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Ritagli stampa di primavera
Anche
nei mesi a cavallo tra la conclusione del 1999 e l’inizio del 2000
significativa è stata l’attenzione della stampa nazionale ai libri di
Interlinea. Numerose sono state infatti le recensioni pubblicate sui
maggiori quotidiani e periodici nazionali e locali, dedicate ai più
recenti titoli usciti nelle diverse collane. Ecco una breve selezione
dalla rassegna stampa generale, tratta dalla raccolta del periodo ottobre
1999-aprile 2000, con i riferimenti ai volumi recensiti.
Povera Clizia
smarrita per strada (“Il manifesto”, 1° gennaio 2000): «La vita
postuma di Eugenio Montale non cessa di stupire. È come se la catastrofica
vena gnomica dei suoi ultimi anni, anche dall’aldilà, continuasse a
irridere le idées recues che il nostro secolo in dissolvenza ha
accarezzato» (Eugenio Montale, Poesia travestita, a cura di Maria
Corti e Maria Antonietta Terzoli, pp. 80, lire 30 000).
Arbasino: ha settant’anni il curioso di genio (“La Provincia
Pavese”, 26 gennaio 2000): «La raccolta di studi è dedicata all’opera
forse più famosa, e comunque più ponderosa di Arbasino […] ma è chiaro che
essa ci introduce alla conoscenza di alcuni meccanismi stilistici che
caratterizzano in generale il metodo di scrittura e riscrittura caro ad
Alberto Arbasino» (Clelia Martignoni, Cinzia Lucchelli, Elisabetta
Cammarata, La scrittura infinita di Alberto Arbasino, pp. 128, lire
30 000).
L’incanto di ogni nascita nei versi di Elio Fiore (“Avvenire”, 5
gennaio 2000): «L’infanzia e la Storia sono da subito i due poli tra i
quali si colloca l’opera poetica di Elio Fiore. […] I versi e le prose che
vengono ora riordinati in I bambini hanno bisogno rappresentano un
momento tutt’altro che marginale nell’esperienza di questo poeta» (Elio
Fiore, I bambini hanno bisogno, pp. 80, lire 20 000).
Il colore del titanio (“La Repubblica”, 4 marzo 2000): «Sono molto
lontani i tempi in cui in Italia c’erano dibattiti accesi sulle due
culture, scientifica ed umanistica. […] Pedeferri in questo conturbante
libro spiega come si colora il titanio. La strada maestra è quella di
ossidarlo per via elettrochimica. Si è di fronte ad una sorta di creazione
artitica che, per usare una frase di Wagner, “detta la sua volontà al
creatore”» (Pietro Pedeferri, Titaniocromia (e altre cose), pp.
212, lire 40 000).
La rivoluzione delle buone maniere (“Il Giorno”, 8 marzo 2000): «La
particolarissima testimonianza di un’epoca in base al vecchio assioma
secondo il quale le piccole virtù delle buone maniere rispecchiano le
grandi leggi della società. Questo delizioso libello si può considerare un
piccolo classico» (La Marchesa Colombi, La gente per bene, pp. 272,
lire 20 000).
Bentornata Colombi, femminista per bene (“La Repubblica”, 8 marzo
2000): «Il primo a riscoprirla è stato Italo Calvino che nel 1973 fece
ristampare il suo racconto Un matrimonio in provincia. Ha
cominciato a crescere da allora l’interesse per la Marchesa Colombi,
pseudonimo di Maria Antonietta Torriani, amante di Carducci e poi moglie
di Eugenio Torelli Violler, il fondatore del Corriere della Sera» (La
Marchesa Colombi, Un matrimonio in provincia, pp. 112, lire 18
000).
Quando Cupido colpì Volta (“La Provincia Pavese”, 21 marzo 2000):
«Nel 1788 il quarantatreenne professor Volta, dimostrando il suo lato più
umano, si innamorò della cantante Marianna Paris. Un amore burrascoso che
Linati ripercorre, ormai 150 anni dopo, con gustosa ironia e precisione
storica» (Carlo Linati, Cupido tra gli alambicchi, pp. 128, lire 20
000).
Laura Prete narra i meandri dell’umana sofferenza (“Il Biellese”, 7
aprile 2000): «Semplicità e durezza in una giovane donna che, superando
gravi difficoltà legate a personali motivi di salute, ha scelto il
faticoso e difficile mestiere di scrivere. Non è la malinconia a pervadere
le pagine del suo libro, ma la sensibilità alla sofferenza» (Laura Prete,
La forza del cuore, pp. 104, lire 18 000).
Per ricevere maggiori informazioni e gli articoli sui libri di Interlinea
fare richiesta all’ufficio stampa (tel. 0321 612571, email:
ufficiostampa@interlinea.com).
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«L’Italia si ritrova
quasi 60 milioni di abitanti ma 100 milioni di poeti, tenendo conto degli
pseudonimi» amava scherzare il piccolo grande editore Vanni Scheiwiller,
che ogni anno a Torino, quando la Fiera si chiamava ancora Salone, correva
allo stand della giovane Interlinea per scambiare qualche novità, come si
faceva da ragazzini con le figurine. «Ho questi ultimi Fuochi fatui di
Sbarbaro, così prendo la vostra Passione di Rebora. A quando Ai Qing?».
C’è stato maestro, nei ritagli dei suoi mille impegni, con consigli,
appunti su certe riscoperte, scambi di opinioni sul distributore in comune...:
un maestro di tanti libri dal cuore grande e dal formato ridotto,
caratteristiche con cui in suo ricordo e in compagnia di vecchi amici – da
Luciano Erba a Maria Corti – Interlinea vuole coltivare il suo solco nella
terra della poesia. Con una collana dal nome classico suggerito da Carlo
Carena, “Lyra”, che si inaugurerà a settembre con la nuova opera del
grande Adonis, Siggil, con testo arabo a fronte e una nota di Andrea
Zanzotto, con una raccolta di frammenti di Saffo, ripescando anche un
testo raro di Manara Valgimigli, e con pensieri ispirati proprio al
ricordo di Vanni (come non intitolarli All’insegna del pesce d’oro?), per seguire con testi di Zanzotto, Buffoni,
Jahier, Miller... Forse libri per pochi lettori. Pochi ma buoni, come
piacevano al piccolo grande editore.
Roberto Cicala
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Fanno
parte dei momenti indimenticabili di una vita quelle rare occasioni in cui
l’essere umano vede se stesso come dal di fuori e improvvisamente
riconosce in sé dei tratti che il giorno prima ancora non c’erano o gli
erano sconosciuti. Con un leggero brivido di sgomento ci rendiamo conto
che noi non siamo quell’essenza ben definita, sempre uguale ed eterna,
quale per lo più ci sentiamo; risvegliati per un istante da quel sogno
dolce e menzognero, ci vediamo trasformati, cresciuti o impiccioliti,
evoluti o regrediti; per un istante, non importa se con orrore o con
felicità, ci vediamo e ci sentiamo nuotare nella corrente infinita del
divenire, della metamorfosi, della caducità che tutto erode senza posa; è
una sensazione che naturalmente ci è ben nota, ma dalla quale siamo
abituati a escludere noi stessi e forse qualche nostro ideale.
Del resto, se fossimo svegli,
se quei secondi o quelle ore di risveglio diventassero mesi o anni, non
saremmo capaci di vivere, non lo sopporteremmo in alcun modo; nella
maggior parte dei casi gli uomini non si rendono neppure conto di quelle
rapide occhiate, di quei momenti di consapevolezza, ma, come Noè
nell’arca, abitano per tutta la vita nella torre del proprio io
apparentemente immutabile. Essi vedono davanti a sé la corrente della
vita, il fluire mugghiante della morte, scorgono amici ed estranei
trascinati via; li invocano, li rimpiangono e credono di rimanere sempre
immobili sulla riva a guardare, senza doversi addentrare nel flusso della
corrente e della morte. Ogni uomo è il centro del mondo, il quale sembra
girare docilmente attorno a ciascuno e ogni uomo e ogni giorno della sua
vita è fine e apice della storia universale. Dietro di lui sono appassiti
e tramontati popoli e millenni e davanti a lui non c’è nulla. Tutto
l’enorme apparato della storia universale sembra servire solo per
l’attimo, per l’acme del presente.
Questo brano introduce la storia che potete leggere in Ricordo di Hans di
Hermann Hesse (pp. 80, lire 10 000).
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Leggeva
solo la pagina destra del giornale. Mangiava solo i cibi che c’erano nella
parte destra del piatto. Sempre così. Il cervello di Bianca aveva
cancellato tutto quanto provenisse da sinistra.
La conobbi quando tornai dalla clinica dove ero stata per lungo tempo per
la mia riabilitazione dopo un grave incidente. Lì avevo delle priorità
assolute: camminare e parlare. Poi, ritornata alla vita cosiddetta
“normale”, mi accorsi che c’erano problemi altrettanto vitali da
affrontare. Non camminavo ancora bene, ma, cosa che era molto più grave,
mi appoggiavo totalmente sulla gamba sana.
L’arto sinistro sopportava il
peso di tutto il corpo e, come era logico, a lungo andare il ginocchio si
gonfiò e cominciò a farmi male.Il medico mi prescrisse delle terapie, da
farsi da esterna all’ospedale. Il giorno stabilito, superai le doppie
porte a vetri per raggiungere il reparto. Lì stavano parcheggiati quattro
o cinque ammalati in carrozzella, tutti uomini, che guardavano fuori,
incuriositi dall’andirivieni di persone e automobili. Un po’ discosta
stava una donna sulla cinquantina, magra e piccola, con i capelli
cortissimi tutti scompigliati: la zazzera di chi ha subito un’operazione
alla testa. Anche lei era su una sedia a rotelle. Mi sembrò di una
tristezza senza fine: stava con la testa bassa, incurante di ciò che la
circondava.
Mentre passavo, cercai con gli occhi i suoi occhi, per sorriderle. Mi
incontrai con uno sguardo colmo di lacrime trattenute a fatica. Il sorriso
mi si spense di colpo.
Non mi fermai presso di lei. Non la conoscevo e non potevo entrare nel suo
dolore con una pacca amichevole sulla spalla. Avevo imparato il rispetto
per la sofferenza altrui. Ma per tutta la terapia quel giorno pensai a
lei. Quando uscii, la donna era immobile, con la testa bassa; le
sgorgavano a zampillo lacrime che le bagnavano la tuta da ginnastica.
Mi feci coraggio e le domandai se stesse male e se avesse bisogno di
qualcosa. Ero convinta che non avrebbe risposto o che mi avrebbe congedata
con due parole brusche. Invece, sempre piangendo, mi raccontò confusamente
che aspettava la madre che non arrivava: era preoccupata, triste e le
veniva da piangere. Piangeva sempre. A vederla da vicino, aveva un viso
cereo, i lineamenti minuti, gli occhi scuri, molti capelli grigi.
Bianca era emiplegica dalla parte sinistra; non aveva problemi di parola;
era stata operata all’emisfero destro del cervello. I capelli non
nascondevano del tutto una cicatrice sulla tempia destra, che faceva una
certa impressione: rotonda come una moneta da cinquanta lire, con del
sangue raggrumato. Sembrava che si fosse sparata un colpo di pistola in
testa.
Potete continuare a leggere la storia in La forza del cuore di
Laura Prete (pp. 104, lire 18 000). |