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Maria
Adele Garavaglia Un doveroso omaggio a un mondo e a un territorio forse meno celebrato di altri, ma non per questo meno interessante. Sono storie di luoghi e di persone, di una civiltà, di una cultura che in queste pagine la penna di Maria Adele Garavaglia descrive con garbo ed efficacia quasi pittorica. La risaia però non è solo un fremito di sentimenti ed emozioni. È stata ed è anche un paesaggio della storia dove generazioni di lavoratori hanno vissuto, faticato e lottato per i propri diritti, dove migliaia di donne hanno lavorato piegate sotto un sole tagliente, dove un popolo intero ha costruito la propria dignità nel sudore e nell’orgoglio. Ora le nostre campagne sono più silenziose, le cascine in parte disabitate poste tra le risaie come baluardo di un passato che si è trasformato. Contro una memoria che incomincia a svanire è necessario ricucirne i fili e l’autrice incomincia quest’opera di ricostruzione delineando i caratteri dei personaggi, figure schive e silenziose ma ricche di quell’umanità che ci fa sperare che la risaia, paesaggio dell’anima di tante generazioni, continui ad essere patrimonio di tutti (Dalla Presentazione di Sergio Vedovato e Silvana Ferrara). |
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| UN BRANO DEL LIBRO | ||
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D’estate Ernesta andava a
spigolare, incurante dell’afa, del sole cocente che le cadeva a picco
sulla testa, della luce abbacinante del meriggio. Aspettava che i
contadini riposassero all’ombra dei covoni o si concentrassero sul misero
pasto, sotto la tettoia dell’aia, per iniziare la paziente opera di
ricerca. I campi diventavano, per lei, terreno da saccheggio. Ma Vicens
vigilava e un giorno la sorprese. |
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