ARCHIVIO NOTIZIARIO

N. 1

N. 2

N. 3

N. 4

N. 5

N. 6

N. 7

N. 8 N. 8 bis  
 
  N. 9 N. 10 N. 11

N.12

N.12 bis N.13 N.13 bis N.14  
 

   SOMMARIO
   
  • Da Dante a De André fino a Facebook: esiste ancora la poesia d'amore oggi?
  • Gianfranco Fini e Massimo Savastano: un viaggio dal nord al sud per combattere la mafia insieme ai giovani
  • Filosofi un po' asini? Se lo chiedono Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina in una riflessione sulla cultura di oggi
  • Quando la letteratura è un'antologia di racconti: dai ricordi di guerra e amore di Bonazzi alla prosa di Garrone riscoperto da Vassalli
  • I caffè storici: luoghi per tutti o salotti letterari? Nel libro di Nino Bazzetta un viaggio attraverso i maggiori caffè storici italiani
  • La trilogia dei romanzi-diario di Soldini si chiude con Il giardino di Montaigne tra cronaca e memoria
  • Un autore del passato per apprezzare il Piemonte: dal Sancarlone alla Madonna del Sasso, dai castelli novaresi al Monte Rosa in Paesaggi di Torelli
  • Cesare Viviani: l'«amico dell'invisibile» oggi nella schiera dei maggiori poeti
  • Quando la storia della buonanotte è un best seller: Raccontami qualcosa di bello prima di fare la nanna di Joyce Dunbar
  • Anna Vivarelli, autrice delle "Rane", premio Andersen 2010 come miglior scrittrice dell'anno
     
  •  
    Da Dante a De André fino a Facebook: esiste ancora la poesia d'amore oggi?

    «Tu mi hai tutta predata vorticoso / come un vento selvaggio ma di questi / assai meno pietoso e musicale. / Perciò io ti riguardo che ti assenti / mentre anch’io mi dilungo abbandonata / presso la mia mortale era di pace» (Alda Merini, Ti ho detto addio)

    Guido Davico Bonino è il curatore della raccolta Le cento più belle poesie d’amore italiane. Da Dante a De André: un’antologia d’autore dove i versi d’amore, dai classici Dante e Petrarca ad Alda Merini e Fabrizio De Andrè, si intrecciano con l’arte. «Da Beatrice che a Dante “tanto gentile e tanto onesta pare” agli amori dei poeti del Novecento. Ecco una raccolta d’autore sul sentimento più imprevedibile dell’uomo, a cura di Guido Davico Bonino. Non manca la malinconica Alda Merini (“Ti ho detto addio dopo che ho spesa tutta / l’amarezza del grembo e l’ho posata / presso di te come una voce strana”) e il De André di Amore che vieni amore che vai: “Quei giorni perduti a rincorrere il vento, / a chiederci un bacio e volerne altri cento, / un giorno qualunque li ricorderai, / amore che fuggi da me tornerai”». L’antologia propone anche un percorso tra le più belle opere d’arte ispirate al sentimento d’amore a cominciare da Il Bacio di Francesco Hayez in copertina per proseguire con il Giotto di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, Venere e Marte legati da Amore del Veronese, il Bernini di Apollo e Dafne, Amore e Psiche del Canova per terminare con le opere di De Chirico e Guttuso.

    Altro è il suono di Le cento più belle poesie d'amore italiane (da Dante a De André), dove l'amore dà suoni molto più nobili e anche casti, umanamente riflessivi o sgomenti, fugaci o deludenti, trascoloranti o illudenti»
    (La Stampa-TuttoLibri, Giovanni Tesio, 13 febbraio 2010)
     

       Torna al sommario
     
     
    Gianfranco Fini e Massimo Savastano: un viaggio dal nord al sud per combattere la mafia insieme ai giovani

    «La mafia non è imbattibile»: questa l’affermazione di Gianfranco Fini, autore della presentazione del libro di Massimo Savastano La mafia ha paura di te. Viaggio dal nord al sud. L’autore, professore del nord, incontra un gruppo di studenti di Gela; un colloquio per prendere coscienza del fatto che la mafia può essere sconfitta così come ribadisce anche Fini nella: «La lotta alla mafia è una lotta di civiltà che deve essere combattuta in primo luogo all’interno della coscienza di ogni singolo individuo, attraverso la difesa della propria libertà e la propria dignità contro ogni forma di intimidazione e potere criminale. Per questo, la cultura costituisce lo strumento primario per ispirare e sensibilizzare i cittadini ai grandi valori della vita e della democrazia. […] ma non dobbiamo pensare che la mafia sia presente solo nel sud d’Italia». Il libro è anche un viaggio nel ricordo di coloro che hanno avuto il coraggio di affrontare la mafia, l’omertà e la cultura dell’illegalità: dai giudici Falcone e Borsellino a Roberto Saviano; da Peppino Impastato al vescovo di Acerra Antonio Riboldi; dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa al giovane Mattia Bergamini e molti altri ancora.

    Fini dichiara ancora: «Ecco allora che personalità come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e Piersanti Mattarella – solo per citarne alcuni – rappresentano un perenne esempio di grandi italiani che hanno combattuto contro l’anti-Stato fino a perdere la propria vita. La loro lezione può favorire nei giovani la crescita di un’alta sensibilità civile, che si trasformerà in seguito in patrimonio collettivo condiviso e bagaglio morale primario per costruire una società libera. Istituzioni e forze politiche devono incoraggiare, educare e sostenere tutti coloro che vogliono liberarsi della mafia: ciascun cittadino deve essere conscio dell’alto contributo che singolarmente esso può e deve dare alla diffusione dei valori civili e democratici».
       Torna al sommario
     
     
    Filosofi un po' asini? Se lo chiedono Francesca Rigotti e Giuseppe Pulina in una riflessione sulla cultura di oggi
     
    Tra le nuove pubblicazioni di Interlinea è in arrivo «un’originalissima rassegna su ontologia, razionalità, sessualità e voce dell’asino, campione attualissimo dell’ibridismo e grande protagonista di metamorfosi»: in Asini e filosofi infatti i due autori Rigotti e Pulina svelano relazioni e collegamenti tra la figura dell’asino e la filosofia, la cultura, il mito e la favola. Diversi e singolari gli argomenti del pamphlet, interessante ad esempio la riflessione sull’asino come protagonista di cartoon e film d’animazione: «Sul grande schermo l’asino guadagna in sicurezza e determinazione, sino a rasentare qualche volta la sfrontatezza. Mantiene sempre in sé la dolce goffaggine che anche agli occhi dei bambini sa trasformarlo in un amabile quadrupede. In realtà, non è una vera trasformazione, perché l’asino non è un animale camaleontico e opportunista. Quasi sempre l’asino è il terminale, il punto ad quem di un processo involutivo […] l’asino è sempre asino, perché, per usare le parole di Giordano Bruno, è più facile “inasinirsi” che “inumanirsi”, e questo vale anche nel fantasticante mondo dell’animazione».

    «Questo libro, scritto da due che tutto saranno fuorché due somari, riesce a condurci talora per sentieri noti, altra volta per meandri sconosciuti, dentro il percorso di una vera e propria vicenda storica, una storia asinina della coscienza europea che ha qui i suoi poli dominanti nella classicità greca ( Eraclito, Aristotele, Apuleio) e nell'Italia rinascimentale ( Bruno, Cornelio Agrippa, Machiavelli), per non dire di certi felici affondi tra Montaigne e Spinoza, con il suo retroterra ebraico, in un viaggio che è fatto di più viaggi, dall'asina di Buridano allo Zarathustra di Nietzsche, dal mondo dei greci ai più recenti esperimenti del pensiero» (dalla presentazione di Paolo Cristofolini).
       Torna al sommario
     
     
    Quando la letteratura è un'antologia di racconti: dai ricordi di guerra e amore di Bonazzi alla prosa di Garrone riscoperto da Vassalli

    «La notte è più nera proprio prima dell’alba. Voglio sperare che sia così e che tra pochi mesi sarà finito questo tempo terribile, per ricominciare a vivere liberi e in pace»

     Giuseppe Bonazzi, insegnante di sociologia dell’organizzazione all’Università di Torino ora in pensione, si dedica a letteratura e antropologia; il suo esordio in narrativa è rappresentato da Prima dell’alba. Racconti di guerra e di amore. Il libro, composto da quattro racconti dedicati ad altrettante donne, svela l’educazione sentimentale e morale di un giovane ragazzo sullo sfondo della sua terra d’origine, Casale Monferrato, negli anni bui della guerra.

    «Piccoli romanzi-fiume, come direbbe Giorgio Manganelli, in cui la prima persona sapientemente maschera o mima una memoria non scontatamente autobiografica: l’ossimoro ben rappresenta queste storie così dense, ben strutturate nella loro impalcatura novellistica, ma pronte ad ampliarsi, a debordare quasi oltre il limite per trasformarsi, volendo, in romanzi storici, con ricostruzioni e ambientazioni talmente ben focalizzate da disegnare anche un nuovo tassello geografico, quello di Casale e del Monferrato, poi oltre, nel Cuneese fino a Garessio, nella mappa storica e letteraria della dominazione fascista e della guerra in Italia» (dalla presentazione di Giusi Baldissone).

    «Il sorriso degli Etruschi è la distanza tra parole e cose, tra letteratura e realtà, non nell’epoca antica ma ora e qui. C’è già, in Garrone, un’idea destinata a crescere nei decenni successivi e a produrre le avanguardie letterarie e gli sperimentalismi del secondo Novecento»

    La seconda antologia di racconti che compare tra le nuove pubblicazioni s’intitola Sorriso degli Etruschi di Dino Garrone: Sebastiano Vassalli, autore della presentazione, invita a rileggere e a riscoprire questa opera nel segno di una prosa che rivela tutta l’inquietudine dell’autore morto a soli ventisette anni. Garrone infatti affronta, attraverso la scrittura, i temi chiave della letteratura come quello dell’amore dissipando il mito che li circonda.

    «Ines è già qualche cosa di diverso dall’amore: è il dovere da compiere. Allora gli occhi rientrano in sé. Le efelidi riappaiono come efelidi, non polvere d’oro. I forellini alle guance sanno di pietra pomice; le gambuccie ristrette ai ginocchi non sono più tanto belle; la cicatrice sul collo è un tatuaggio del quale si va perdendo ogni santità […] Siamo già ai tentativi di un salvataggio disperato. Sul ponte di comando, sotto i rovesci delle onde, la voce del capitano grida: “Scialuppe in mare! prima le donne e i bambini!” Donne e bambini, teneri ricordi. Almeno quelli!» (brano tratto dal racconto Parabola).

       Torna al sommario
     
     
    I caffè storici: luoghi per tutti o salotti letterari? Nel libro di Nino Bazzetta un viaggio attraverso i maggiori caffè storici italiani
     
    «Gloria dunque al caffè, cantato dai poeti, gustato da grandi uomini e piccoli, che nel suo aroma ritrovarono per un attimo
    sollievo, serenità, forza»

    Torna un libro culto degli anni trenta, arricchito da illustrazioni d’epoca, attraverso cui conoscere i maggiori caffè storici italiani: I caffè storici d’Italia. Da Torino a Napoli di Nino Bazzetta de Vemenia. Dai locali risorgimentali della prima capitale d’Italia alla Milano Belle Époque passando da Pavia a Bologna, da Padova a Venezia, da Lucca a Firenze fino al golfo partenopeo: un viaggio per riconoscere nei caffè luoghi per tutti eppure salotti di cultura perché, come scrive Valéry, «la vita di caffè non nuoce alla considerazione, perché la fanno non solo gli oziosi, ma anche i primi magistrati e anche i ministri».

    «Il caffè, ci ricorda Bazzetta, è crogiuolo di idee, una fonte di discussioni e dibattiti civili, di elaborazione di storie da raccontare e ascoltare. Una volta apprezzata la distanza cronologica che ci separa dall'autore (più di settanta densissimi anni), il suo libro ha il potere di renderci una fotografia di qualità di un aspetto della storia italiana che sta perdendo la sua specificità per rientrare in un quadro più grande, cinicamente monodimensionale, per forza più povero, ma che così non era» (dalla presentazione di Stefano Giannini).
       Torna al sommario
     
     
    La trilogia dei romanzi-diario di Soldini si chiude con Il giardino di Montaigne tra cronaca e memoria

    Esce l’ultimo dei tre diari di Pier Angelo Soldini riscoperti da Interlinea: Il giardino di Montaigne. Scritto tra il 1965 e il 1973, anni cruciali per la storia d’Italia, il libro unisce cronaca e memoria: una riflessione sulla generazione che ha aderito al fascismo e su coloro che hanno avviato l’autore e i suoi coetanei a fare certe scelte che Soldini giudica con chiarezza e semplicità, senza cercare giustificazioni o scappatoie, ma sempre nella volontà di difendere la dignità umana. Precedenti a quest’ultima pubblicazione altri due volumi che hanno rivelato l’abilità letteraria del giornalista-scrittore: Il cavallo di Caligola e La forma della foglia.

    «"Talvolta, mentre faccio i soliti quattro passi dopo cena in via Machiavelli, quando ormai la gente è rientrata quasi tutta nelle proprie case, mi sento come un marinaio che cammina sul ponte di una nave abbandonata. Bisogna rompere - allora mi dico - bisogna rompere assolutamente, altrimenti il cerchio delle abitudini e della pigrizia si stringe sempre più [...]. Nessuna differenza tra me che cammino e coloro che si stanno inebetendo davanti al televisore". Mi piace pensare che questa immagine marinaresca - che forse deriva dalla passata esperienza dello scrittore come inviato di guerra a bordo delle navi - fotografi al meglio l'intima visione di Soldini: sospesa tra la fatica della propria macerazione interiore e la quasi disperata necessità di arrivare agli altri, in un'ansia di salvezza comunitaria» (dalla Nota introduttiva di Roberto Carlo Delconte).
       Torna al sommario
     
     
    Un autore del passato per apprezzare il Piemonte: dal Sancarlone alla Madonna del Sasso, dai castelli novaresi al Monte Rosa in Paesaggi di Torelli

    Paesaggi. Storia e leggende in Piemonte di Giuseppe Torelli rappresenta l’edizione anastatica dell’originale del 1861 ed è impreziosita da incisioni d’epoca che riproducono i luoghi più significativi del Verbano Cusio Ossola oltre che del territorio novarese. L’imponente statua di San Carlo Borromeo ad esempio è così descritta dal Torelli: «Sullo spianato del monte s’alza un cono segato a mezzo, formante un pianerottolo che serve di base al celebre colosso di San Carlo, il quale colle sue immense proporzioni presentandosi improvvisamente all’occhio del viaggiatore gli incute nell’animo un sentimento di meraviglia vertiginosa ed inquieta: sembrerebbe un fantasma minaccioso, se la mansuetudine dell’effigie lo permettesse». Un’altra tappa del viaggio dell’autore tra paesaggio storico e geografico è la chiesa della Madonna del Sasso: «La Madonna del Sasso; e il dì che ricorre quella festa è forse il più bel dì del lago: vengono a torme i devoti, ed a vedere le processioni variopinte e lunghe che salgono, scendono, s’addentrano e scompaiono per poi comparire sul dorso d’un risvolto de’ monti, si direbbero lunghe serpi che anguillano su pei gioghi». Un’occasione per riscoprire i luoghi più affascinanti del nostro territorio.

    «Partendo spesso da suggestioni di luoghi, per le quali indugia in pittoresche descrizioni secondo un gusto romantico, fra malinconiche rovine e maestosi e tetri paesaggi naturali, cui fanno contrasto scorci ridenti e sereni, Torelli intreccia e sviluppa storie non prive di fremiti e brividi che sanno coinvolgere anche il lettore d'oggi, quasi in attesa del pieno sviluppo degli stereotipi romanzeschi» ("Corriere di Novara", I "Paesaggi" diventano protagonisti, Ercole Pelizzone, 22 aprile 2010)
       Torna al sommario
     
     
    Cesare Viviani: l'«amico dell'invisibile» oggi nella schiera dei maggiori poeti

    «Un’orma tua ho trovato, / di quella passeggiata fatta con gli angeli / tre giorni fa, l’orma del piede sinistro, / nel fango indurito, un residuo, / e a nessuno posso dire come l’ho amata, / con che animo, con che foga. Fino a staccarla / e corso a casa, preso un setaccio, ridurla / in finissima polvere» (Cesare Viviani, da L’opera lasciata sola)

    L’impegno di Interlinea per la poesia prosegue anche sul versante della saggistica. Nei quattro saggi che compongono L’orma dell’angelo. Sulla poesia di Cesare Viviani Daniela Bisagno ripercorre l’intera opera del poeta sottolineando l’intuizione di fondo dell’autore per cui la poesia è rifiuto del semplicemente dicibile. Un’attenzione particolare è dedicata ai due libri capitali dell’originalissima avventura letteraria di Viviani: L’opera lasciata sola e Silenzio dell’universo, espressioni, come scrive Elio Gioanola nella presentazione, di una «difficile poesia dominata dalla lotta con l’indicibile». L’opera della Bisagno si sofferma anche sulla produzione giovanile del poeta alle prese con una convinzione che caratterizzerà la sua intera produzione: «La scrittura poetica non si forma nella relazione con l’esterno, con il quotidiano, con il sociale, con il sacro. Ma tutte queste realtà se intese come leggibili sono magnifici bocconcini, ordinarie acquisizioni che non formano affatto e si trasformano solo in una piccola piccola ma ingombrante ideologia. Solo in quanto illeggibili queste realtà sono formative. Insomma, detto in due parole: è la perdita che forma la scrittura poetica, non è mai l’acquisizione». Cesare Viviani, forse il più radicale «amico dell’invisibile», per dirla con Montale, arriva anche a compiere una riflessione più generica sulla poesia e la sua funzione: «È necessario abbandonare l’atto compiuto, la poesia, lasciarlo a se stesso, senza domandare nulla, senza preoccuparsi, senza chiedere. Lasciare la poesia scritta in un libro, deporlo sul bordo di una strada, nella speranza che qualcuno, chi lo sa, lo raccolga, è una piccola consolazione da concedere al poeta. Ma sia ben chiaro che solo quando lui sarà lontano, molto lontano, il libro potrà essere raccolto e letto: e potrà nascere un grande dialogo».

       Torna al sommario
     
     
    Quando la storia della buonanotte è un best seller: Raccontami qualcosa di bello prima di fare la nanna di Joyce Dunbar

    Joyce Dumbar è autrice di circa settanta libri per bambini, tradotti in molte lingue, tra cui il bestseller Tell me something happy before I go to sleep illustrato da Debi Gliori: Interlinea lo pubblica con il titolo Raccontami qualcosa di bello prima di fare la nanna e la traduzione di Barbara Bianchi. Un albo adatto ai bambini dai due anni in su che ha come protagonista una simpatica leprottina di nome Matilde: una bella storia della buonanotte per i più piccoli. «Matilde non riesce a dormire perché ha paura di fare brutti sogni. “Pensa a qualcosa di bello”, le suggerisce il suo fratellone Tommaso. Ma Matilde da sola non ce la fa e gli chiede di aiutarla. Insieme a lui pensa a tutte le belle cose che la aspettano al mattino quando si sveglia… Da due delle migliori autrici per l’infanzia una storia da leggere e rileggere ad alta voce prima di fare la nanna».

    Un brano del libro:
    Matilde aveva sonno così andò a nanna.
    Andò a letto col suo cuscino, lo rigirò da una parte, poi dall’altra... ma non riusciva ad addormentarsi.
    «Tommy» chiamò Matilde.
    «Ci sei?»
    «Sì» rispose Tommaso.
    «Sono qui».
    «Non riesco a dormire» disse Matilde.
    «Perché non riesci a dormire, Tilly?»
    «Ho paura di fare un brutto sogno».
    «Pensa a qualcosa di bello e vedrai che non farai brutti sogni».
    Così Matilde cercò di pensare a qualcosa di bello, ma non ci riusciva.
    «Tommy» chiamò Matilde. «Sei ancora lì?»
    «Sì, sono ancora qui».
    «A quali cose belle posso pensare?» domandò Matilde.
    «Oh, a un sacco di cose».
    «Dai, Tommy. Raccontami qualcosa di bello prima di fare la nanna».
       Torna al sommario
     
     
    Anna Vivarelli, autrice delle "Rane", premio Andersen 2010 come miglior scrittrice dell'anno

    Quest’anno il Premio Andersen è stato assegnato ad Anna Vivarelli con la seguente motivazione:  «Per una produzione narrativa dai risultati quanto mai convincenti e qualificati. Per essere una delle firme più interessanti degli ultimi anni, dimostrando di sapersi efficacemente e brillantemente confrontare con temi e moduli narrativi diversi». L’autrice è da tempo presente tra le “Rane” con diversi titoli: Piccole storie matte, Storie da mangiare scritto a quattro mani con Guido Quarzo e Uomo nero, verde e blu.



    «Era una finestra molto presuntuosa. prima di tutto perché era di un bel legno scuro molto robusto. Poi perché aveva sui vetri delle belle tendine con il pizzo. E infine perché aveva una maniglia così lucida che sembrava di cristallo. "Sono veramente bella" si diceva continuamente. "Anzi, forse sono la più bella finestra della città. Perché dico forse? Sicuramente!"»

     
    «Candido Fiordilatte faceva il pasticciere in una bottega vicino al porto. Forse quello non era il suo vero nome, ma certamente gli calzava a pennello, perché Candido Fiordilatte aveva i capelli bianchi, la faccia tonda e la pelle candida e liscia. Come una meringa alla panna [...]. Su tanti piccoli ripiani di vetro Candido Fiordilatte sistemava ogni giorno le sue torte fresche come fiori e i suoi biscotti croccanti: uno spettacolo».



    «Il cortile era quello della casa di Lalò. Era il cortile dove si trovavano a giocare quasi ogni giorno. Però quella volta Lalò non c’era. Anzi, erano molti giorni che Lalò non c’era. Avevano provato a suonare il campanello, ma al citofono non rispondeva nessuno. Le finestre erano chiuse, nessuno che uscisse sul balcone. Dov’era finito Lalò? Pepe e Calì stavano seduti sotto la betulla, unico albero del cortile, e osservavano l’azzurro sbiadito e scrostato delle saracinesche dei garage. Sulla sedia che la portinaia lasciava sempre fuori dormiva il gatto. Lalò era bravo a inventare storie. Ora, senza di lui, quel gioco sembrava davvero molto più difficile. "Comincia tu" disse Calì. "Perché io?" gli rispose Pepe. "Perché tu sei più vecchio". "Ma solo di una settimana!" "Però sei più vecchio". E allora Pepe cominciò».
     

     
       Torna al sommario
       
       Torna

    Inizio pagina