Riccardo Bertoncelli
Se una notte d’inverno un musicista. Otto storie rock
Con un inserto fotografico a colori
pp. 96,
10, isbn 978-88-8212-739-8

Dallo sfortunato Capodanno dei giovani Beatles (la prima audizione negli studi Decca) alla morte di James Brown la vigilia di Natale, dall’infanzia sotto la neve di Joni Mitchell a Bob Dylan, Hank Williams, Sting, Pavarotti, Jimi Hendrix e i Pink Floyd. Sotto le stelle d’inverno nella New York del 1961 ma anche a Londra nel 1967 e a Saskatoon, San Francisco, Novara, Newcastle, Liverpool, una mappa vera e fantasticata della musica rock sotto la costellazione di Orione.

  
L'AUTORE
Riccardo Bertoncelli scrive di rock da quando aveva diciassette anni e ha spensieratamente perduto il conto degli articoli, recensioni, interviste, saggi, libri che ha scritto, tradotto o curato. Vive in una grande casa piena di dischi a Novara, dove finalmente ha coronato il sogno di ascoltare musica ad alto volume senza che i vicini protestino.
 
UN BRANO DEL LIBRO

All’una di pomeriggio di un buio e gelido 31 dicembre 1961, mentre intorno fervono i preparativi per la notte di festa imminente, quattro ragazzi dall’aria stravolta si ritrovano in una via periferica di Liverpool, stretti nelle loro giacche di cuoio e jeans sdruciti. Nessun fotografo li attende ed è un peccato, quegli scatti oggi varrebbero una fortuna; perché i ragazzi si chiamano John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Pete Best e quello non è un incontro qualunque ma un appuntamento con il destino, anche se il destino farà le bizze e finirà per non presentarsi.
John, Paul, George e Pete sono musicisti di professione ma faticano a sbarcare il lunario. Da due anni si sbattono per un pugno di sterline suonando due, tre, anche quattro set al giorno in piccoli locali di Liverpool o provincia o, da emigranti appena appena “esotici”, nelle sale del quartiere a luci rosse di Amburgo, Germania, dove da qualche tempo hanno trovato la loro miserabile Mecca. Naturalmente sognano il successo, la gloria, un contratto discografico e un mucchio di soldi; e proprio per inseguire quella chimera, che stavolta sembra a portata di mano, hanno rinunciato a fare festa, che poi sarebbe animare il Capodanno del Cavern, il locale di Mathew Street che è la loro pulciosa tana. Hanno suonato giusto lì il 23 dicembre, tutta la notte, e poi il 27, una lunga «festa di Natale dei Beatles», e ancora il 29 e il 30. Ma la notte dell’ultimo dell’anno no, non possono esserci.


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