Renzo s. Crivelli
La regola di Trémaux
pp. 224,
12, isbn 978-88-8212-627-8

Un bancario con la passione per i poemi antichi e i labirinti ha lasciato il proprio lavoro e cambiato la propria vita grazie a un articolo scritto per il giornale della città, in cui si riconosce Novara. Diventatone caporedattore, l’uomo si ritrova però a dover fare i conti con una misteriosa “proprietà”, che controlla il giornale attraverso alcune veline. Deciso a smascherarla, l’uomo si butta a capofitto alla ricerca dello scoop che la possa infangare e attraverso cui negoziare una migliore posizione economica. L’incontro con un’affascinante donna altoborghese e la scoperta di un complicatissimo labirinto cui applicare la Regola di Trémaux, l’inventore ottocentesco di un infallibile metodo per entrarvi ed uscirne indenni, lo porteranno forse alla svolta definitiva della sua vita...

  
L'AUTORE

Renzo S. Crivelli è ordinario di Letteratura Inglese alla Facoltà di Lettere dell’Università di Trieste e direttore del Dipartimento di Letterature Straniere, Comparatistica e Studi Culturali. È autore di molti saggi di letteratura inglese, americana, canadese, italiana. Tra i suoi libri figurano: Gli accordi paralleli: letteratura e arti visive (Bari 1979) L'Universo indifferente: la poesia di Ted Hughes (Pisa 1981), Né falchi né colombe: poesia inglese dal New Movement al Group (Torino 1983), Introduzione a T. S. Eliot (Roma 1993), James Joyce: itinerari triestini (Trieste 1996; 2a ed. 2001), Una rosa per Joyce (Trieste 2004). Ha curato, con Cristina Benussi, Italo Svevo: Itinerari triestini (Trieste 2006) ed è curatore e co-autore della Letteratura Irlandese Contemporanea (Roma 2007). È direttore della “Trieste Joyce School” dell'Università di Trieste e della rivista letteraria "Prospero". Collabora con le pagine letterarie di numerosi giornali italiani, tra cui il "Sole24Ore". È anche autore teatrale: l’ultima sua pièce, Nora: L'altro monologo, è stata messa in scena dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia nel 2004.
 

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La Regola di Trémaux permetteva di entrare e di uscire da un labirinto, ma non aveva calcolato, nei suoi disegni a tavolino, che ciò non garantiva certo il tempo minimo per raggiungere il centro e ritornare all’uscita. Una formula matematica come quella implicava i giusti tempi d’analisi. Era o no un algoritmo che funzionava? Fu preso dal dubbio. Mentre meditava sugli errori commessi e su quelli che avrebbe potuto commettere, girò l’ultimo angolo e si trovò di colpo al centro. Ebbe l’impressione d’essere caduto in un buco nero (anche perché l’oscurità s’era ulteriormente accentuata), attratto da una forza sconosciuta simile a quella che, come ricordava quando da bambino osservava i mulinelli delle rogge, attrae ogni oggetto galleggiante nell’abisso d’una chiusa. E lì, davanti a lui, in piedi accanto a una specie di sacello di pietra, vide, anzi intravide, o forse immaginò ma non era affatto sicuro, una sagoma imprecisa.
 

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