Silvano Petrosino
Abitare l'arte
Heidegger, la Bibbia, Rothko
Interlinea, pp. 64, euro 10
Collana "Alia", 39
Isbn 978-88-8212-805-0

Prendendo lo spunto dalla riflessione di Heidegger sul significato dell’abitare umano, il saggio analizza i tratti essenziali dell’agire artistico. Al centro è posta un’idea di soggetto come apertura ad un’alterità irriducibile. All’interno di questa prospettiva l’esperienza artistica viene ricondotta alla lotta attraverso la quale il soggetto, senza soccombere ma anche senza soltanto distruggere, tenta di “coltivare e custodire”, cioè di abitare, proprio ciò che lo eccede ed inquieta. Passando, oltre che da Heidegger, anche dalla Bibbia, da Lacan e Blanchot, il libro si chiude con un’affascinante interpretazione della pittura di Mark Rothko.
 

L'AUTORE

Silvano Petrosino (Milano 1955), internazionalmente noto per i suoi studi sul pensiero di E. Lévinas e J. Derrida, è uno dei più apprezzati filosofi italiani. Insegna teorie della comunicazione e filosofia morale presso l’Università Cattolica di Milano e Piacenza. Tra le sue opere ricordiamo: Lo stupore (Novara 1997, Madrid 2001); Jacques Derrida e la legge del possibile. Un’introduzione (2a ed. Milano 1997, Paris 1994); Il sacrificio sospeso (Milano 2000, Paris 2008); Il dono (in collaborazione con P. Gilbert, Genova 2002, Bruxelles 2007, Belo Horizonte 2008); Babele. Architettura, filosofia e linguaggio di un delirio (Genova 2003, Paris 2010); Piccola metafisica della luce (Milano 2004); La scena umana. Grazie a Derrida e Lévinas (Milano 2010); L’eros della distruzione. Seminario sul male (in collaborazione con S. Ubbiali, Genova 2010); Visione e Desiderio. Sull’essenza dell’invidia (2a ed., Milano 2010); Capovolgimenti. La casa non è una tana, l’economia non è il business (2a ed., Milano 2011).
 

UN BRANO DEL LIBRO

L’uomo, che «non è mai signore dell’essere più proprio», non è tuttavia un semplice schiavo dell’esistenza in cui si trova gettato poiché anche se ne prende cura, impegnandosi così in quel gesto esclusivamente umano che è l’abitare; quest’ultimo implica senza alcun dubbio un «costruire» (cioè un modificare il mero dato di natura), anche se si tratta di quel «costruire» particolare che comporta sempre la contemporaneità di due gesti: quello del «coltivare» e quello del «custodire». Di fronte a una simile interpretazione viene tuttavia quasi spontaneo obiettare che anche l’animale si prende cura della propria vita e dunque dell’ambiente in cui si trova «edificando costruzioni» (l’alveare, il nido, il termitaio, la tana, ecc.) che è difficile interpretare come prive di una certa ratio, di una certa logica, in ultima istanza dell’impronta di una certa intelligenza. Nessun animale vive a caso, come è dimostrato dal fatto che all’interno della propria «nicchia ecologica» il singolo vivente modifica l’ambiente circostante adattandolo alla propria misura e alle proprie esigenze vitali.
 

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