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De André il corsaro: un poeta della canzone raccontato da tre amici
È uscito a fine estate, incontrando moltissimo consenso tra i lettori di tutta Italia. E dopo alcune settimane di circolazione può già esse definito un piccolo “oggetto di culto” dei fan di uno dei più importanti poeti della canzone italiana d’autore. Si tratta di De André il corsaro, il volumetto edito da Interlinea nella collana “Alia” e firmato da tre nomi notissimi della letteratura e del giornalismo: Fernanda Pivano, Michele Serra e Cesare G. Romana. Il libro, che trae spunto da un ciclo di conferenze tenutosi a Borgomanero in provincia di Novara, ma che va oltre aggiungendo, ad esempio, lo splendido testo di Fernanda Pivano che traccia un parallelo tra De André e Dylan, non è la “solita” biografia, l’ennesima ricostruzione storica, ma ambisce ad essere un omaggio alla memoria di De André secondo uno stile che forse assomiglia un po’ al suo. «Ci siamo affidati – scrive Giovanni Cerutti nell’introduzione – a persone che lo hanno conosciuto in modi e momenti diversi, e con intensità diverse, chiedendo loro dei racconti. Non saggi specialistici, di cui pure c’è bisogno, non interpretazioni in cui troppo spesso l’autore scompare sotto le tesi del critico, non nostalgia del bel tempo andato della comune gioventù. Ma il racconto dell’incontro con la persona e con il suo mondo poetico, nel contesto sociale e in quello degli affetti». Ne esce così un ritratto inconsueto, sicuramente affascinante, sia pure nella concisione e nella levità del tocco narrativo. Così Fernanda Pivano si commuove nel ricordare Fabrizio come una persona buona «perché l’anarchico deve cominciare con l’essere buono. Fabrizio era un buono, accidenti se era buono!» Michele Serra lo descrive come «un signore seduto sul divano, con una camicia di jeans, i blue jeans, la sigaretta in mano, un bicchiere da qualche parte, immancabile, pieno di robaccia, però era la sua robaccia, quindi...»
Il libro ha in copertina una foto di Guido Harari che ritrae Fabrizio De André stagliato sullo sfondo del porto vecchio di Genova: un tono di rosso avvolge tutta la foto ed è quasi come se facesse tutt’uno della figura e dello sfondo, in un lento allontanamento che è la metafora di tutta la vita e l’arte di De André e anche di questo libro.

Fernanda Pivano, Michele Serra, Cesare G. Romana, De André il corsaro (pp. 56, euro 10).
 

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Dieci anni di libri di Interlinea: il convegno alla Fiera di Torino
 


Senza trionfalismi, nella coscienza sempre viva delle difficoltà in cui la piccola editoria di progetto è costretta a muoversi, ma con la serenità di chi sa di aver combattuto e di combattere una “buona battaglia”, Interlinea ha scelto Torino e la sua Fiera per un momento di festa per il proprio decennale. Domenica 19 maggio 2002, durante la rassegna internazionale del Lingotto si è tenuto un incontro nel quale la casa editrice ha incontrato amici, autori, collaboratori, librai che in questi anni hanno contribuito a costruire la storia di questo piccolo vascello di carta che ha salpato le àncore dalla provincia piemontese e che da tempo solca i mari dell’editoria italiana. La festa ha visto la partecipazione di molti ospiti illustri, che apprezzano e conoscono il lavoro di Interlinea e che hanno parlato del loro libro Interlinea preferito. Le testimonianze di affetto e di apprezzamento di Gianluigi Beccaria, Roberto Cerati, Marziano Guglielminetti, Roberto Piumini, Giuliano Vigini, Giovanni Tesio (da sinistra nella fotografia; al centro gli editori e fondatori Roberto Cicala e Carlo Robiglio), hanno dato il tono all’incontro ma anche altre personalità del mondo letterario e della cultura hanno fatto giungere il proprio saluto e il proprio augurio. La festa è stata poi aperta da un caloroso intervento di Ernesto Ferrero, direttore della Fiera, che ancora una volta ha testimoniato la propria stima per l’editore novarese. L’occasione è stata propizia anche per ricordare la figura di Maria Corti. A parlare di lei e del legame con la casa editrice è stato Angelo Stella (a destra nella foto) dell’università di Pavia, suo amico e collaboratore strettissimo.
 

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La maternità intellettuale di Maria Corti: la sua lezione prosegue con "Autografo"
 

Nell’anno del decennale, Interlinea ha perso una maestra e un’amica. È morta nella notte di sabato 23 febbraio all’ospedale San Paolo di Milano, all’età di 86 anni, Maria Corti. La scrittrice era stata ricoverata nella mattinata di venerdì a causa di una crisi respiratoria, ma il giorno prima stava ancora lavorando a progetti di scrittura e di edizioni, anche per Interlinea. Membro dell’Accademia dei Lincei, docente di lingua e letteratura italiana, fondatrice del Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia e di riviste come “Alfabeta”, “Strumenti critici” e “Autografo”, filologo e critico finissimo, amava anche la scrittura creativa e narrativa (in tutto ha pubblicato una decina di testi narrativi, di cui Giorgia Guerra tratta in Maria Corti, voci, canti e catasti).
Dal 1996, in occasione della pubblicazione del volume Parole in musica, una raccolta di saggi sul rapporto tra poesia e canzone d’autore, aveva iniziato (con un curioso testo “storico” sul rock demenziale) la sua collaborazione con Interlinea e con il suo animatore Roberto Cicala; collaborazione che negli anni è cresciuta coinvolgendola nel ruolo di direzione, non solo della rivista “Autografo”, ma anche della collana di inediti e rari “Biblioteca di Autografo” e della recente collana di poesia “Lyra”. L’età avanzata e la malattia non impedivano a Maria Corti di continuare instancabilmente la sua attività intellettuale, generosissima soprattutto verso i giovani. Questa è anche l’esperienza di Interlinea (un lungo ricordo di Roberto Cicala compare sull’ultimo numero 40 della rivista annuale “Microprovincia” di Stresa col titolo La maternità intellettuale di Maria Corti).
Di questa esperienza resta nel catalogo della casa editrice anche una traccia postuma, quasi un testamento. Fino alla vigilia della morte Maria Corti, infatti, aveva lungamente discusso il titolo e l’impaginazione del lungo saggio su Un ponte tra latino e italiano, uscito ora in ottobre, e l’ultimo numero della sua rivista “Autografo”, il periodico del Centro Manoscritti di Pavia attualmente diretto da Renzo Cremante, di cui ha voluto dedicare il numero 43 alla Morte e rinascita del dialetto con inediti di Zanzotto, Loi, Bertolani e la traduzione dialettale di Guccini di una commedia di Plauto, tra saggi approfonditi e recensioni militanti.
Proprio alle pagine di “Autografo” è affidato, con un numero in uscita, il ricordo di Maria Corti. Oltre ad alcuni ricordi e profili, il numero, curato da Renzo Cremante e Angelo Stella, propone pagine del suo diario – dall’infanzia all’ultima vigilia di Natale –, lettere a lei dei maggiori scrittori e intellettuali del Novecente e immagini inedite. Un numero memorabile della prestigiosa rivista che la “signora dei manoscritti” ha fondato e coltivato per tanti anni.

Ettore Colli Vignarelli

   
 

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