Mario Bonfantini
Un salto nel buio
Con un testo di Eugenio Montale
pp.168, euro 10
Isbn 88-8212-412-6

Una avventura romanzesca ambientata nella primavera-estate del 1944, il punto culminante della crisi del fascismo e l’avvio dell’esperienza della guerra di Liberazione. La storia ha un profondo legame con la biografia dell’autore, che il 22 giugno 1944 si gettò dal treno in corsa, dal vagone piombato che lo deportava in Germania. Da questo episodio drammatico seguirà l'esaltante premio di una parte di primissimo piano nella Repubblica partigiana dell'Ossola.

  
AUTORE

Mario Bonfantini è nato a Novara, il 15 maggio 1904. Cresciuto nel segno di una educazione socialista e antifascista dal padre, Giuseppe Bonfantini, che fu sindaco di Novara dal 1915 al 1922, e dello spirito europeo e francese successivamente respirato all'università a Torino, Bonfantini si distingue già in età giovanile con la direzione della rivista mensile «La Libra». Entrato nella Resistenza, ebbe una parte di primissimo piano nella Repubblica partigiana dell'Ossola. Dopo la Liberazione, si dedicò alla  carriera universitaria (insegnando a Napoli e a Torino) e alla scrittura. Tra i suoi cinque libri di narrativa, il più popolare è questo Un salto nel buio, già pubblicato da Feltrinelli e da Einaudi.

Note
Il libro, da tempo fuori catalogo, ritorna con l’accostamento di una preziosa nota di Eugenio Montale, scritta in occasione della prima uscita

LEGGI UN BRANO DEL LIBRO
Speravo di passare tutta la notte giocando a scopa. Ma verso le due anche i nuovi compagni che avevo reclutato per sostituire i miei ragazzi di Somma intontiti dal sonno, cominciarono a dar segni di svogliatezza. Oliaro poi me lo disse schietto, mentre Acciarini assentiva col capo: si vergognava un po’, ma il fatto è che non riusciva piú a seguire il gioco. La moglie, i bambini, che a quell'ora dormivano ignari nel loro comodo alloggio su quella stradetta in salita di là dal Po; la sua Torino, da cui non era mai stato lontano cosí a lungo in tutta la vita, e che ora gli sembrava di veder dileguare per sempre al pensiero di quella partenza verso l'ignoto, di lí a poche ore... Capivo anche troppo bene, e appunto perciò protestavo: non era meglio cercar di star via con la mente giocando? e credevano forse di riuscire a dormire, con quei pensieri? Ma le mie parole cadevano nel vuoto.

 

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