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ALAGNA E IL MONTE ROSA
Dalla bella chiesa di Alagna basta risalire per poco più di mezz'ora la
strada che costeggia la ormai rapinosa e ribollente corrente del Sesia e
porta alla chiesetta di Sant'Antonio e all'antica miniera d'oro, per
trovarsi di fronte, nella testata terminale della valle, al maestoso e
tremendo spettacolo della nuda natura. Basta iniziare appena la lunga
salita del vallone dell'Olen – che è quasi per antonomasia la via dei
ghiacciai – rivedendo le antichissime case delle vecchie frazioni per
sentire da ogni cosa il richiamo alle supreme altitudini. Come d'altronde
nel vallone d'Otro d'una bellezza così tagliente e pura, fra lo smeraldo
assoluto dei prati e i grigi profili imperiosi del Corno Bianco, coi suoi
piccoli vertiginosi nevai. Il vero nume indigete di Alagna è il Monte
Rosa.
Il Monte Rosa si offre senza dubbio come la montagna la più ricca di
possibilità d'ogni sorta. Non solo per l'altezza delle più ardue
cime che, come è noto, cedono in questo di poco soltanto alle vette del
Monte Bianco; ma soprattutto perché, a differenza del Bianco, che si
presenta come più smisurato e maestoso bastione ma assai più semplice di
struttura, il Monte Rosa rinserra, fra le sue vette supreme, molteplici
giogaie, autentiche vallate, passi e colli e altipiani, tutti vicini o
addirittura superiori ai quattromila metri: tutto un vasto mondo di nevi e
di ghiacci, tra cui affiorano soltanto poche creste rocciose, nel quale è
possibile camminare ore su ore, aggirarsi e vivere (con l'aiuto dei suoi
rifugi alpini, i più alti d'Europa, le sue famose «capanne») giornate
intere, senza avere più alcun legame diretto, neppure attraverso alla
vista, con l'altro mondo comune, quello delle vallate sottostanti. Un
mondo nel quale le facoltà più naturali e fondamentali dell'esser nostro,
la capacità di calcolare la propria resistenza in rapporto ai possibili
ostacoli, il senso dell'orientamento, l'abilità di adattarsi a situazioni
impreviste e di trovare espedienti atti a superarle: la messa in opera
insomma di tutte le sempre preziose ed antiche risorse dell'uomo in lotta
contro le cieche forze degli elementi, trova il luogo ideale per
manifestarsi; in un'atmosfera e con una mentalità che è ancora un po'
quella dell'esploratore artico, o del pioniere.
Fu d'altronde proprio questa sua caratteristica che attirò sul Monte Rosa
agli albori della nostra epoca gli scienziati (primo e più celebre fra
tutti il De Saussure), e dettò a uno di loro l'asserzione che in nessun
altro luogo d'Europa si verificano fenomeni meteorologici e fisiologici
più simili a quelli delle regioni polari.
Oggi come è ben noto, sull'orrida crestina rocciosa orlata di neve e di
ghiaccio. dove l'intrepido parroco Gnifetti e i suoi valorosi compagni
piantarono la loro bandiera, sorge un comodo e sicurissimo
rifugio-alberghetto: quella Capanna Margherita che, costruita nel 1890-93,
rimane la più alta d'Europa. E il cammino che costò tanto studio, tanto
calcolato ardimento e una tal serie di sforzi a quei primi salitori, si
può compiere, almeno nella stagione più favorevole e purché il fisico
regga alla rarefatta atmosfera di quelle altitudini, con una relativa
facilità. E d'una bellezza che – il lettore l'avrà ben capito – ci è ancor
più cara per essere stata sinora meno largamente famosa, quasi un po'
schiva e segreta. Mentre per contro saremo anche noi felici (poiché tale è
la contraddizione insita in ogni cuore umano), se saremo riusciti a
suscitare con le nostre parole nel maggior numero di lettori possibile il
desiderio di meglio esplorarla e conoscerla, rifacendo per conto proprio
il nostro viaggio.
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