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Letture con i nostri poeti: 3) Saffo
"Finché ci sia respiro": per Saffo poesia è vita
La poesia di Saffo è «perfetta e anche, direi, nel suo timbro mite, nella sua leggiadrezza fantastica, dei modi e dell’arte di Saffo assai più che la precedente espressione “perfetta”. Fervore di sangue che si dilata come in respiri profondi; contemplazione desiderio e possesso di cose belle»: così scrive Manara Valgimigli, grande grecista scomparso, nel testo che accompagna i dodici frammenti pubblicati nella collana “Lyra”. 

Ne scegliamo qui alcuni nella traduzione di Lucio Coco.

Di lei vorrei l’amabile incedere,
lo splendore luminoso del viso vedere,
più dei carri dei Lidi e i fanti
che si combattono in armi.
                                (dal frammento 16)

E con grazia sorridi: il cuore
mi fa tremare nel petto.
Nell’attimo che ti vedo non so
                                         dire più niente,
la lingua mi si spezza, lieve
mi corre sotto la pelle un fuoco,
con gli occhi non vedo nulla e le orecchie
mi ronzano.
                                (dal frammento 31)

Saffo, Finché ci sia respiro. Dodici frammenti (pp. 32, lire 18 000, edizione a tiratura limitata).
 

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Letture con i nostri poeti: 4) Annalisa Cima
Ride il "tempo predatore" che sa quanto sia inutile sperare
 

Con una citazione di Leonardo («O tempo, veloce predatore delle create cose…») si apre la silloge di Annalisa Cima intitolata Il tempo predatore, che ora esce in una nuova edizione con due testimonianze di Oreste Macrì e di Jean Starobinski nella collana “Biblioteca della Fondazione Schlesinger”, con cinque disegni di Eugenio Montale. Presentiamo l’inizio della poesia ‘Eros’ e il tempo.

Ride il tempo predatore che sa
quanto per noi sia inutile sperare
nel buon fato, inutile gioire
nel vivere, perché già s’avvicina
il giorno del dolore e dell’assenza.
Demenza degli dèi crudeli
che ci lasciarono in balia
di un destino ottuso.
Per la morte dei nostri amici
per l’ingiustizia e il delirio
di chi perseguita uomini e infelici
si spezza nel dolore ogni fibra.
Perciò accuso il vivere ingiusto
che fa soffrire questi e quelli.
Accuso chi accumula denaro,
perché la vita è breve ed è vera
solo s’è vissuta come dono.
Vorrei espandermi in un fraterno
abbraccio alla gente, che capisce
il significato della conoscenza.
Così, poeta e donna piango due volte:
nascita, morte e la nostra sorte,
in un alterno canto modulato
di sibilanti e note sommesse...

 

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Letture con i nostri poeti: 5) Silvana Lattmann

Attendere l'incontro
 

22 giugno, ore undici

Nel giorno luminoso di giugno, sopra la roccia, testimone il mare, io mi consegnai in trasparenza. Dissi: «Se tu entrassi dove nasce il riso, che ridere non è, vi cadresti in conoscenza». Stava silenziosa l’aria, ma il gabbiano tagliò il fermo dell’acqua e subitamente vidi le porte, senza limite di numero, chiuse aperte fra il tuo e il mio spazio. A te seduce girarle su cardini di concetto e io amo la tua diversità. È dono gioco di grazia. Altro da te, esiste per me un ondeggiare di porte sempre aperte o quasi in vigilie di attimi. Dove dunque l’incontro?

22 giugno, ore ventuno

Il sole andava. Noi sotto l’albero. E mi empiva, in questo giorno che non aveva terra ai piedi, la meraviglia del mondo. «Il verde del fico è verde» dissi «la foglia sono io. Nel mio tessuto corre latice. Se il polso celebra la sua esaltazione sul binario dell’effimero – e nonostante torno all’attimo riso del vuoto –, in godimento mi offro quale riconoscenza pura nell’inchino di grazie». Ma il tuo occhio scivolò via da me. Forse fu paura la tua, o la mia ti sembrò insignificanza.

Da Silvana Lattmann, Da solstizio a equinozio. Diario amoroso (pp. 72, lire 18 000).
 

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