Fotografie con brani di Mario Luzi dal libro Toscana Mater (in anteprima)


IL VOLTO DELLA TOSCANA
Il volto della Toscana rimanda un’immagine doppia di luogo capitale e di provincia appartata nella sua civile modestia. Non sono due aspetti contraddittori, ma trapassano reciprocamente l’uno sull’altro almeno fin quando il secondo non si adagia nella sua malinconica sufficienza, com’è accaduto con il declino dell’aristocrazia finanziaria e con la nascita di una borghesia non priva di lumi ma cauta. Da allora le possibilità di far coincidere quei due aspetti rimangono affidate a qualche raro episodio di vita intellettuale ed artistica. D’altra parte la loro compresenza è rimasta un’impronta tipica in ogni persona o opera che emerge come Toscana. Credo che la stessa connotazione si possa definire con altri argomenti analoghi: il sobrio quasi elementare e greggio fondamento e la lucentezza impavida del pensiero e dell’azione politica, il ruvido materiale rupestre e il calcolato ardimento della speculazione formale si compenetrano reciprocamente fin tanto che la spina dorsale della Toscana rimane eretta lungo il suo asse popolare che include anche i grandi banchieri, e perfino i Medici delle prime generazioni. L’epoca nobiliare mortifica questi caratteri con la sovrapposizione di un contenuto decoro e l’epoca borghese li immiserisce senza impedire che rimangano definitivi nell’indole della regione. Una mescolanza poco separabile di brusco e di estremamente sottile, di rustico e di lucidamente urbano è diffusa in tutta la terra e consente di risalire dalla Maremma (che non ha conosciuto la civiltà comunale) a Siena a Firenze senza dover superare profondi fossati. La grande officina di fatti e di teoremi che è stata Firenze non ha alterato il ricambio tra le parti e non ha intaccato l’omogeneità sostanziale della Toscana.
  


(da Mario Luzi, Toscana Mater, © Interlinea, Novara 2004, www.interlinea.com)


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