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maremma e monte amiata
Visto da Siena, il monte Amiata è una solenne e delicata forma cinerina
che affonda nei vuoti e ventosi spazi che circondano la città. Le ragazze
nei collegi, gli studenti nelle aule delle scuole, quasi tutte situate
sugli estremi speroni dell’abitato si fanno spesso alla finestra, pongono
la fronte ai vetri e indugiano a guardarlo. Alcuni sono di là e la sua
mole lontana, isolata nel celeste della profonda regione, formicola per
loro di vecchie storie paesane; per altri è un mistero. Non per nulla di
mezzo c’è l’immensa e irreale vallata dell’Orcia con le sue crete
dissodate, i vasti seminati, le terre a riposo nel movimento continuo
delle poggiate che occupano e aprono il cielo: mentre il colore della
terra è di un grigio livido bruciato così rarefatto che la luce non
assorbita vi si dilata sopra in vibrazioni violacee che si perdono oltre
gli ultimi profili delle lontananze e accrescono il senso di vastità e di
solitudine. Terra che appare come un fondale della memoria o un luogo del
sogno su cui un oscuro senso esaltato percepisce il brivido d’una
misteriosa ventilazione.
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