Siena nel cuore
Non so neppure oggi, dopo tante volte
che il fatto si ripete, che cosa mi richiami imperiosamente a Siena e che
cosa me ne faccia subito allontanare.
Nei giorni di mercato la via di Città, la Costarella e tutte le adiacenze
del Campo sono affollate di mezzadri, sensali e mercanti che portano nel
cuore della città il sentore della campagna rude e forte. I senesi,
eminentemente urbani, non risparmiano qualche dileggio nondimeno la
presenza dei campagnoli tra le mura gentilizie e i monumenti fantasiosi
appare naturale o almeno inevitabile. Ma poi, quando la sera è scesa e la
città si allevia, liberata dalle cupezze e dalla festa delle sue
architetture, nell’aria appena notturna ed essi se ne sono andati sulle
corriere pigiate o su quei treni bonari che si staccano a malincuore giù
sotto le pendici, l’immaginazione di tra gli edifici rimasti assorti e
solitari può tornare a fingere intorno alle mura uno spazio sconfinato e
irreale, abitato da uomini ben più chimerici di quelli or ora veduti.
Si concepiscono qui necessariamente strane passioni e grandi manie, né è
possibile vivere altrimenti che in una sottile follia.
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