Laura Pariani

Le montagne di don Patagonia

con le immagini storiche di Alberto Maria De Agostini

Interlinea, pp. 76, euro 12

Collana "Biblioteca" 23
isbn 978-88-8212-799-2

 

Laura Pariani torna in Patagonia sulle tracce dell’esploratore salesiano padre Alberto Maria De Agostini. E lo racconta quando, ormai anziano, seduto in poltrona, ripensa alla propria giovinezza: la scelta di fare il missionario nel Fin del Mundo, la battaglia in difesa degli indios, la passione per le sfide delle cime andine. «Quando entrava nelle loro case – estancias o ranchitos che fossero – il fatto che portasse una giubba da scalata e non l’abito talare, all’inizio li poteva sorprendere ma poi gli leggevano negli occhi che lui era lì per portare la parola di Dio. È stato così che è diventato per tutti don Patagonia...»

 

L'AUTRICE

Laura Pariani nasce a Busto Arsizio nel 1951 e oggi vive sul lago d’Orta. Trascorre l’infanzia a Magnago, nel Milanese, in un ambiente ancora in gran parte contadino e nel 1966 compie con la madre un viaggio in Argentina per conoscere il nonno materno. Queste due esperienze – da una parte il mondo contadino con i suoi personaggi e i suoi miti e dall’altra il viaggio con la madre in Argentina, dove tornerà anche in età adulta – avranno una grande influenza sulle sue opere. Laureata in filosofia della storia presso l’Università Statale di Milano, negli anni settanta disegna e scrive storie a fumetti (Perché non i fiori, La salamandra, Milano 1975; La fata rovesciata, Ottaviano, Milano 1976) e fino al 1998 insegna in una scuola superiore. Il suo primo libro, del 1993, è la raccolta di racconti Di corno d’oro edito da Sellerio, con cui ha vinto il premo Grinzane Cavour e il premio Piero Chiara. Le sue opere (tradotte in varie lingue) vanno da La foto di Orta (Rizzoli, Milano 1999, premio Elio Vittorini 2001) a Patagonia blues (Effigie, Milano 2006) fino al recente La valle delle donne lupo (Einaudi, Torino 2011). Milano è una selva oscura (ivi, 2010) è stato finalista al premio Campiello. Frequente la sua partecipazione ad antologie di racconti, fra cui Di Orta un Po. Scrittori torinesi in riva al lago (Interlinea, Novara 2010). Ha scritto testi per opere teatrali e ha partecipato alla sceneggiatura del film Così ridevano (regia di Gianni Amelio), Leone d’oro al festival di Venezia nel 1998.

 

UN BRANO DEL LIBRO

Nella stanza è entrato un giovane prete portando un vassoio con una tazza di tisana. Lo posa sul tavolino, affianco alla poltrona del vecchio. Tossicchia, coprendosi con una mano i denti ingialliti; poi suggerisce sommessamente: «Non so se le fa bene l’aria umida della sera, padre De Agostini... Forse sarebbe meglio chiudere la finestra».

Il vecchio sospira e scuote la testa: «Ma no, don Franchino, lasciamola aperta ancora un momento. È così dolce il profumo che sale dal giardino dopo il temporale».

Sorride tra sé: la fragranza della terra lavata dalla pioggia recente gli ha sempre riempito l’animo di un’intensa esaltazione. Qualcosa di unico, che gli riesce difficile descrivere con parole. L’impressione di essere come il misero islandese, di leopardiana memoria, davanti a Madama Natura. L’ha provata tante di quelle volte durante le sue scalate in montagna: la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa che ha una sua esistenza separata, di fronte alla quale l’uomo è come un estraneo – un ospite? – a cui in occasioni particolari potrebbe anche venire concesso di occhieggiare da un pertugio, mentre le vere porte sono aperte soltanto agli stambecchi, alle marmotte o alle aquile... Uno di quei sentimenti che dopo la pioggia ha sempre avuto l’impressione che si rinforzassero – nei boschi di Oropa, come nei faggeti della Patagonia – quasi che la grande opera di pulizia e di fecondazione dell’acqua fosse uno speciale messaggio diretto proprio a lui.

 

RASSEGNA STAMPA

Gian Luca Favetto, Il salesiano di Pollone verso la fine del mondo, "La Repubblica"
Gian Luca Favetto, Don Patagonia, il mito. Quel prete coraggio che sognò Chatwin,
"La Repubblica"
Fulvio Panzeri, Laura Pariani in viaggio con l'altro De Agostini, "Avvenire"

 

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