Evgenij Evtushenko
Romanzo con la vita
e altre poesie

Traduzione di Evelina Pascucci
presentazione di Giovanna Ioli
Premio Festival di Poesia Civile
“città di Vercelli”

pp. 60,
12, isbn 978-88-8212-618-6

Sono numerose le trame che s’intersecano nel percorso poetico di Evgenij Evtushenko e tutte hanno un rapporto diretto con la vita, con l’autobiografia che sembra un romanzo scandito da eventi che hanno lasciato un segno, una cicatrice incisa sulle pagine da lui scritte. […] Intrisa di vita pubblica e privata è tutta la sua opera, a partire da La stazione di Zima (1962) che incanterà il «quinto Beatle» e Autobiografia precoce (1963), censurata e messa all’indice dal governo russo, fino a Romanzo in poesia: il colombo di Santiago (1982), dove il suo profilo s’incide netto nel vigore della rappresentazione di un Male perpetuo, ciclico, apparentemente inarrestabile. Furiosamente angelico, il discorso si irradia tra piaghe, orrori e miserie, disarmato e sincero, raccogliendosi a gomitolo in un libro da lasciare come antidoto e memento perenne. […] Più che un titolo d’occasione, dunque, questo di oggi – Romanzo con la vita – è un ennesimo autoritratto personale e storico, ma è anche un referto biologico, un’anamnesi delle malattie e delle cure per alleviare le ferite che hanno colpito mondo, persone e libri. Su questo impianto sbocciano come rose nel deserto del Pamir i moti vitali che nessuna forca potrà mai estirpare, il furore della sofferenza, l’impeto morale, il profondo amore per una patria che abbraccia l’intero pianeta. Convinto che la poesia sia uno stile di vita e che sia in grado di proteggerci dall’odio, dalle macerie di una perenne lotta fratricida, Evtushenko, nelle cui vene scorre sangue senza confini, ucraino russo polacco tedesco e tartaro, attraversa instancabile le frontiere geografiche e stilistiche, per limare con l’onda della sua voce le asperità e le lacerazioni» (dalla presentazione di Giovanna Ioli)
 

L'AUTORE

Poeta, romanziere, autore di pellicole cinematografiche, professore emerito di letteratura e cinematografia, nato nel 1933 in Siberia (Stazione di Zima), dove i suoi antenati erano stati esiliati in catene, alla fine del 1800, a seguito di tumulti contadini. Entrambi i suoi nonni furono arrestati come “nemici del popolo” nel 1937, durante il terrore staliniano.
Evtushenko fu espulso dalla scuola, nel 1948, per “disubbidienza”. I suoi primi versi furono pubblicati nel 1949, il suo primo libro nel 1952. Nel 1957 fu espulso dall’istituto di Letteratura per il suo “individualismo”, ma Boris Pasternak e Carl Sandburg lodarono i suoi primi versi. Le poesie di Evtushenko divennero la prima voce solitaria contro lo stalinismo.
Nel 1960 fu il primo russo a varcare la cortina di ferro e a recitare i suoi versi in Occidente. Ebbe dimostrazioni di amicizia da Pablo Picasso, Marc Chagall, Max Ernst, Henry Moore, John Steinbeck, Allen Ginsberg, Graham Green, Heinrich Böll, Pablo Neruda, Gabriel García Márquez, Leonard Bernstein, Louis Armstrong.
Nel 1961 pubblicò Babij jar, i suoi versi contro l’antisemitismo che ispirarono al grande compositore russo Dmitrij Shostakovich la sua Sinfonia n. 13. In quello stesso anno il “Time Magazine” dedicò a Evtushenko una cover-story.
Da allora egli ha visitato 94 Paesi e le sue opere sono state tradotte in 72 lingue. Ha scritto e diretto due opere cinematografiche: Giardino d’infanzia nel 1982 e, nel 1990, Il funerale di Stalin, con Vanessa Redgrave e Claus Maria Brandauer.
Ha fatto sentire la sua voce contro i processi dei dissidenti, i carriarmati sovietici in Cecoslovacchia e, con il fisico nucleare Andrei Sacharov, ha fondato la prima associazione russa antistalinista, Memorial.
Evtushenko ha prestato la sua opera, dal 1988 al 1991, nel primo Parlamento russo liberamente eletto, dove si è battuto contro la censura e altre restrizioni. Nel 1991, durante il tentativo da parte di fautori della linea dura di rovesciare la fragile democrazia russa, ha declamato sue poesie dal balcone della Casa Bianca russa per 200 000 difensori della libertà. Quando però, nel 1994, è stato invitato dal presidente Eltsin a ricevere dalle sue mani l’alta decorazione russa “Ordine dell’Amicizia tra i Popoli”, Evtushenko l’ha rifiutata, non approvando la guerra in Cecenia.
Nel 2000, il 18 luglio, giorno dei suo compleanno, Evtusˇenko ha ricevuto dall’Accademia Russa delle Scienze un insolito dono: a una stella del Sistema Solare è stato dato il suo nome.
L’11 dicembre 2003 il “New York Times” ha pubblicato un articolo nel quale si diceva: «Per quasi mezzo secolo Evtushenko è stato la voce penetrante della coscienza, a volte profondamente in collera, altre traboccante di entusiasmo e speranza. Molti americani lo vedono come parte di Walt Whitman e parte di Bob Dylan; i russi lo conoscono come un poeta largamente popolare, che incarna lo spirito della loro terra e spesso grida verità che altri hanno paura di sussurrare. La sua fama si è diffusa ben oltre la sua Patria e oggi egli è tra gli scrittori viventi più profondamente ammirati al mondo».
Nel 2004, per il suo lavoro letterario, Evtushenko è stato insignito di una delle più prestigiose medaglie della Russia, quella “Per le grandi realizzazioni per la Madrepatria”. Nel 2006 il nuovo governo cileno, in riconoscimento della sua opera letteraria, gli ha assegnato una delle sue massime onorificenze, la medaglia del Libertador O’Higgins.
Il rapporto di Evtushenko con l’Italia è molto speciale. Dal 1964 ha visitato il nostro Paese più di venti volte. Egli chiama gli scrittori russi della sua generazione «figli del neorealismo italiano».
Corrado Cagli, Renato Guttuso, Sergio Vecchi gli hanno fatto dono di loro dipinti. In Italia ha ricevuto diversi premi, tra i quali il “Boccaccio” nel 1995 e il “Grinzane Cavour” nel 2005. È stato ospite di Federico Fellini e Giulietta Masina, Alberto Moravia, Carlo Levi, Tonino Guerra e altri intellettuali italiani. È stato due volte membro della giuria del Festival del Cinema di Venezia. Il 5 giugno 2006 gli è stato assegnato a Milano il Premio Librex-Montale International.
 

  
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