorate e versi bellissimi e profondi.
Luzzati, nato a Genova nel 1921, è
stato pittore, ceramista, scenografo e ha ricevuto due nomination agli
Oscar per i film di animazione con La gazza ladra del 1964 e, dieci
anni dopo, Pulcinella, di cui Interlinea ha pubblicato l’ultima
edizione, oltre ad Alì Babà e i quaranta ladroni e Filastrane.
Storie di rane, un omaggio alla collana “Le rane” di cui è stato uno
degli amici e consiglieri.
Emanuele Luzzati, La stella dei re magi,
pp. 48 a colori, euro 18.
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Itinerari d’arte con i piccoli scrigni di “Nativitas”
I piccoli
volumetti dedicati al Natale della collana “Nativitas” riservano
un’attenzione particolare all’arte. È il caso di Le mie natività
in cui l’indimenticato critico d’arte Federico Zeri ci accompagna alla
scoperta di quanto sia artistico il mistero del Natale attraverso dodici
capolavori da Botticelli a Correggio, da Tintoretto a Tiepolo. Altre
splendide tavole a colori in La natività di Albrecht Dürer,
in cui le immagini diventano ancor più evocative grazie a un testo di Lope
De Vega sulla nascita di Cristo. Una dettagliata panoramica sull’arte
presepiale è invece offerta da Presepi italiani artistici e popolari,
un itinerario di Luciano Zeppegno che ripercorre le arti e le usanze delle
varie regioni con un’interessante sezione fotografica e uno spazio
dedicato alle tecniche di scultura, bassorilievo, terrecotte, stucchi…
Altro classico della collana è Il Natale di Francesco d’Assisi
illustrato da Giotto: intorno all’episodio dell’invenzione del
presepio da parte di Francesco a Greccio, nel 1223, sono raccolte le
pagine più suggestive della tradizione con le immagini degli affreschi di
Giotto nella basilica di Assisi. Sempre attingendo a Giotto ci spostiamo
nella cappella degli Scrovegni di Padova: La Natività della cappella
degli Scrovegni è un omaggio a questo capolavoro della pittura del
Trecento. Un poeta di oggi, Mario Luzi, ha offerto un testo lirico per
svelare le meraviglie di questo capolavoro in seguito ai restauri che
l’hanno riportato allo splendore di un tempo. Il percorso artistico fa
tappa anche nelle Marche per scoprire L’adorazione dei Magi
di Gentile da Fabriano, con una serie di particolari fotografici che fanno
risaltare colori, ori e gusto dell’epoca, accompagnati da un testo di
teatro sacro fiorentino del ’400. Chiude il nostro itinerario d’arte
Natale all’Ambrosiana in cui il grande biblista Gianfranco
Ravasi compone, attraverso parole e immagini, un augurio natalizio
originale e diverso dal solito. |