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Percorso 5: Boiardo e il mondo cavalleresco

Matteo Maria Boiardo (1441–1494), nato a Scandiano, viene definito dal Contini «un autore simpatico: a significare il riconoscimento di parità umana, ancor più che la stupita ammirazione a cui seduce il lettore». La formazione dello scrittore emiliano avvenne sotto una duplice influenza: quella del clima culturale ferrarese, dominato dalla lezione umanistica di Guarino, e quella dell’ambiente familiare, in cui si trovano figure come il nonno Feltrino, amico e corrispondente di Guarino, e lo zio Tito Vespasiano Strozzi, poeta latino. Dopo alcuni esperimenti letterari in lingua latina, d’ispirazione virgiliana, approda al volgare; nelle raccolte latine la vena spontanea e genuina è attenuata dalla volontà di fare erudizione e di esibire la propria abilità tecnica, nel volgare invece raggiunge la maturità, arrivando alla sua più autentica verità e fissando grammaticalmente la propria koinè regionale. Esempi ne sono le sue opere più famose, l’Orlando innamorato e Amorum libri. La prima di queste è la principale opera del Boiardo, rimasta incompiuta, e con la quale l’autore si lega alla tradizione del romanzo epico-cavalleresco; sul poema si sentono i riflessi della cultura umanista e della sua fede nei nuovi valori: la forza motrice di ogni impresa è l’amore, e l’ideale cortese è rimodellato sui valori dell’Umanesimo.
A questo grande personaggio della letteratura italiana Interlinea offre un’intera collana di Studi che ne analizza la vita, le opere, le influenze letterarie e lo sfarzoso contesto storico, dalla vita di corte a quello cavalleresco; non mancano similitudini con un altro grande rimatore quattrocentesco, Ludovico Ariosto, dichiaratosi apertamente prosecutore dell’opera del Boiardo. Ariosto rappresenta la tipica figura di intellettuale cortigiano del Rinascimento, ma la sua personalità complessa lo induce a scagliare contro l’ambiente che lo circonda dei sottili strali intinti di veleno, come accade nelle Satire, dove versa gli elementi essenziali della quotidianità rielaborando con amarezza le sue esperienze personali. La realtà quotidiana fornisce ad Ariosto il substrato fondante anche del suo capolavoro, l’Orlando Furioso, dal quale traspare la concezione moderna che il poeta ha nei confronti dell’uomo e della vita. Analizzato sotto questo punto di vista, il poema cavalleresco si trasforma in una sorta di grande romanzo moderno, che analizza sentimenti quali devozione, fedeltà, tradimento e inganno, i quali donano all’opera un tono di realismo evidente in quella che è considerata la più grande opera fantastica della letteratura italiana.
Un’occasione unica per accostarsi a due capisaldi della letteratura italiana che continuano a gettare luce sul mondo attuale, dalla notte dei tempi.

Boiardo, Ariosto e i libri di battaglia

Atti del Convegno (Scandiano, Reggio Emilia, Bologna, 3-6 ottobre 2005)

a cura di Andrea Canova, Paola Vecchi Galli

editore: Interlinea

pagine: 552

I capitoli che le storie letterarie dedicano al romanzo cavalleresco si rivelano fatalmente inadeguati a dominare una gigantesca mole di testi, in versi e in prosa, scritti tra il medioevo e l'età moderna. La schiera dei "libri di battaglia" annovera i suoi campioni più famosi, come Pulci, Boiardo, Ariosto e Tasso, ma anche uno stuolo di anonimi, di minori e di minimi, che hanno divertito generazioni di lettori lungo un arco plurisecolare. Gli ultimi decenni hanno visto grandi progressi nella conoscenza di questa multiforme letteratura e ne hanno confermato la centralità nella costruzione della cultura italiana ed europea. Il convegno di Scandiano, Reggio Emilia e Bologna ha fatto il punto della situazione e ha aperto nuove prospettive di ricerca. I saggi qui raccolti recuperano la memoria smarrita, o spesso solo in parte occultata dal tempo, di una tradizione generosa: una linea forte che come poche altre ha saputo influenzare l'immaginario di un pubblico rinnovatosi di continuo. Il vitale intreccio di cantari e poemi, la fitta rete intertestuale, le riflessioni teoriche sul genere portano alla luce le strategie longeve che, conservando o innovando, hanno accompagnato "le donne e i cavalieri, le armi e gli amori" fino alla contemporaneità.

Corti e cortigiani

Arte di governo e buone maniere nella vita di corte

di Giuseppe Anceschi

editore: Interlinea

pagine: 152

Lungo la storia d’Italia, dal Quattrocento ai giorni nostri, questo libro propone una riflessione sulla figura dei cortigiani, un tempo maestri assoluti di civiltà e di cultura, letterati, musicisti, pittori, scultori, architetti e in seguito (fino a oggi) intristiti “pifferi” del padrone di turno. Uno studio storico con pungenti incursioni nell’attualità sociale e politica contemporanea.

Boiardo e altri studi cavallereschi

di Carlo Dionisotti

editore: Interlinea

pagine: 232

Per la prima volta sono raccolti importanti studi e ricerche del grande italianista scomparso Carlo Dionisotti, che fa rivivere figure e opere di Ariosto e Boiardo oltre ai romanzi cavallereschi.

Gli "Amorum libri" e la lirica del Quattrocento

Con altri studi boiardeschi

a cura di Antonia Tissoni Benvenuti

editore: Interlinea

pagine: 264

Degli Amorum Libri di Matteo Maria Boiardo (1441-1494), il risultato più maturo della lirica volgare quattrocentesca, in questo volume si discutono le varianti redazionali e i tempi di composizione, sulla scorta dell'edizione critica recentemente messa a punto. Altre pagine riguardano la costruzione del sonetto; le interferenze con i canzonieri di Petrarca, di Cornazano e dell'anonimo cantore di Costanza Costabili; le influenze stilnovistiche nella lirica dell'Italia settentrionale. Una sezione del volume è infine dedicata a un testo di Sebastiano Corrado, professore universitario a Bologna alla metà del Cinquecento, che offre un quadro particolareggiato su ciò che era e rappresentava la cultura classica nell'Emilia boiardesca. A cura di Antonia Tissoni Benvenuti.

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