Mario Rigoni Stern
Quel Natale nella steppa
a cura di Giovanni A. Cerutti
pp. 76, 8 isbn 88-8212-582-3
Uscita: novembre 200
6 (NOVITÀ)

In questo volume di racconti la scrittura di Mario Rigoni Stern, precisa e rigorosa, ma in grado di chinarsi ad ascoltare le più minute sfumature delle vicende umane – che ha trasformato la lucida testimonianza delle disastrose guerre del fascismo in indimenticabile lezione civile, ricostruendo le ragioni profonde dell’essere uomini e dello stare insieme – si colora di tonalità incantate per rievocare e riportare in vita un mondo che sta irrimediabilmente scomparendo. Sono testi dai quali il Natale emerge come rappresentazione del mondo più autentico che l’autore porta con sé, custode di quei valori umani che la sua scrittura cerca di conservare e tramandare, e che diventa la chiave di riferimento con cui fronteggiare gli avvenimenti del presente.

  
L'AUTORE

La vita di Mario Rigoni Stern, nato ad Asiago nel 1921, fino ai ventiquattro anni coincide con le campagne di guerra cui ha partecipato come alpino. Tornato ad Asiago a guerra finita fece di questa drammatica esperienza la prima ispirazione della sua narrazione: Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Ritorno sul Don e Quota Albania sono le tappe di una bibliografia densa di successi, a cui si affiancano i testi dedicati alla sua terra, come Il bosco degli urogalli.
 

UN BRANO DEL LIBRO

In quell’inverno di quarant’anni fa il grande freddo non aveva rallentato le operazioni militari e dal mare di Barents al mar d’Azov la guerra infuriava al pari della tormenta. Malgrado le perdite subite e l’occupazione nazista di gran parte della Russia europea, l’Armata Rossa era partita al contrattacco con una forza disperata e una preparazione tecnica che, dopo quanto era successo nei mesi precedenti, nessuno aveva previsto.
Nel dicembre più freddo e più tragico della storia su, oltre il Circolo Polare Artico, finnici e russi del Nord si fronteggiavano in azioni dove più che le qualità guerriere valevano quelle fisiche e molti campioni di fondo caddero con gli sci ai piedi non solo per armi ma anche per gelo e fatica in una unica e lunghissima notte.
I tedeschi rifornivano le loro guarnigioni in Lapponia a dorso d’uomo lungo una pista che partiva da Kemi, nel golfo di Botnia, e che era chiamata “Strada del mar di Ghiaccio”. Oltre mille chilometri più in basso, Leningrado era accerchiata da mesi e poté essere rifornita solamente quando il Ladoga gelò tanto da sopportare prima il peso delle slitte e poi delle autocolonne. Hitler aspettava ogni giorno la notizia della capitolazione della città; anzi, la resa non doveva nemmeno essere trattata, aveva detto: «Leningrado deve essere cancellata dalla faccia della Terra!» […]
Ma la città della Rivoluzione d’Ottobre seppe resistere per più di due anni e dopo, quando venne liberata, risultò che un cittadino su tre era morto per fame.
 

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