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Letteratura

In risaia

Racconto di Natale

di La marchesa Colombi

editore: Interlinea

pagine: 160

Questo romanzo, che è al crocevia della cultura dell’Ottocento, torna nella sua versione definitiva rivelandosi una delle prime testimonianze sul «riso amaro»: una denuncia sociale che nasce dall’introspezione psicologica e si fa letteratura. Nella storia di una ragazza e dei suoi sogni emerge un tema ancora attuale, come dimostra un prezioso testo di Carlo Emilio Gadda qui recuperato.

Narrazioni della fine

L’apocalisse nella letteratura italiana fra XX e XXI secolo

rivista: Nuova Corrente

pagine: 160

Da sempre l’umanità è chiamata a fare i conti con lo spettro della propria fine, così come da sempre pensare l’apocalisse ha significato cercare di svelare il senso ultimo e nascosto della nostra esistenza. A partire dal XX secolo, tra le devastazioni della Storia e le visioni catastrofiche dell’immaginario collettivo, l’apocalittica ansia del disastro si è fatta, nella nostra cultura, sempre più presente e immanente, assurgendo così a paradigma della condizione umana. Gli articoli raccolti in questo fascicolo di “Nuova corrente” interrogano in che modo l’ottica apocalittica e post-apocalittica segni alcune delle più rilevanti esperienze della letteratura italiana dal primo Novecento a oggi, spaziando da Svevo a Manganelli, da Papini a Morselli, da Malaparte a Volponi, passando per le riflessioni poetiche di Levi e De Angelis, fino alla narrativa (Eco, Arpaia) e al reportage (Gatti) del nuovo millennio.

Il marito di Elena

di Giovanni Verga

editore: Interlinea

pagine: LXX + 258

Nella nuova serie dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giovanni Verga esce ora il romanzo Il marito di Elena, nell’edi­zione critica a cura di Francesca Puliafito, un romanzo nodale che si pone strategicamente tra I Malavoglia e il Mastro don Gesualdo. Il lavoro sul testo offre interessanti rivelazioni e per­mette di entrare nel vivo di uno degli episodi più alti e originali dello sperimentalismo narrativo del tardo Ottocento italiano. Edizione Nazionale delle Opere di Giovanni Verga: piano editoriale e sottoscrizioni

I Moncalvo

di Enrico Castelnuovo

editore: Interlinea

pagine: 244

«Chi aveva la gloria, chi la ricchezza, chi il blasone; la felicità non l’aveva nessuno»: è quasi un’epopea quella dei Moncalvo, famiglia di un ricco banchiere ebreo che vive a Roma e cerca con ogni mezzo di entrare a far parte dell’aristocrazia reazionaria papalina cui si contrappone la figura del fratello Giacomo, austero scienziato positivista. Il libro di Enrico Castelnuovo (1839-1915), in fase di riscoperta e di studio nelle università americane, è uno dei testi tipici del realismo tardoromantico a cavallo del 1900 dentro «il ritratto quasi buddenbrookiano di una famiglia ebraica tra l’ansia di riconoscimento sociale e la fedeltà ai valori della scienza». A cura di Gabriella Romani con una nota di Alberto Cavaglion che definisce I Moncalvo un avvincente «romanzo a tesi».

Fra realtà e linguaggi nell'opera di Pasolini

Autografo 61

rivista: Autografo

pagine: 192

Il punto su Pasolini tra letteratura, cinema e arti visive. Gli interventi del convegno tenutosi presso il Collegio Ghislieri di Pavia nel marzo del 2018 trattano vari aspetti della poliedrica attività dello scrittore e regista: dalla «rivelazione della carne» e i linguaggi dell’eros nel suo cinema (R. Chiesi, C. Boatti, T. Subini), alla simbologia dionisiaca (B. Roberti); dalla presenza dei classici (A. Beltrametti) e del pensiero e del lessico freudiano (S. De Laude) alle citazioni del Manierismo pittorico (M.A. Bazzocchi); dai tratti stilistici (R. Donnarumma, S. Agosti, M.A. Grignani) al rapporto tra la produzione dell’autore e la realtà storico-politica da lui descritta (A. Tricomi).  

Un matrimonio in provincia

di La marchesa Colombi

editore: Interlinea

pagine: 120

La storia dell’educazione sentimentale di una ragazza che si fa donna si specchia nella vita di provincia di fine Ottocento. Torna attuale il capolavoro della Marchesa Colombi, pseudonimo di Maria Antonietta Torriani, scrittrice al centro di una riva­lutazione internazionale (anche con In risaia e il galateo La gente per bene): «è il suo modo di raccontare che prende, il suo piglio dimesso ma sempre concreto e corposo, con un fondo di sottile ironia: quell’ironia su se stessi che è l’essenza dello humour» secondo Italo Calvino.

Nìvole da prim. Nuvole di primavera

di Remigio Bertolino

editore: Interlinea

pagine: 144

«Il suo è un mondo di silenzi, di solitudini, di nudità. Persone e voci che parlano dicendo la loro vita, aggrappandosi ai loro sentieri, descrivendo le loro abitudini, esprimendo le loro afflizioni, ma anche annunciando le loro redenzioni» scrive Giovanni Tesio a proposito di queste Nìvole da prim (Nuvole di primavera), libro di Remigio Bertolino che segna la sua piena maturità letteraria perché «con coerenza estrema e consapevolezza discreta è il poeta che più di ogni altro riesce oggi ad allineare la poesia in piemontese ai risultati della più provve­duta (e pur nei suoi limiti, più nota) poesia in lingua».

Suite Etnapolis

di Antonio Lanza

editore: Interlinea

pagine: 128

Che cos’è il conflitto di classe nell’epoca post­ideologica? Per trovare tracce di risposta questo libro ci porta dentro la vita di Etnapolis, centro commerciale ai piedi dell’Etna progettato da Massimiliano Fuksas, durante la crisi economica che ha connotato i primi anni del nuovo millennio. Sistema materiale e metafisico, il centro commerciale ridefinisce spazi e tempi dell’esistenza secondo le necessità del consumo e del profitto. Ma alla voce meccanica di Etnapolis si alterna quella dei lavoratori con un retroterra di affetti e una storia “altra”. Raccontando questa polifonia dell’annichilimento nel suo esordio letterario, Lanza ci restituisce, nel finale dell’opera, un elemento estraneo, irriducibile ai principi che ne regolano il funzionamento e il senso, in grado di creare una possibile liberazione dalla «antica offesa all’uomo».Si può fare poesia su un centro commerciale? La risposta di Lanza su "Etnapolis"

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Libri e carte, incontri e casi letterari

di Gian Carlo Ferretti

editore: Interlinea

pagine: 384

Il lavoro culturale che sta dietro i libri – tra edi­tori protagonisti, collane che hanno fatto epoca, carte di scrittori e scaffali di librerie – emer­ge dall’autobiografia intellettuale, personale e collettiva, di uno dei maggiori studiosi dell’edi­toria italiana. Gian Carlo Ferretti costruisce un libro nuovo, riorganizzando e riscrivendo saggi mai raccolti in volume (con due sole eccezioni) su Gramsci e Vittorini, Bompiani e Bollati, Linder e Zavattini, Eco e Pasolini, e su contratti e censure, lettori e non lettori, testi e prodotti, analisi di mer­cato e ricerche d’archivio, via via fino alla mag­matica galassia della Rete. Con un ampio saggio introduttivo e con molti inediti.

Wilderness

di Sergio Villa

editore: Interlinea

pagine: 280

Wilderness è, per stessa ammissione dell’autore «un divertimento che ho riempito con alcuni personaggi celebri della Hollywood anni cinquanta, Humphrey Bogart, John Huston, Billy Wilder, ma nasce anzitutto da certi sogni intorno a due pellicole sempre amate, Casablanca e Sherlock Junior di Buster Keaton». Protagonista è uno sceneggiatore scontroso e male in arnese che si fa chiamare Shane, che di solito viene pagato per rivedere e riscrivere sceneggiature altrui. Il problema è che ciò che scrive, o anche solo ciò che ha immaginato di scrivere, diventa vero. E siccome per lo più scrive sceneggiature noir, presto si trova in un sacco di guai: la sovrapposizione di finzione e realtà è graduale, ma progressiva e inarrestabile. E il finale è sconosciuto persino a lui

Il malinteso universale

di Sergio Villa

editore: Interlinea

pagine: 352

Il malinteso universale è un omaggio – con una buona dose d’ironia – al genio di Orson Welles, ma soprattutto, come scrive l’autore stesso, una riflessione «sul perché i suoi progetti migliori sono sempre stati interrotti o abbandonati». Ma è anche, come indica il curatore Alessandro Carrera, «un romanzo-puzzle al quale mancherà sempre un pezzo per essere completo, un romanzo-labirinto nel quale si può entrare ma non si può uscire, una meditazione post pirandelliana su personaggi che non hanno più un autore se mai l’hanno avuto, un libro nel quale sembra che non si parli d’altro che di libri che non si possono leggere (in particolare uno, Il dio del labirinto di Herbert Quain) e di film che non si possono vedere (in particolare È tutto vero di Orson Welles)».

L’anima in boccio

di Cécile Sauvage

editore: Interlinea

pagine: 112

«Tutti quelli che ascolteranno queste poesie non potranno più pensare alla maternità come hanno fatto prima»: sono parole di Olivier Messiaen, il grande musicista figlio di Cécile Sauvage e inconsapevole ispiratore della raccolta. La lettura dei venti testi dell’Anima in boccio, per la prima volta presentati qui in traduzione italiana integrale, ci porta al cuore del miracolo della maternità, con la sua gioia appagante e insieme struggente, accompagnata dalle immagini di una natura viva e trasfigurata dalla fantasia poetica. Frequentatrice dei classici e vicina alla poesia simbolista francese, la Sauvage trova nel tema della maternità una potente originalità di toni e una personalissima autonomia di scrittura.

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