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Per la prima volta un'antologia sulla poesia medioevale catalana
C’è un vivo interesse negli ultimi anni in Italia intorno ad una terra ricca di storia e di tradizioni, fulcro di un movimento culturale che ha lasciato le proprie tracce in tutta l’Europa mediterranea, compresa la stessa Italia: la Catalogna. L’interesse è così profondo da non escludere alcun aspetto della realtà catalana, finanche quello dell’assetto politico ed economico.
In questo quadro di scoperta (o di riscoperta) di un così significativo universo culturale, va collocata la pubblicazione da parte di Interlinea della prima ed unica antologia della poesia catalana del Medioevo.
L’antologia, che esce nella collana “Studi” di Interlinea, raccoglie componimenti dei maggiori poeti di Catalogna tra la fine del ’200 e gli inizi del ’500 contornati da opere di poeti minori.
Curatore del volume è Giuseppe Sansone, già ordinario di filologia romanza a Roma, dottore honoris causa dell’università di Barcellona, notoriamente considerato il fondatore degli studi catalani in Italia dal dopoguerra in poi.
«L’intento – spiega lo stesso Sansone –  è stato quello di presentare un quadro delle varie forme poetiche di provenienza ed imitazione trobadorica da una parte e di influenza italiana dall’altra quali momenti forti della circolarità culturale di cui la Catalogna è stata in tutti i secoli portatrice. I nomi di Raimondo Lullo (Llull), di Jordi de Sant Jordi, il gruppo dei Masdovelles oppure gli antenati di Ausias March, massimo poeta dell’intera poesia catalana e figura di grande spicco europeo, sono soltanto alcuni di quelle personalità di grande rilievo che compaiono in questo volume: dove sono contemplati i generi letterari più vari così che il lettore possa farsi un’idea complessiva dello sviluppo storico di una vicenda poetica che non è certo inferiore a quella di altre nazionalità europee».
Con questa antologia, Interlinea ha voluto proporre un’opera nella quale fosse primeggiante la voce poetica: questo vuol dire che a fianco della necessaria informazione circa la vicenda storica, i poeti sono stati tradotti tutti in versi formalizzati, con lo scopo di rendere più affascinante il godimento della lettura.

Giuseppe E. Sansone, Poesia catalana del Medioevo (pp. 288, lire 50 000).
 

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Lungo i sentieri della poesia italiana del Novecento
 

Un’analisi a più mani, dettagliata ed approfondita, delle più significative voci della poesia italiana del primo Novecento, seguendo il percorso che la cultura a cavallo dei due secoli ha compiuto, nel tentativo di esplorare le dimensioni della sua crisi, anche dal punto di vista esistenziale. È questo il senso di un volume estremamente interessante, Sentieri poetici del Novecento, pubblicato da Interlinea nella collana “Studi”. Da Gozzano a Montale, da Caproni agli ermetici: una riflessione sulla poesia italiana del ventesimo secolo attraverso i saggi di alcuni tra i più affermati studiosi della letteratura: da Elio Gioanola a Silvio Ramat, da Giuseppe Langella a Franco Buffoni. I saggi affrontano le tematiche forti della produzione poetica, seguendo il filo che lega le sensibilità dei diversi autori. Il volume si snoda dalla poetica di Guido Gozzano, con un interessante approfondimento del Decadentismo, attraverso i “casi” dei movimenti vociano ed ermetico, fino a figure di altissimo livello poetico e spirituale, come Sbarbaro, Montale, Sereni, Caproni e Luzi, per concludere con una incursione nella realtà della poesia degli ultimi decenni.
Curatore del volume è Giuliano Ladolfi, critico letterario, docente di letteratura nella scuola superiore. Ladolfi è autore di saggi sulla poesia del Novecento (tra cui il recentissimo Per un’interpretazione del Decadentismo con presentazione di Elio Gioanola) ed è direttore della rivista “Atelier”. Per Interlinea ha curato, con Marco Merlin, Il sacro nella poesia contemporanea, con un saggio di Mario Luzi, e con Roberto Carnero Sentieri narrativi del Novecento. 

Sentieri poetici del Novecento, a cura di Giuliano Ladolfi (pp. 136, lire 25 000).
 

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Letture con i nostri poeti: 1) Paolo Bertolani
I libri sono fatti di occhi, mani, frescure nelle poesie di Bertolani
 

Presentiamo in anteprima due testi di Paolo Bertolani (poeta ligure con all’attivo volumi in dialetto presso Einaudi, Guanda e Garzanti) che saranno raccolti in Libi in uscita nella collana “Lyra” con nota di Giovanni Tesio.

LIBI
Nó quei ca vedo chì,
missi a paéde, issà pe i muri,
ma quei fati de strade site e ciàe,
de òci, man, frescùe dré ae cane,     
de fòge ’nter libio d’òo de l’aia.

(Libri. Non quelli che vedo qui, / messi a filari, alzati lungo i muri, / ma quelli fatti di strade silenziose e chiare, / di occhi, mani, frescure dietro le canne, / di foglie nel libro d’oro dell’aria).

BIGÉTO
Paolo che te scrivi di fòe aa te menìna,
me ca gi lèso e l’è n’óa de nòte,
gh’è ’n vento de lebécio e de incanto
me ven matina,
                            spòrseme fito
’a pena der te chèe, c’ló te die
bón e lingéo, ’a stima – che te
te sé fae – de l’aia, di fòge,
de quélo che parla sensa parlàe,
chi vóa sensa voàe.

Giùteme, che l’è di mesi ormai
ca mio ’sti fògi bianchi de bugà
dónde nó bata pu ’a luse de mae,
nì artro se ghe posa che cunta, da cuntàe.

(’Sta ómbia de bigéto per quando
la te devénte buie ’e scàe
e la ne pae che tuto podiài scalamàe
e che po’ nó gh’è pu gnente).

(Biglietto. Paolo che scrivi delle favole alla tua bambina, / io che le leggo ed è l’una di notte, / c’è un vento di libeccio e d’incanto / mi viene mattina, /porgimi presto / la penna del tuo cuore, quel tuo dire / buono e leggero, la stima    che tu / sai  fare     dell’aria, delle foglie, / di quello che parla senza parlare, / che vola senza volare. / Aiutami, che sono mesi ormai / che guardo questi fogli bianchi di bucato / dove non batte più la luce di mare, / né altro vi si posa che conta, da raccontare. // (Quest’ombra di biglietto per quando / ti diventano buie le scale / e ci sembra che tutto potrebbe franare / e che poi non c’è più niente).
 

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Letture con i nostri poeti: 2) Franco Buffoni

Il fuoco su di te piccolo bimbo
 

Il fuoco su di te piccolo bambino
Che imperiosamente chiedi
Di farti funzionare il fono
Perché ti piacciono le spine.
Il fuoco dei pensieri su di te
Perché sei da solo tanto forte
A chiedere perché
Fino a domani a chiederlo,
E io, theios tuo,
Sarò la sede del tuo empirismo,
Proverò perché fa tanto male se:
Mi farò male per te:
E se vorrai piccolo bambino
Un giorno cercheremo insieme
Il circo romano nel buio,
Che non mi riuscì di trovare
Perché ero solo.

Da Franco Buffoni, Theios (pp. 80, lire 18 000).

   
 

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