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Vergine madre

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Vergine madre
titolo Vergine madre
sottotitolo Voci di donna nella Commedia di Dante
autore
presentazione di
argomento Letteratura Teatro
collana Alia
marchio Interlinea
editore Interlinea
formato Libro
pagine 72
pubblicazione 2009
ISBN 9788882126834
 
15,00 12,75
 
Non ordinabile

Informazioni importanti

Con Dvd.
La «Vergine madre» del titolo viene dal Paradiso: la sua grandezza è posta accanto alla lussuria di tutte le donne come Francesca, al lato oscuro di Ulisse, all'aspetto meraviglioso e terribile di un padre come Ugolino, alla santità dei bambini come Piccarda: è la “commedia umana” di Dante, un percorso costeggiato da figure che compongono il disegno di una famiglia. Dalla lettura delle parole di Dante (eternamente ripetute, come le preghiere) scaturiscono storie. E a cantarle e raccontarle è qui una donna, perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di salvezza e di pace.
 

Biografia dell'autore

Lucilla Giagnoni

Lucilla Giagnoni è nata a Firenze nel 1964. Dopo la formazione alla Bottega teatrale di Vittorio Gassman, dal 1984 lavora come attrice ed entra a far parte della compagnia Laboratorio teatro Settimo partecipando agli spettacoli più significativi del gruppo tra i quali La Storia di Romeo e Giulietta (1990). Ha lavorato inoltre con Paola Borboni, Luigi Squarzina e con Alessandro Baricco e Gabriele Vacis ha realizzato nel 1998 Totem. È autrice di trasmissioni radiofoniche e dal 1996 scrive testi teatrali che interpreta sola in scena nel segno del teatro di narrazione: In risaia (1996), Atlante (2000), Chimera (2003).

Informazioni aggiuntive

Il volume raccoglie il copione dello spettacolo teatrale omonimo con la lettura dei canti. Le musiche originali sono di Paolo Pizzimenti. Anni fa era uscita un’edizione (esaurita) con cd audio. Vergine Madre è spettacolo con tour 2009 in Italia.

LO SPETTACOLO
Un progetto di Lucilla Giagnoni con Lucilla Giagnoni; collaborazione ai testi Marta Pastorino; musiche originali Paolo Pizzimenti; scene e luci Lucio Diana e Massimo Violato; segretaria di produzione Elisa Zanino; si ringrazia Paola Rota per i preziosi consigli.


Ad un certo punto la vernicetta patinata che ci ricopre, salta. Si scrostano ad una ad una le certezze: lavoro, futuro, democrazia. Gente che diventa sempre più ricca. Poveri , tanti poveri. Ignoranza. Esaurite tutte le considerazioni possibili, qualcuno ha anche manifestato apertamente, si è combattuto perché non fosse così. Ma così è stato. C’è la guerra, lo scannamento, il terrore e poi l’angoscia sottile e quotidiana. Si uccidono i bambini. Qualcuno ricorda che in fondo la fine del mondo c’è già stata, per qualcuno invece sono i segni di un’apocalisse prossima ventura. Forse non resta che pregare.

Sei canti della Divina Commedia, probabilmente i più noti. Sei tappe di un pellegrinaggio nel mezzo del cammin di nostra vita: Il viaggio (Il primo canto dell'inferno), La Donna (Francesca il V), l'Uomo (Ulisse, il XXVI), il Padre (Ugolino il XXXIII), la Bambina (Piccarda il III del Paradiso), la Madre (Vergine madre il XXXIII del Paradiso). È la Commedia Umana di Dante, una strada che si rivela costeggiata da figure “parentali”: quello che si compone, guarda caso, è il disegno di una famiglia.

I canti non vengono spiegati, per quanto, ad essere sinceri, in gran parte siano incomprensibili all’ascolto. Ma sono anche parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere. Dalla lettura dei canti scaturiscono storie. Il lato oscuro di Ulisse, l'aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre... un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera.
La poesia e l'arte sono una tregua per gli affanni degli uomini. Per questo ho pensato che questo lavoro fosse destinato soprattutto alle chiese.
A cantare e raccontare storie è una donna. Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Sheherazade si salva “raccontando”. E perché sicuramente l’anima ha una voce femminile.
Da piccola sognavo di diventare santa. Ma non santa martire, che il martirio di fatto non mi convinceva del tutto, semplicemente santa. Non sono diventata santa: ho fatto l’attrice.

Per diventare santi bisogna pregare. Però raccontare storie è un po’ come pregare.
Come ci insegna Italo Calvino ne “Le città invisibili” è cercare in mezzo all’inferno ciò che non è inferno e farlo durare, e dargli spazio. In questi ultimi tempi si può dire che sto pregando tanto.

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