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Una moneta, una pallina e una sorpresa in versi un distributore di poesie alla festa di Gogol & C.

Recensione di: Specchi dell’assenza
06.06.2018
Da "La Repubblica" - Milano, Annarita Briganti, su " Specchi dell'assenza" di Faraj Bayrakdar.
«Un Distributore Automatico di Poesia alla Gogol &. Company. Lo ha realizzato Daniela Calisi, ricorda le macchinette che distribuiscono gadget per bambini, solo che le palline di plastica contengono testi di poeti contemporanei, che chiunque può prendere infilando una monetina da un euro. Sarà disponibile nella libreria di via Savona da domani per una settimana nell'ambito della rassegna "Poesia Libera. Sette Giorni Di Versi", a cura di Marta Santomauro.
Una manifestazione indipendente, con un programma che va dalla protesta politica al Poetry Slam, perfetta per una libreria che ha un'offerta di libri molto selezionata, un dehors dove si svolgono gli eventi quando il clima lo permette e un bar con birre artigianali e taglieri. La settimana della poesia di Gogol inizia domani con Alessandra Racca, che presenta il suo libro Nostra signora dei calzini (Neo. edizioni). Intervengono un'altra poetessa, Francesca Genti, e Daniela Calisi, che può spiegare di persona come funziona e cosa rappresenta il suo Distributore. Domenica arriva l'ospite d'onore, Faraj Bayrakdar. Siriano, classe 1951, quattordici anni di carcere alle spalle, rifugiato politico in Svezia, il poeta ha pubblicato due raccolte in italiano, 77 luogo stretto (nottetempo) e Specchio dell'assenza (Interlinea, entrambe tradotte da Elena Chiti). Poesie dissidenti nate durante la sua detenzione, imparate a memoria perché non aveva come annotarle, fatte uscire dal carcere grazie all'aiuto della figlia. L'incontro con Bayrakdar si intitola "La poesia come esercizio di libertà" e vede la partecipazione anche di Francesca Del Vecchio ed Elisabetta Bucciarelli.»

Specchi dell’assenza

di Faraj Bayrakdar

editore: Interlinea

pagine: 120

«La scrittura in carcere è stata un atto di resistenza» dichiara Faraj Bayrakdar, il poeta siriano che è stato arrestato più volte dal regime di Hafez Assad subendo il completo isolamento dal 1987 al 1993, senza carta né inchiostro per scrivere. In questa raccolta immagina specchi che «potevano / essere acqua pura / puro silenzio / o almeno puro pianto» ma le circostanze li hanno trasformati in «pietra / e il tintinnio del tempo e del luogo / aveva una macchia che somiglia a sangue». Eppure, anche nell’assenza dal mondo e nella crudezza della detenzione, il poeta pensa che «un uccello / basta / perché non cada il cielo». Con la stessa fede incrollabile nell’uomo e nella parola, Bayrakdar, rilasciato nel 2000 e residente in Svezia dal 2005, continua a scrivere e a lottare contro il regime degli Assad, per una Siria libera e democratica. Come scrive lui stesso nel 2015, in uno degli inediti che chiudono questo libro, «il suo senso di giustizia / gli dà un senso di forza / così non s’interroga mai / sul grado di debolezza / che affligge / il dittatore».

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