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Benito Mazzi
L’avventurosa e quasi leggendaria storia di Antonietta (Neta), bella
come Liz Taylor, e Franco detto “Ranca”, sfrusìn e partigiano
dell’ottava Matteotti, madre e padre di Giuliana Sgrena. Alle loro vite
e a quelle delle loro famiglie si intrecciano la piccola storia della
val d’Ossola, con l’epica lotta tra contrabbandieri e finanzieri, e la
grande storia d’Italia, dalla ritirata di Russia alla lotta partigiana,
alla Liberazione, sino ad arrivare al rapimento di Giuliana in Iraq. Un
romanzo che è una testimonianza preziosa di un popolo e di una valle di
confine |
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| L'AUTORE | ||
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Benito Mazzi, giornalista, scrittore e studioso di tradizioni alpine,
vive da sempre nell’ossolana valle Vigezzo, dove ha ambientato molti dei
suoi libri, pubblicati con diverse case editrici (Rizzoli, Fabbri,
Priuli & Verlucca, Ediciclo, Casagrande) e spesso tradotti all’estero.
Tra i volumi di narrativa editi da Interlinea ricordiamo Nel sole
zingaro. Storie di contrabbandieri (1997, selezione premio Strega),
Un uomo che conta (1998, selezione premio Bancarella Sport),
Quando abbaiava la volpe (2001), L’aquila di Tappia al Giro
d’Italia (2003, con Marco della Vedova), Gli invincibili della
neve (2005, con un intervento di Mario Rigoni Stern) e, per i
bambini, la storia di Natale Il sogno di Gibo (1996). Questo è il
suo 46° libro. |
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| UN BRANO DEL LIBRO | ||
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Nell’osteria della Delina il canto e il ballo non erano consentiti. Se a un avventore scappava una mezza bestemmia, la donna, stazza sui 120 chili stabili e braccia da boscaiolo, lo sollevava delicatamente di peso e lo depositava sugli scalini fuori della porta. Pochi anni dopo l’apertura dell’osteria – c’era ancora il Giuanìn, suo marito –, le avevano tolto la licenza per aver soccorso un giovane contrabbandiere ferito da una schioppettata della finanza. Era notte, piangeva di dolore, il tapino, fuori sulla strada, perdeva sangue e chiedeva aiuto. Senza esitazioni, pur consapevoli del rischio che correvano, la Delina e il marito l’avevano trasportato in casa prestandogli le prime cure. Il giorno dopo il Giuanìn s’era precipitato col calesse a Santa Maria Maggiore a prelevare il medico. La denuncia per favoreggiamento era scattata immediata: nel giro di qualche settimana la licenza di osteria con alloggio era stata revocata e l’intera famiglia condannata a cinque anni di confino nella città di Mortara.
Allo
scoppio della seconda guerra mondiale, la Delina dovette di nuovo
chiudere i battenti. L’Osteria degli Amici, per decisione superiore,
divenne la caserma della milizia confinaria. I gerani alle finestre
furono sostituiti da sinistre feritoie e la proprietaria, sfrattata con
le figlie, sfrattò a sua volta i boscaioli, prendendone il posto nella
casetta sotto la strada. |
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