Clemente Rebora, Vanni Scheiwiller

Passione e poesia. Lettere (1954-1957)

A cura di Gianni Mussini

Interlinea, pp. 142, euro 20
Collana "Biblioteca Letteraria dell'Italia Unita"
isbn 978-88-8212-838-8

Un grande poeta ormai anziano e malato e un piccolo editore alle prime armi: nasce così un rapporto intensissimo tra Clemente Rebora, fattosi rosminiano, e Vanni Scheiwiller. Un carteggio inedito testimonia questo legame da cui sono nate opere come Curriculum vitae e Canti dell’infermità, con il progetto per una Via crucis con lo scultore Francesco Messina («ecco la prima copia ancora umida e odorosa d’inchiostro») e per omaggi a Rimbaud e a Pound («Da eterna poesia a noi vien Dante»). Sapientemente curate da Gianni Mussini, le lettere si intrecciano tra affetto e stima reciproca, come dimostra Rebora quando si commuove «nel vedere un’edizione così amorevolmente curata». Una storia di passione e poesia.

GLI AUTORI

Clemente Rebora (Milano 1885-Stresa1957) è uno dei principali poeti italiani del Novecento, modello per Montale e altri autori successivi. Nella maturità, dopo una profonda crisi esistenziale, entrò nell’ordine dei Rosminiani. Tra le sue opere poetiche (raccolte da Garzanti): Frammenti lirici, Canti anonimi e Curriculum vitae.

Vanni Scheiwiller nasce a Milano l’8 febbraio del 1934 da Giovanni e Artemia, figlia dello scultore Adolfo Wildt. Il padre, di origine svizzera, è stato a lungo collaboratore – prima di diventare direttore – della libreria Hoepli, inaugurando nel 1925 una piccola attività di editore in proprio con la collana “Arte moderna italiana” . Nel 1951 avviene un passaggio di consegne raccontato da Vanni con parole diventate famose: «È cominciato quasi per gioco, nel 1951, io liceale, aspirante giocatore di tennis: mio padre, stanco e sfiduciato della sua piccola casa editrice del sabato e della domenica, mi chiese se volevo continuare. Io: “Sì, papà”. Il tennis perse un mediocre giocatore e l’editoria italiana si guadagnò il suo editore “inutile”, di libri e microlibri, non tascabili ma taschinabili». Inizialmente Vanni si fa ispirare «da una cultura omogenea a quella paterna» (Giovannetti), ma a poco a poco saprà acquisire un suo gusto spiccatissimo e sicuro, anche se non necessariamente infallibile. Conservare innovando, potrebbe essere il suo motto; o viceversa. Nel campo letterario, si può dire che, specialmente tra gli anni cinquanta e i settanta, molti dei più bei nomi della poesia, in qualche caso anche della prosa, italiana (ma con intelligenti escursioni tra gli stranieri) siano stati ospitati dalle sue edizioni, prima di trovare accoglienza nell’editoria più potente e strutturata. Per fronteggiare le croniche difficoltà finanziarie delle edizioni All’insegna del Pesce d’Oro, nel 1977 Vanni fonda la Libri Scheiwiller aprendosi con tempestivo intuito al mondo del mecenatismo bancario e privato. Anche grazie al nuovo assetto, altri nomi si aggiungono a un catalogo che conta oltre tremila titoli, assortiti in quarantaquattro collane. Con molti autori scoperti o valorizzati da Vanni, vi figurano alcuni dei nomi più belli e significativi del nostro Novecento. Negli anni ottanta e novanta continua la sua attività, che si estende sempre più a mostre ed eventi nazionali e internazionali, ottenendo anche premi e riconoscimenti importanti. L’editore impolitico si sente però a disagio dinanzi a una società sempre più schiacciata su economia ed edonismo, tanto che in un’intervista lamenta la scomparsa della sua Milano «cattolica e illuministica»: rimangono questi i contrassegni più specifici della sua stessa personalità e, si può dire, la sua vera eredità ideale. Dopo un attacco cardiaco superato nell’estate del 1999, Vanni Scheiwiller muore per una nuova crisi il 17 ottobre 1999.
 

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