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Ritagli stampa per il Natale in letteratura
In sette anni di vita della collana, i giornali si sono più volte occupati dei titoli pubblicati in “Nativitas”. Recensioni approfondite e segnalazioni rapide, consigli di lettura e ricognizioni sull’intero catalogo, da “Topolino” a “L’Osservatore Romano”, tanto per internderci. La stampa nazionale ha comunque riservato sempre molta attenzione all’annuale appuntamento con i libri di Interlinea che propongono una lettura del mistero e della tradizione del Natale dal punto di vista della letteratura. Ecco una parziale selezione di articoli recenti.

Racconti natalizi di Vincenzo Consolo (“La Sicilia”, 15 novembre 1999): «Un libro dedicato per molti versi alla Sicilia e che intorno alla Sicilia sviluppa i suoi temi» (Vincenzo Consolo, Il teatro del sole, pp. 48, lire 10 000).

Un poeta cinese scriveva… (“Avvenire”, 22 dicembre 1999): «Le novaresi edizioni Interlinea, che forse prenderanno il posto del compianto Vanni Scheiwiller per la circolazione della poesia al di fuori dei circuiti strettamente commerciali, hanno pubblicato un testo eccezionale del poeta cinese» (Ai Qing, La mangiatoia, pp. 64, lire 15 000).

Il poeta? Anche perdendo, vince (“Il Gazzettino”, 30 novembre 1999): «È un libro sui generis questo ultimo di Elio Fiore, perfettamente in linea con tutta la sua storia e la sua produzione, ma diverso dalle solite estenuanti liriche di certa poesia contemporanea» (Elio Fiore, I bambini hanno bisogno, pp. 64, lire 15 000).

Alla corte di Golosone (“Andersen”, dicembre 1998): «Chodasevic costruisce un perfetto racconto circolare, concluso dal ritorno ad un mondo di piccoli piaceri quotidiani, e ricorre ad una serie di topoi tipici del mondo della fiaba e della cultura popolare, ricreati con sapienza e freschezza» (Vladislav Chodasevic, L’indovinello, pp. 40, lire 8 000).

I fioretti di san Francesco, scommessa sulla vita (“Il Gazzettino”, 6 febbraio 1999): «Il Natale illustrato da Giotto raccoglie alcuni brani di Tommaso da Celano che narra come, proprio per amor di povertà, Francesco abbia inteso celebrare la nascita del bambino Gesù attraverso l’allestimento del presepio di Greccio» (Il Natale di Francesco d’Assisi, illustrato da Giotto, pp. 32, lire 8 000).

“Tentazioni” anni ’30 sul lago d’Orta innevato ( “La Stampa”-inserto “Tuttolibri”, 21 novembre 1996): «Una vigilia di Natale sul lago d’Orta avvolto nella neve. Un lungo dialogo, sul treno e oltre, due realtà a confronto: il bene e il male, la verità e la tenebra, il sacro e il profano» (Mario Soldati, Tentazioni, pp. 40, lire 8 000).

Il maestro Ambrogio non invecchia (“Il Sole 24 ore”, 10 novembre 1996): «Ambrogio è il vero fondatore dell’innologia occidentale e, anche se con sicurezza può essere attribuita a lui solo una dozzina di composizioni, egli rimane un punto di riferimento capitale» (Ambrogio, Inni natalizi, pp. 64, lire 10 000).

Natale per bambini e ragazzi (“Gioia”, 21 dicembre 1996): «È una deliziosa raccolta di filastrocche natalizie dell’indimenticabile Rodari, per bambini di ogni età, genitori compresi» (Gianni Rodari, Il mago di Natale, con disegni a colori di Bruno Munari, pp. 32, lire 5 000).

Campane e folletti in una notte di fine anno (“Il Sole 24 ore”, 24 dicembre 1995): «”Le figure e le cose formicolano nelle sue pagine come in un quadretto fiammingo”, scrisse Cesare Pavese e colse a pieno l’atmosfera di questo romanzo» (Charles Dickens, Le campane, pp. 136, lire 10 000).

Presepi di saggezza (“Il Sole 24 ore”, 24 dicembre 1995): «Chi ha sempre cantato con grande poesia e realismo i giorni del Natale è Luigi Santucci. È un innamorato della Natività, non solo e principalmente per ragioni di fede» (Luigi Santucci, L’incantesimo del fuoco, pp. 64, lire 8 000).

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Venezia: il premio San Vidal assegnato a “Nativitas”
 

Un premio sotto l’albero per la collana “Nativitas”: un riconoscimento di caratura nazionale è stato assegnato lo scorso dicembre dall’Unione Cattolica Artisti Italiani. Si tratta del premio San Vidal, giunto alla dodicesima edizione, che segnala ogni anno un’opera di narrativa e una casa editrice che esprimono, come si legge nel bando, «le testimonianze ricche di spiritualità e la ricerca dei valori profondi dell’esistenza nella dimensione contemporanea».
La motivazione del premio, consegnato a Venezia al direttore editoriale di Interlinea è tra le più lusinghiere: «le edizioni Interlinea di Novara propongono, in una veste semplice e preziosa, testi rari, operando una suggestiva riscoperta di valori poetici dimenticati». «Nella collana Nativitas» scrive in particolare la giuria del premio «rivedono la luce testi essenziali della tradizione cristiana, in particolare patristica, con il forte sapore delle origini, ma, insieme, con movenze di grande attualità». Parole di elogio anche per la collana “Passio” che, si legge ancora nella motivazione, «presenta scritti brevi ma intensi: Turoldo, Rebora, Claudel…»
 

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Letture sotto l'albero - 1 (Giovannino Guareschi)
Guareschi: "Ecco la favola del mio Natale di prigionia"
 

Questa favola è nata in un campo di concentramento del Nordovest germanico, nel dicembre del 1944, e le muse che l’ispirarono si chiamavano Freddo, Fame e Nostalgìa. Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un “castello” biposto, e sopra la mia testa c’era la fabbrica della melodia. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d’angora.
«Adesso la nonna racconta una fiaba al bambino per farlo addormentare», dicevo alle assicelle del soffitto. Oppure: «Adesso la nonna, il bambino e il cane montano in treno e fanno un lungo viaggio nella notte».
E le muse ispiratrici salivano al piano superiore e dal soffitto piovevano semibiscrome.
Si avvicinava il secondo Natale di prigionìa: Fame, Freddo e Nostalgìa.

Tra i sei o settemila ufficiali prigionieri nel lager c’erano professionisti e dilettanti di musica e di canto. Qualcuno era riuscito a salvare il suo strumento, qualche strumento lo prestarono i prigionieri francesi del campo vicino. Coppola concertò le musiche e istruì orchestra, coro e cantanti. I violinisti non riuscivano a muovere le dita per il gran freddo; per l’umidità i violini si scollavano, perdevano il manico. Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo. Ma la sera della vigilia, nella squallida baracca del “teatro”, zeppa di gente malinconica, io lessi la favola e l’orchestra, il coro e i cantanti la commentarono egregiamente, e il “rumorista” diede vita ai passaggi più movimentati.

La nostalgìa l’hanno inventata i prigionieri perché in prigionìa tutto quello che appartiene al mondo precluso diventa favola, e gente ascolta sbalordita qualcuno raccontare che le tendine della sua stanza erano rosa. In prigionìa anche i colori sono una favola, perché nel lager tutto è bigio, e il cielo, se una volta è azzurro, o se un rametto si copre di verde, sono cose di un altro mondo. Anche la realtà presente diventa nostalgìa. Noi pensavamo allora alle cose più umili della vita consueta come meravigliosi beni perduti, e rimpiangevamo il sole, l’acqua, i fiori come se oramai non esistessero più: e per questo uomini maturi trovarono naturale che io, per Natale, raccontassi loro una favola, e giudicarono originalissimo il fatto che, nella favola, un uomo s’incontrasse con sua madre e col suo bambino.

«Che fantasia», dicevano. «Come fai a pensare tutte queste strane faccende?»

E la banalissima vicenda interessava i prigionieri forse più ancora del contenuto polemico della fiaba stessa.

Perché La favola di Natale ha anche un contenuto polemico che le illustrazioni rendono oggi evidente anche al meno avvertito dei lettori, sì che io potrei premettere alla fiaba: «I personaggi di questo racconto sono tutti veri e i fatti in esso accennati hanno tutti un preciso riferimento con la realtà». La “realtà” era tutt’intorno a noi, e io la vedevo seduta a tre metri da me, in prima fila, vestita da Dolmetscher: e quando il “rumorista-imitatore” cantava con voce roca la canzoncina delle tre Cornacchie e il poliziotto di servizio sghignazzava divertito, io morivo dalla voglia di dirgli che non c’era niente da ridere: «Guardi, signore, che quella cornacchia è lei».
«Io vi racconterò una favola, e voi la racconterete al vento di questa sera, e il vento la racconterà ai vostri bambini. E anche alle mamme e alle nonne dei vostri bambini, perché è la nostra favola: la favola malinconica d’ognuno di noi». Io, la sera della vigilia del ’44, conclusi con queste parole la premessa: ma il vento avrà sentito? O, se ha sentito, sarà riuscito poi a superare i baluardi della censura? O, lungo la strada, avrà perso qualche periodo? Ci si può fidare del vento in un affare così delicato?

Potete leggere la storia in La favola di Natale di Giovannino Guareschi (pp. 80, lire 18 000) con i disegni originali dell'autore.
 

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Letture sotto l'albero - 2 (Laura Mancinelli)
La musica dell'isola dopo l'alluvione
 

L'isola di San Giulio, che sorge come incantata davanti a Orta, sul lago omonimo, emana un'atmosfera misteriosa, inquietante, quasi di magia. Questa sensazione si accentua, diventa tangibile quando si mette piede sull'isola, almeno nella circostanza particolare in cui io la visitai per la prima volta. Erano i giorni dell'alluvione del 1993 e l'isola era deserta, deserte le vie strette tra i muri delle ville, deserta la chiesa di San Giulio, e buia... eppure le piante che si vedevano sporgere al di sopra dei muri erano quelle che si possono vedere in qualsiasi isola lacustre del Piemonte, e la chiesa simile ad altre chiese dell'epoca. Ma il mistero che circola in quelle vie, nella chiesa e nell'aria è intenso. Nasce forse dalla storia dell'isola, dalle memorie sepolte in essa, dal silenzio? Quando poi al silenzio si aggiunge la musica dell'organo... tutto in essa diventa possibile.

Così Laura Mancinelli presenta il racconto La musica dell'isola (pp. 40, lire 10 000, edizione in tiratura limitata)vincitore del premio letterario "Storia di Natale" 2000

   
 

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