Interlinea srl Edizioni - Notiziario

 
 
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   SOMMARIO
   
  • In fiera a Torino con un programma ricco di iniziative
  • Le novità di primavera in libreria
  • Il nuovo premio Pulitzer scrive canzoni come canta - Parole nel vento, la nuova raccolta di saggi inediti su Bob Dylan
  • I Frammenti lirici di Clemente Rebora in una ponderosa edizione commentata per la collana Lyra
  • La storia della rana ballerina, nuovo albo targato Quentin Blake
  • Le avventure del cavalier Mastino di Guido Quarzo
  • Intervista ad Anna Lavatelli - La scrittrice, già premio Andersen, in libreria con Maso Ciucciamaso per i primi lettori
  • Con “Amico libro” le biblioteche scolastiche incontrano i libri di Interlinea
  • Virginia Galante Garrone e la scuola che non c’è più (in tram)
  • Caro Cagna… Caro Faldella… Interlinea pubblica il secolare carteggio tra i due scapigliati piemontesi
  • La mafia spiegata ai giovani - Intervista a Massimo Savastano, autore di Il sangue non sporca i giusti
  • Storie di passioni tra amori, peccato e ricerca di riscatto - Intervista a Paolo Pomati, autore di Macchine
  • Club Amici di Interlinea, dolci novità in arrivo…
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    In fiera a Torino con un programma ricco di iniziative
    Lingotto Fiere, Padiglione 3, stand R71: se volete, siamo lì. E ci siamo con l’entusiasmo di sempre, con un nuovo stand, con le novità fresche di stampa. È questa la carta di identità che Interlinea presenta ancora una volta in occasione della Fiera Internazionale del Libro di Torino, l’imponente kermesse dell’editoria italiana in calendario dall’8 al 12 maggio. Un appuntamento importante, quest’anno il tema scelto è stato quello della bellezza, con la novità del Paese ospite d’onore, Israele, al quale saranno dedicati incontri e approfondimenti con gli autori più rappresentativi. Per noi, come ogni anno, uno spazio per presentare i nostri libri, ma insieme uno spazio “parlante”, che comunica un’idea di cultura, intesse relazioni ed esprime punti di vista. Un luogo per incontrare i nostri lettori, i librai, i bibliotecari, gli autori, per ascoltare le loro osservazioni e i loro consigli. Oltre allo stand non mancheranno le presentazioni e gli eventi per proporre le nostre novità editoriali, tra cui un libro di saggi su Bob Dylan, i Frammenti lirici di Clemente Rebora in versione commentata, il libro sulla mafia di Savastano e altri. Per incentivare ancor di più la lettura per chi acquisterà un nostro libro ce ne sarà un altro in omaggio. Inoltre un esclusivo sconto del 20% per tutti coloro che si presenteranno al nostro stand con la newsletter Interlinea in cui è indicato il buono sconto.
     
    Giovedì 8 maggio
    Ore 10
    Sala Arancio
    Passioni e libertà. Libri su mafia, prostituzione e spiritualità
    Presentazione dei libri di Massimo Savastano (Il sangue non sporca i giusti), Maria Adele Garavaglia (Grido silenzioso) e Paolo Pomati (Macchine. Storie di passioni)
    Gli autori saranno presentati da Roberto Cicala
    Venerdì 9 maggio
    Ore 13.30
    Bookstock village
    Le sfide del cavalier Mastino
    Letture e attività sul libro Mastino e Biancaluna di Guido Quarzo
    Con l’animazione di Pietro Di Legami
    Sabato 10 maggio
    Ore 10.30 Spazio autori Calligaris
     
    Partenza da via Bertola 10 a Torino - Ore 16.30
     
    Premio letterario Città di Chieri - Cerimonia di premiazione e presentazione della raccolta di poesie Di terra in aria di Adriano D’Aloia, con la partecipazione di Davide Rondoni
     
     
    Interlinea a Fahrenheit tram
    In viaggio su un tram storico per le vie di Torino ospiti della trasmissione Fahrenheit di Rai Radio Tre per parlare del libro Dopo il fiore di Virginia Galante Garrone.
    La partecipazione all'iniziativa è gratuita.
    Lunedì 12 maggio
    Ore 13.30
    Bookstock village
    La sfida delle Rane
    Letture e attività sul libro La storia della rana ballerina di Quentin Blake
    Con l’animazione di Alessandra Alva
    Lunedì 12 maggio
    Ore 19
    Sala Avorio
    Il passo della salita
    Presentazione del libro di Beppe Mariano
    Con l’autore intervengono Giorgio Bárberi Squarotti e Valter Boggione
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    Le novità di primavera in libreria
    Sono tante e per tutti i gusti le novità in libreria che Interlinea propone nella primavera 2008 e tutte hanno come comune denominatore quello della qualità. Da pochi giorni è uscita una splendida raccolta di saggi inediti su Bob Dylan Parole nel vento a cura di Alessandro Carrera, mentre per la poesia è in libreria l’attesissima edizione commentata dei Frammenti lirici di Clemente Rebora a cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti.
    Nella collana “Passio” stanno avendo grande successo il libro che “spiega” la mafia ai giovani Il sangue non sporca i giusti di Massimo Savastano con gli interventi dei procuratori antimafia Piero Grasso e Lucio Di Pietro e un’intervista a monsignor Antonio Riboldi vescovo di Acerra e il romanzo d’esordio di Paolo Pomati Macchine. Storie di passioni, con la presentazione di Laura Bosio: nella storica cornice della processione religiosa delle Macchine si intrecciano le vicende di personaggi in bilico tra peccato, redenzione e ricerca di sé.
    L’attenzione per la letteratura della memoria trova due capitoli importanti con la pubblicazione di Dopo il fiore, libro postumo di Virginia Galante Garrone dedicato alla scuola di un tempo e al prezioso carteggio Cagna-Faldella, omaggio ai principali esponenti della Scapigliatura piemontese, entrambi pubblicati nella collana “Biblioteca del Piemonte orientale”.
    Anche le storie dedicate ai piccoli lettori nella collana “Le rane” vedono importanti novità: Quentin Blake (il celebre illustratore dei capolavori di Roald Dahl) è l'autore di un nuovo albo La storia della rana ballerina. In libreria anche due libri di lettura: si tratta di Maso Ciucciamaso di Anna Lavatelli con illustrazioni di Antongionata Ferrari e di Mastino e Biancaluna di Guido Quarzo con i disegni di Nella Bosnia.
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    Il nuovo premio Pulitzer scrive canzoni come canta
    Parole nel vento, la nuova raccolta di saggi inediti su Bob Dylan
    Alessandro Carrera ha selezionato dodici magistrali saggi, tutti inediti in Italia, attraverso i quali vengono scandite le tappe della straordinaria carriera di Bob Dylan. Dal primo profilo dylaniano apparso sul “New Yorker” nel 1964, fino a un saggio su Dylan come maestro dell’arte della memoria, pubblicato nel 2006; ne emerge un ritratto multiplo ed esteso nel tempo, la biografia intellettuale a più voci di uno dei più significativi artisti del nostro tempo.
    Dylan, recentemente premiato con il premio Pulitzer, sarà in Italia nel mese di giugno per tre concerti a Bergamo, Aosta e Trento. In Parole nel vento (Interlinea) Alessandro Carrera ha raccolto e tradotto i migliori saggi di critica musicale inglese e americana su Dylan: da Ralph J. Gleason uno dei fondatori di “Rolling Stone” ad Alex Ross, critico musicale del “New York Times”, fino a Ellen Willis, giornalista moglie di Stanley Aronowitz che favorì l’incontro tra Dylan e i Beatles, solo per citarne alcuni. Ne emerge un ritratto multiplo ed esteso nel tempo. Completa il libro un interessante saggio di Carrera sulla traduzione della canzoni di Dylan e sulla difficoltà di renderne il significato in Italiano, non traducendo alcune parole dal particolare potere evocativo.
     
    L’intervista che Ugo Bacci dell’“Eco di Bergamo” ha realizzato ad Alessandro Carrera
     
    «Il ritorno del menestrello: Bob Dylan, in Italia a giugno per tre concerti, è protagonista del libro curato da Carrera per Interlinea» (La Stampa)
     
    «Un autore nel quale tutta la scrittura è riassunta nella voce; anzi nelle voci, perché Dylan ne ha molte, una per ogni frase della sua carriera» (Europa)
     
    «Ecco in Italia gli studi Usa su Bob Dylan, Carrera ha tradotto e raccolto i migliori saggi di critica musicale inglese e americana» (Avvenire)

     

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    I Frammenti lirici di Clemente Rebora in una ponderosa edizione commentata per la collana Lyra
    Per la prima volta un’opera poetica del Novecento è spiegata con un commento tanto esteso, tra lingua stile e filologia, nella convinzione che sia l’«amore della parola» a far parlare il testo in tutte le sue implicazioni, rendendo conto anche dei passaggi più ardui e svelandone i più nascosti tesori. I Frammenti lirici di Clemente Rebora (secondo Contini una delle «personalità importanti dell’espressionismo europeo»), usciti nel 1913 in pieno clima vociano, sono la grande avventura di un giovane che vuole misurarsi con il mondo degli affetti, delle idee, delle parole, dei suoni, e tutto fondere a tentare una verità percepibile ma non sempre rivelabile. Come scrive nel primo frammento: «Qui nasce, qui muore il mio canto: / E parrà forse vano / Accordo solitario; / Ma tu che ascolti, rècalo / Al tuo bene e al tuo male: / E non ti sarà oscuro». Edizione commentata a cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti con la collaborazione di Matteo Munaretto.
    Lyra 30, pp. 864, euro 36, ISBN 978-88-8212-610-0

     

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    La storia della rana ballerina, nuovo albo targato Quentin Blake

    Quentin Blake è uno dei più noti illustratori e autori di libri per l’infanzia a livello mondiale. Ha collaborato con i maggiori scrittori inglesi per ragazzi, tra i quali non si può non citare Roald Dahl. Nel 2002 ha vinto il premio Andersen per l’illustrazione, il maggiore riconoscimento internazionale per autori di libri per l’infanzia. In Inghilterra è ormai considerato un’istituzione.
    Interlinea pubblica La storia della rana ballerina, un albo illustrato per bambini dai 5 anni in su e alla Fiera del libro di Torino presenterà il libro con un divertente laboratorio “La sfida delle rane” dedicato a tutti i bambini (lunedì 12 maggio alle 13.30 presso il Bookstock village della Fiera del libro di Torino).
     
    La trama: Geltrude, rimasta sola dopo la scomparsa del marito, un ufficiale della marina inglese, perde la speranza e la voglia di vivere: tutto cambia, però, grazie all’incontro fortuito con George, una rana molto speciale e con una passione per il ballo. Insieme a lei Geltrude frequenterà i teatri più importanti d’Europa, arrivando infine perfino negli Stati Uniti... La storia avventurosa di una grande amicizia.
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    Le avventure del cavalier Mastino di Guido Quarzo
    Un’avventura che cattura il piccolo lettore, tra paure e cavalieri. Il terribile Mastino di Pietralarga corre a perdifiato in sella al suo cavallo, senza curarsi di orti, vigne, torrenti e sentieri. Ma dove sta andando? Alla ricerca della paura, come ha promesso a Biancaluna, la donna di cui si è innamorato. Ma il problema è che Mastino non ha proprio paura di niente, o almeno così sembra, finché, tra eremiti senza memoria e frati volanti, turchi e maialini, uomini neri e santi, non arriva al convento di Bellovento…
    Il libro di Guido Quarzo Mastino e Biancaluna sarà presentato alla Fiera del libro di Torino con un laboratorio e le animazioni di Pietro Di Legami (venerdì 9 maggio, ore 13.30, al bookstock village).
     

    Un brano del libro: Un veloce cavaliere, forse per coraggio, forse per pazzia o forse per amore che è un po' l'una e l'altra cosa, attraversava la campagna. Era diretto al convento di Bellovento. Ci andava di fretta e non si fermva mai, e quando aveva fame passava attraverso un'aia come vento di tempesta e afferrava al volo una gallina imprudente e poi sempre di gran carriera senza scendere da cavallo né rallentare l'andatura se la mangiava cruda penne zampe e ossa che crocchiavano fra i denti oh come è terribile a dirsi tutto ciò (ora, lettore, puoi tirare il fiato).
    Solo i maiali salvava, salutandoli come fratelli, uniche creature a cui regalasse un sorriso (un mezzo sorriso).
    Oh ma più terribile ancora è pronunciare il nome del veloce cavaliere. Perché egli era Mastino di Pietralarga, l'uomo più cattivo mai comparso sulla bella faccia della terra.

     
    «La fiaba leggenda messa in pagina da Quarzo è mossa e gustosa, composta da mille figuri di antiche memorie e retta da un personaggio tanto determinato, saldo, caparbio e irruento da esser quasi romantico» (Andersen)
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    Intervista ad Anna Lavatelli
    La scrittrice, già premio Andersen, pubblica Maso Ciucciamaso per i primi lettori
     
    Anna Lavatelli è una delle più note scrittrici per l’infanzia. Ha vinto molti premi, tra i quali quello del Battello a Vapore nel 1993 e il premio Andersen-Baia delle Favole nel 2005 come migliore autrice italiana con Bimbambel (Interlinea). Da pochissimi giorni è uscito il suo nuovo libro Maso Ciucciamaso, una bella storia dedicata ai primi lettori.
      
    Come è diventata scrittrice?
     Direi per caso. Un’amica mi ha segnalato un concorso per opere inedite di letteratura giovanile. Io avevo un manoscritto, l’ho mandato e ho vinto il primo premio, che era la pubblicazione. Forse senza quella casualità, adesso continuerei a scrivere per me stessa, per soddisfare un piacere e basta.
     Prima di diventare scrittrice lei ha lavorato come insegnante: che importanza ha avuto nel suo percorso letterario il contatto con i ragazzi e con il mondo della scuola?
     Insegnare è stato un modo per comprendere quanto sia difficile trasmettere le passioni, insieme alle nozioni che si insegnano. E anche per constatare quanto la routine possa soffocare le passioni che sono dentro di te. Io amavo soprattutto la letteratura, o dovrei dire meglio la lettura, e il mio modo di uscir fuori dalla gabbia dei programmi è stato quello di fare a meno dei libri di testo e di lavorare con la narrativa (non scolastica, ovviamente). Combattere la pigrizia mentale che il libro di testo in qualche modo incoraggia,  mi ha permesso di esplorare la letteratura giovanile insieme ai miei alunni e di motivarmi più fortemente al lavoro. Ma la scuola non è una palestra per lo scrittore. La vita dei bambini va ben oltre le mura della scuola ed è quella la parte narrativamente  più interessante.
     Come nasce e si sviluppa l’idea per un suo libro?
     L’idea arriva da sola, e di solito è un fatto o una situazione che mi incuriosisce, anzi, che provoca la mia attenzione. Intuisco che lì c’è una storia da raccontare, ma non so ancora quale. Lascio che l’idea  stia a sonnecchiare da qualche parte, a volte per poco tempo, a volte più a lungo, finché – come per magia – il puzzle si compone dentro la testa ed io posso cominciare a stendere una trama.
     Quando e dove scrive?
     Purtroppo quando capita, perché la vita di uno scrittore – anche se non sembrerebbe – è molto movimentata. Tra incontri, lavoro d’ufficio (c’è anche una parte burocratica  da espletare) e altri impegni professionali, il tempo per scrivere viene  letteralmente conquistato al resto. Da giugno a novembre, comunque, lavoro ai progetti più impegnativi, essendo un periodo relativamente  più tranquillo. Scrivo al computer, nel mio studio. Solo da quest’anno ho imparato a scrivere anche in viaggio, con il portatile.   
     Tra i libri che ha scritto quali sono quelli che ritiene più significativi e perché?
     ‘Bimbambel’, perché tocca un tema senza tempo, ovvero il piacere di ascoltare storie dalla voce dei propri genitori. E se queste storie riescono a trasformare in avventure meravigliose una realtà normalissima,  se riescono per esempio a far diventare ‘straordinario’ il proprio papà, ecco che la magia è completa.
     Nella sua carriera si è cimentata con diversi generi letterari: ce n’è uno che sente particolarmente vicino e perché?
     A me sembra di avere due passioni prevalenti. Da una parte,  il racconto fantastico che ha come ingrediente centrale l’ironia (Faccia di maiale, Tito stordito, Chi ha incendiato la biblioteca,  ecc.), dall’altra i racconti d’avventura (Il tesoro del deserto, L’enigma della torre, Operazione brioche).Trovo in  questi generi una fertilità di invenzione e di scrittura, li sento congeniali al mio carattere, alle risorse della mia creatività.
     Ci sono delle tematiche che sente particolarmente in questo momento e su cui le piacerebbe scrivere?
    Mi interessa il tema della morte. Una storia uscirà a breve (La nonna in cielo), ma ho già in mente un’altra idea, che non è ancora matura. Se la scriverò, sarà una storia che umanizza la morte, che la rende parte integrante della vita. Forse addirittura una storia divertente, se ci riesco.

     Quali sono gli autori per ragazzi che le piacciono maggiormente? Perché?
     Anna Vivarelli e Guido Quarzo. Della prima apprezzo soprattutto la profonda conoscenza dell’animo dei ragazzi e la capacità di entrare nelle vicende con punti di vista insoliti, sorprendenti, ma sempre umanamente veri. Del secondo ammiro la creatività sempre in controtendenza e una altissima qualità di scrittura.
    Di recente è stata ospite d’onore alla fiera del libro di Lima: che cosa le ha lasciato questa esperienza?
    La speranza che l’editoria sudamericana, che si sta muovendo in forte accelerazione verso la promozione della letteratura giovanile, possa fare meglio di noi, che sappia agire  là dove noi abbiamo fallito e cioè dentro il mondo della scuola. In Italia, infatti,
    la cultura del libro fatica ad entrare dalla porta di servizio proprio nei luoghi in cui dovrebbe entrare dalla porta principale. Vedere gli operatori culturali del Perù che puntano  sulla promozione della lettura libera, sull’ habitus del lettore, coinvolgendo scuole e famiglie, è stata una riprova di quanto tempo prezioso continuiamo a perdere qui da noi. La lettura, oggi, è uno dei pochi antidoti a buon mercato contro la generazione di uomini-cloni. Il baluardo dell’individualità del pensiero.
     Parliamo di Maso Ciucciamaso?
     Maso è un bambino tondo e paffuto e passa il suo tempo a ciucciare dal Grande Biberon che gli prepara la mamma. Un giorno però Maso inciampa e cade, e grosso e rotondo com’è comincia a rotolare e non si ferma più finché… Un libro divertente sul cibo e sui problemi dell’alimentazione per primi lettori senza alcuna retorica né moralismi.
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    Con “Amico libro” le biblioteche scolastiche incontrano i libri di Interlinea
    Grazie ad “Amico libro” ogni scuola italiana nei mesi scorsi ha potuto spendere in libri per la propria biblioteca almeno 1.000 euro, destinati a questo scopo dal Ministero della Pubblica Istruzione, per un ammontare complessivo di 10milioni di euro: un’occasione unica per arricchire le biblioteche scolastiche in Italia, avvicinando i giovani al piacere della lettura.
    Interlinea ha aderito al Progetto proponendo diversi percorsi tematici di lettura, ma anche laboratori didattici e incontri con autori e illustratori. Grazie anche a promozioni particolarmente agevolate per incentivare la lettura (con sconti fino al 40%) oltre cento scuole di tutta Italia hanno scelto di acquistare le nostre “Rane”. Il progetto “Amico libro” proseguirà anche per il prossimo anno scolastico con nuove ed interessanti iniziative.
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    Virginia Galante Garrone e la scuola che non c’è più (in tram)
    In viaggio su un tram storico per le vie di Torino ospiti della trasmissione Farenheith di Rai Radio Tre per parlare del libro Dopo il fiore di Virginia Galante Garrone. L'attore Matteo Brancaleoni leggerà alcuni estratti del libro, un giornalista converserà con il curatore, il professor Giovanni Tesio, e con l’editore Roberto Cicala del libro postumo della nota insegnante che operò tra Torino e Vercelli (la partenza del tram storico, su cui sarà possibile salire, è sabato 10 maggio, alle ore 16,30, da via Bertola 10 a Torino. Il percorso durerà un’ora).
    Dopo il fiore raccoglie i ricordi di scuola della Galante Garrone: le scuole frequentate come alunna, le scuole frequentate come docente, qualche cenno di metodo, qualche idiosincrasia o mania confessa. Con stile semplice e toccante, lieve e allo stesso tempo raffinato, la professoressa, collega di Carlo Dionisotti a Torino, rievoca il primo appello, la prima classe, il primo precetto impartito agli alunni («Guardare intorno a sé, imparare a vedere; e poi farlo vedere agli altri»), ironizza sui suoi primi colleghi (o sulle sue colleghe) di ferro, ma confessa soprattutto la prima emozione dell’“entrare” in un’aula.
    La collana di cui fa parte questo volume, “Biblioteca del Piemonte Orientale”, raccoglie opere, spesso inedite o rare, di scrittori di prim’ordine o da riscoprire del Piemonte orientale, componendo un’identità letteraria e culturale di un’area di frontiera storicamente importante e in fase di rivalutazione grazie alla presenza e all’attività dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”.
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    Caro Cagna… Caro Faldella…
    Interlinea pubblica il secolare carteggio tra i due scapigliati piemontesi
    Il carteggio tra i due principali esponenti della scapigliatura Piemontese il “maestro” Giovanni Faldella e il “discepolo” Achille Giovanni Cagna viene pubblicato da Interlinea nella collana “Biblioteca del Piemonte orientale”. L’edizione del semisecolare carteggio (1876-1927) intercorso tra i due scrittori documenta l’importanza di un rapporto di amicizia sempre vivo che non solo chiarisce molte vicende storico-politiche e culturali del periodo, ma entra nel merito delle scelte letterarie e del laboratorio della scrittura dei due, sostenitori dello sperimentalismo espressivo contro l’esigenza di normalizzazione della lingua letteraria operata da autori come Manzoni e De Amicis. Un prezioso documento tra letteratura e politica ma anche il racconto di una grande amicizia.
    Trecentosessantanove sono le lettere presentate, distribuite tra gli anni 1876 e 1927. Il ponderoso carteggio è stato curato da Monica Schettino.
     
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    La mafia spiegata ai giovani
    Intervista a Massimo Savastano, autore di Il sangue non sporca i giusti
     Perché ha scritto un libro su un tema come mafia e legalità?
     Non era mia intenzione aggiungere un manuale al già vasto spazio letterario su mafia e legalità, bensì offrire uno strumento di riflessione che innescasse il dibattito e non smorzarlo, incoraggiando a proseguire quel puzzle in cui ogni cittadino, prima o poi, deve riuscire a inserire il proprio tassello. Una riflessione che è stata suscitata in me anzitutto dalle domande con cui degli studenti dell’Istituto “Maria Pia” di Taranto mi hanno incalzato: “Come facciamo a parlare di legalità, a costruire legalità, a credere nella legalità, se non c’è futuro per i giovani, se non ci sono soldi e un lavoro in regola almeno per la maggioranza delle nostre famiglie?”. 
    Come nasce il paragone tra mafia e legalità ed un mosaico?
     Ho definito mafia e legalità chiaroscuro di un mosaico, che è possibile ricomporre se riconosceremo che la cosa ci riguarda. Infatti mi è sembrato questo il modo migliore per chiamare in causa il senso di responsabilità di ogni cittadino nell’impegno comune di sconfiggere la mafia. Guardi, per me la legalità non è, come potrebbe sembrare di primo acchito, un’opera d’arte che lo Stato ci può offrire in modo già preconfezionato. La legalità è un mosaico, che ognuno deve contribuire a ricomporre apportando il proprio tassello. Come amava ripetere Giovanni Falcone, la mafia la sconfigge uniti. Questo perché quando esistono degli organismi collettivi, quando la lotta non è concentrata o simboleggiata da una sola persona, allora la mafia ci pensa due volte prima di uccidere. Allora non è lecito a nessuno non apportare il proprio tassello sul mosaico della società civile con la scusa che magari si andrà a incastonare vicino a quello di un mafioso, lasciando che siano solo pochi a farsi carico del problema, al più promuovendoli al grado di eroi antimafia.
     Non pensa che la legalità sia comunque una scelta politica?
     È una scelta politica ma non partitica. La legalità non è cieca ideologia ma una ideale universale. Questa è la via da percorrere tracciata da Paolo Borsellino allorquando affermava: la lotta alla mafia deve essere non soltanto un’opera di repressione affidata a magistrati e a forze dell’ordine ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti.
     Lei ha avuto il privilegio di confrontarsi con un testimone diretto della lotta antimafia: il Vescovo Antonio Riboldi. Quale idea si è fatto sulla proposta di dissociarsi avanzata dai camorristi, nella prima metà degli anni Novanta?
     Voglio richiamare a proposito le ineccepibili riflessioni del Procuratore Nazionale Antimafia Lucio Di Pietro che mi hanno costretto ad andare oltre il capitolo della dissociazione mafiosa raccontatomi dal Vescovo Antonio Riboldi, per trovare una sintesi più rispettosa della prospettiva investigativa di chi deve combattere ogni giorno la criminalità organizzata. Però mi è sembrato doveroso un accenno a questo capitolo drammatico della vita di Riboldi, dando un’altra versione rispetto a Saviano su quella richiesta che era stata rivolta a Riboldi da una buona fetta della camorra. Ma non ho voluto assolutamente ribattere a Saviano. Anzi, l’ho ringraziato per avermi dato l’occasione di raccontare quella che considero una delle pagine più alte e appassionate della storia italiana di questi ultimi decenni. Non accetto però che si possa anche solo ingenerare il dubbio che Riboldi abbia agito ingenuamente lasciandosi manipolare. Quale dissociazione, dunque? La posizione di Monsignor Riboldi era in grado di fornire una bussola per risanare la società civile del napoletano, ferita dal fenomeno camorrista, ma solo dopo si fosse sconfitta la camorra. Prima di allora non si sarebbero potuti abbattere i paletti che il Procuratore Lucio Di Pietro ha inequivocabilmente posto nel discutere sulla dissociazione dalla criminalità organizzata. Nella vicenda degli anni ’90 è stato l’intermezzo tra questi due tempi a registrare un vuoto da parte dell’intervento del potere politico, cui competeva assumere una posizione esplicita – cosa ben diversa dallo scendere a compromessi con i camorristi – su una legge eccezionale dettata da quelle considerazioni contingenti ad esso riservate, sempre nell’eventualità che si fossero consegnati coloro che si volevano dissociare, favorendo in modo fattivo la liquidazione della camorra. Solo così la società civile si sarebbe fatta carico della proprio responsabilità nell’aver permesso che molte persone, costrette da necessità economiche, venissero reclutare nell’organigramma della camorra.
     Cosa consiglia a un giovane del sud che non ha lavoro?
     Di non schierarsi mai dalla parte della mafia. La mafia non dà lavoro. La mafia è una borghesia parassitaria che sfrutta il lavoro degli altri. Il libro è  a sessantacinque anni dalla liquidazione del ghetto di Cracovia.  Mi lasci dire, allora, che la mafia è un moderno totalitarismo economico che crea un forte deficit di libertà e democrazia. La mafia non è un ufficio di collocamento che può dare lavoro ai giovani, perché il lavoro è tale solo contribuisce a realizzare integralmente la persona. Invece, la mafia è la diseconomia degli schiavi che va contrastata con un’economia di diritto.
     Non pensa che un giovane disoccupato abbia il diritto di ribatterle che sia meglio avere comunque i soldi per arrivare alla fine del mese?
     Ha non solo il diritto di ribattermi così ma anche il dovere di chiedere allo Stato di non lasciarlo in questa condizione. Anch’io voglio ribattere a questa obiezione con la descrizione che Martin Kundera dà della foto di una danza in cerchio, dichiarando: credo di capirli: non sono uniti come un gruppo di soldati, dalla marcia, ma come dei fanciulli, dalla danza. Da un lato la polizia nell’unità falsa (imposta e comandata) dei ranghi, dall’altro i giovani nell’unità vera (sincera e naturale) del cerchio. Una democrazia matura non può che reclamare giovani che possano danzare liberamente, anziché imprigionati nei ranghi dell’illegalità. Altrimenti, per usare un’immagine di Luis Sepulveda, ci circonderemo di vecchi che muoiono in piena gioventù piuttosto che di nonni che sono solo mascherati da bambini. E per questi cittadini liberi non devono più esistere epiteti come il professore antimafia, altrimenti continueremo a vivere nella logica della marcia costretta dalla subdola dittatura della mafia. Per danzare dobbiamo sentirci tutti cittadini antimafia.
     Cosa si aspetta da questo libro?
     Nutro la speranza che dopo aver letto queste pagine, qualcuno dica tranquillamente che sono idee stupide. L’importante è pervenire a una soluzione reale dell’emergenza economica nazionale in cui ci hanno gettato le mafie. Del resto so bene che un insegnante non ha eventi da consegnare alla storia. La sua vita confluisce in altre vite. Ecco perchè non mi stancherò mai di ripetere che non voglio sentirmi orgoglioso delle pagine che ho scritto. Spero di sentirmi orgoglioso di chi le leggerà!
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    Storie di passioni tra amori, peccato e ricerca di riscatto
    Intervista a Paolo Pomati, autore di Macchine
    Leggendo il libro la prima cosa che mi ha colpito sono i contrasti: da una parte la cornice storico-religiosa della processione delle macchine, dall’altra le tormentate vicende dei protagonisti che riportano a storie attuali. Come nasce questo accostamento?
     I contrasti sono in realtà le due facce della stessa medaglia e, spesso, s’intrecciano e si scambiano. Le esperienze vissute dai personaggi che s’incontrano mentre le macchine sfilano sono riflesse, in un gioco di specchi, nelle vicende dei racconti ambientati nei giorni nostri. Così i messaggi che le macchine e la processione recano in sé diventano simboli e condizioni universali e atemporali.
     I personaggi vivono vicende personali difficili, c’è chi è in cerca di riscatto, chi di un proprio ruolo nella società. Tuttavia il libro lascia aperti molti interrogativi sulle loro sorti e sulle loro decisioni. In qualche modo questo non voler affrontare le cose si rispecchia nella società attuale?
     No, non sono improvvisamente diventato vile, né ho ammiccato ai tormenti e alle superficialità del mondo contemporaneo. Piuttosto, ciò che ho voluto sottolineare è la piena libertà che viene lasciata ai personaggi di revisionare o meno le proprie vite, quando le forti domande di senso sono state finalmente formulare, percepite e comprese. Tante domande, poche risposte e libertà di scelta a seconda delle proprie corde.
     La processione delle macchine avviene ancora oggi a Vercelli, tuttavia i successivi racconti spaziano in vari Paesi d’Europa. Per quei protagonisti vivere in una piccola città di provincia potrebbe rappresentare un limite ulteriore?
     La piccola città di provincia sta stretta anche ai protagonisti settecenteschi. Non a caso il conte Alciati, pur radicatissimo nel suo contesto, ogni tanto va a casa del suo amico Marcel a respirare l’aria parigina in cui si stanno diffondendo le idee dell’Illuminismo. La piccola città è così: un nido in cui rifugiarsi, uno scrigno di tesori e di tradizioni da amare e in cui riconoscersi, ma anche un un terminale da cui muoversi frequentemente, per non rimanere intrappolati nelle chiusure che gli spazi limitati e i ristretti ambiti sociali riescono a determinare.
     Il libro sta avendo un gradimento particolare tra i giovani. Si aspettava un riscontro da parte di questo tipo di lettori?
     Ne sono davvero felice! Da sempre sento il mondo giovanile come una vocazione, come un oggetto privilegiato delle mie attenzioni: quando insegnavo, nelle assegnazioni, nell’amministrazione universitaria. Non so dire perché il libro piaccia. Forse perché è scorrevole da leggere. Forse perché i giovani trovano enunciati molti problemi con cui si confrontano ogni giorno, dubbi e paure in cui si sentono smarrire. Notano che il libro dà qualche indicazione su come superare questi problemi, ma spetta a loro la scelta finale. È, insomma, un libro che analizza, focalizza, consiglia e non soffoca.
     C’è un capitolo nel quale è riportata una conversazione in chat. Come commena questa forma di comunicazione che si sta sempre più diffondendo?
     La chat riportata non è un divertimento letterario, né una strizzata d’occhio alla moda del momento. È il tentativo, invece, di individuare i rischi che la chat porta con sé. Quando due persone chattano, complice l’anonimato, si sentono liberi di dire tutto ciò che passa loro per la testa, di confidare l’inconfessabile. Ma si aprono veramente? Le battute che seccamente si rincorrono paiono di plastica, del tutto artificiali. È proprio ciò che avviene nel libro: i due interlocutori si dicono una serie di banalità (dove vanno, chi incontrano per la strada, che cosa hanno fatto in un giorno di vacanza); poi finiscono per toccare qualche nervo scoperto e, esattamente in quel momento, magari per una banale caduta della linea telematica, il flusso della chat s’interrompe. Ognuno rimane nella sua solitudine e con i suoi problemi non risolti. Meglio parlarsi di persona, no?
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