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Letture sotto l'albero: 3 (Sebastiano Vassalli)
Vassalli: "C'è un altro mondo nel mio Piemonte..."
Per un uomo della pianura, come sono io, il mondo delle colline è storicamente un altro mondo, che incomincia al di là del Po. Il Po è, da sempre, un confine ideale, oltre che geografico, tra realtà contigue e non assimilabili: quella appunto della pianura, del riso, dei pioppeti, delle acque sorgive, e quella della vite e della collina. La città di Casale, che si trova in pianura ma dall’altra parte del fiume, è il luogo dove le due realtà si incontrano e si confrontano da sempre, così come Istanbul-Costantinopoli è il luogo dove si incontrano e si confrontano Europa e Asia; è la nostra piccola Costantinopoli padana. Nel Seicento, quando qualcuno veniva condannato all’esilio in questa parte dell’allora Ducato di Milano, le guardie lo scortavano fino al Po e lo mettevano sul traghetto per l’altro mondo, cioè per Casale: che gli abitanti della pianura vedevano attraverso le nebbie del fiume, come in una favola, circondata da colline irreali ed evanescenti. «La città», scrisse nel 1630 un anonimo funzionario spagnolo in una relazione per la corte di Madrid, «è costruita in una pianura agli estremi limiti del Monferrato. È rotonda, tranne la zona del castello che forma una specie di punta [...]. Nel fiume ci sono molti mulini ed accanto ad essi una piccola isola formata dal fiume stesso; c’è anche un’isola molto più vasta. Dalla terra all’isoletta, di fronte al castello, c’è una pesante catena che serve di difesa ai mulini. Dall’isola piccola si arriva all’isola grande per mezzo di barche e di qui alla terraferma con altre barche». Il mondo delle colline ha un respiro suo proprio, che non è lo stesso respiro della pianura e di nessun altro luogo, e che di là dal Po si percepisce un po’ dovunque, ma soprattutto in prossimità dei canneti. Il canneto, quando io ero ragazzo, era la parte più segreta di ogni vigna e l’elemento più misterioso del paesaggio collinare; per chi ci entrava, era la porta d’ingresso di un altrove che – come la siepe di Leopardi – comunicava direttamente con i concetti assoluti: il tempo, l’eternità, l’infinito... Non sempre, ma spesso, accanto al canneto c’era la buca dell’acqua; pozzo o gorgo, dove i ragazzi e anche gli adulti si affacciavano per vedere riflessa la loro immagine, e per spiare, dietro quell’immagine familiare, un’altra immagine, quella della morte acquattata nella profondità apparentemente immobile dell’acqua.

Questo brano è tratto dal volume di Sebastiano Vassalli Il mio Piemonte, con traduzione inglese, tedesca e francese.
 

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"Lyra": scelte di poesia da Lalla Romano a Enzensberger
 

Nel corso del 2002 numerose novità hanno caratterizzato la collana di poesia “Lyra” di Interlinea il cui avvio è stato segnalato dalle scelte di un comitato di cui facevano parte Maria Corti, Luciano Erba, Franco Buffoni e Giovanni Tesio con Roberto Cicala. La collana ha ora poco più di un anno di vita ma può già vantare in catalogo nomi come Clemente Rebora (con la prima edizione commentata e fondata sugli autografi inediti di Curriculum vitae), Paolo Bertolani, il catalano Carles Duarte, il cinese Ai Qing, lo sloveno Tomaz ˇSalamun, lo stesso Buffoni, il classico inglese Robert Browning ritradotto da Roberto Piumini, la poetessa greca dell’amore Saffo, e più di recente ha ospitato un’importante plaquette in occasione degli ottant’anni di Luciano Erba, una autoantologia d’autore con diversi inediti e autografi, col titolo Si passano le stagioni. Senza dimenticare le sillogi di autori ospitate “fuori serie”, dalla riscoperta della primonovecentesca Cesarina Rossi a Giuseppe Sansone, a Franco Esposito con testo albanese a fronte e un dialettale scoperto da Maria Corti, Franco Spazzi. In futuro, per l’inizio del 2003, sono invece attesi Alessandro Parronchi, Remigio Bertolino (un dialettale scoperto da Giovanni Tesio) e il giovane esordiente Filippo Neri presentato da Alda Merini.
Due sono però i titoli che in questi ultimi mesi sono stati maggiormente alla ribalta, portando nel catalogo Interlinea due firme prestigiose. Il primo nome è quello di Lalla Romano. Interlinea ha fatto uscire in occasione del recente primo anniversario della morte della scrittrice il volume Poesie (forse) utili, a pochi mesi dalla pubblicazione presso Einaudi di quella che si riteneva fosse l’opera omnia della Romano poetessa. Tutto è nato da una busta. Una grande busta gialla. Dentro, 26 fogli, in parte manoscritti e in parte dattiloscritti, con 14 poesie totalmente inedite e una decina di testi editi, sia pure con varianti anche vigorose, nelle diverse raccolte della Romano finora conosciute. Sulla busta, una frase scritta di pugno dall’autrice: «Poesie utili» a penna, e poi, a matita, un’aggiunta tra parentesi: «(forse)». Da qui il titolo. La busta è stata ritrovata soltanto di recente da Antonio Ria (che, come dice di sé nella premessa, di Lalla Romano «è stato compagno di vita e di lavoro ed ora continua nel compito che lei gli ha espressamente assegnato, quello di testimone»). Nell’edizione Interlinea di queste poesie sono riprodotti fotograficamente, oltre agli autografi con varianti, anche numerosi disegni coevi, tutti inediti: ritratti, paesaggi e fiori.
Il secondo nome di rilievo è quello di Hans Magnus Enzensberger di cui Interlinea ha pubblicato Il teatro dell’intelligenza in occasione dell’assegnazione del premio LericiPea alla carriera. Il libro raccoglie testi inediti (poesie e prose) e nuove traduzioni di poesie del grande intellettuale tedesco. Il libro è stato curato da Alfonso Berardinelli, che ne ha scritto l’intensa introduzione, mentre le traduzioni dal tedesco sono di Anna Maria Carpi. Un volume che rivela ancora una volta le caratteristiche di questo intellettuale a 360 gradi, le cui poesie sono sapientemente intessute di giochi di parole, termini gergali, citazioni saggistiche, spesso nutrite di satira politica. Rivolgendosi allo stesso autore, ha scritto nell’introduzione Alfonso Berardinelli: «Caro Magnus, la tua diabolica abilità di scrittore deve avermi un po’ abbacinato. Al punto che davvero le tue poesie e i tuoi saggi mi hanno portato a una confusione alla quale mi sono da tempo affezionato e a cui non riesco ormai a rinunciare. Parlo della confusione (meglio: rapporto osmotico) tra poesia e prosa».

Lalla Romano, Poesie (forse) utili, con autografi e disegni inediti, a cura di Antonio Ria, presentazione di Carlo Ossola (pp. 96, euro 10).
Hans Magnus Enzensberger, Il teatro dell’intelligenza, a cura di Alfonso Berardinelli, traduzione di Anna Maria Carpi con testo tedesco a fronte (pp. 84, euro 10).
 

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Palandri: un narratore riflette su scrittura e letteratura
 

È uscito a fine settembre ed è già stato salutato dalle recensioni come un esempio raro nel panorama italiano. È il nuovo libro – questa volta non narrativo ma di saggi – di Enrico Palandri, La deriva romantica. Ipotesi sulla scrittura e sulla letteratura, pubblicato nella collana “Biblioteca”. Boccalone di Palandri è considerato l’iniziatore della stagione letteraria degli anni ottanta per le novità stilistiche e tematiche che hanno aperto la strada a una nuova generazione di autori, da Tondelli a De Carlo, da Busi alla Tamaro. Palandri ha continuato a pubblicare romanzi con crescenti consensi in Italia e in altri paesi europei e in questo libro si rivolge a una scrittura saggistica nuova. L’autore va in cerca di uno «stile necessario». Attraverso Nievo, Calvino, Tondelli, Celati e una discussione aperta sui problemi della scrittura, tenta di capire il postmoderno e dunque l’attualità.

Enrico Palandri, La deriva romantica Ipotesi sulla letteratura e sulla scrittura (pp. 132, euro 20).
 

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Tra Parsifal e Medioevo due intense opere di narrativa
 

Due volumi delle collane di narrativa di Interlinea hanno ottenuto in questi mesi prestigiosi riconoscimenti critici. L’interruzione del Parsifal dopo il primo atto, romanzo di Giuseppe Curonici, è stato definito da Maria Corti, che ha caldeggiato la pubblicazione, «l’opera di un grande esordiente in narrativa» ma ha suscitato nella critica una serie di commenti positivi (tra cui un’entusiastica recensione di Luca Doninelli sul “Giornale”), tanto che il libro è in corsa per l’assegnazione di prestigiosi premi letterari. Un premio significativo, il Premio della Resistenza-Città di Omegna (sezione “Scaffale”) è andato invece a La colpa di una madre, un intenso e drammatico romanzo storico di Maria Adele Garavaglia, pubblicato nella collana “Gli aironi”. Il libro ripercorre, dando loro veste letteraria, i fatti legati ad un processo per infanticidio realmente accaduto nella campagna piemontese a fine Medioevo.

Giuseppe Curonici, L’interruzione del Parsifal dopo il primo atto (pp. 112, euro 15).
Maria Adele Garavaglia, La colpa di una madre. Un processo di fine medioevo (pp. 176, euro 10).

   
 

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