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I viaggi di Giac

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I viaggi di Giac
titolo I viaggi di Giac
autore
argomento Letteratura per l'infanzia Narrativa italiana
collana Le rane, 4
marchio Le rane
editore Interlinea
formato Libro
pagine 128
pubblicazione 2014
ISBN 9788866990031
 
7,75 6,59
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Età consigliata

Da 9 anni.
Prima edizione 2001
Giac è un omino di carta di giornale, ritagliato da un bambino e abbandonato su un tavolo in una giornata di pioggia, vicino a un libro aperto. L’omino fa amicizia con un punto di nome Lino che lo accompagna in mille avventure in un mondo di punti, linee, lettere, numeri e giochi, al centro di questo libro sorprendente che avvicina i piccoli lettori all’arte e alla creatività.
 

Biografia dell'autore

Elve Fortis De Hieronymis

Elve Fortis de Hieronymis (1920-1992) ha progettato, illustrato e scritto libri per l’infanzia per i maggiori editori, ottenendo prestigiosi premi. Di questa straordinaria autrice “Le rane” di Interlinea hanno pubblicato anche I viaggi di Giac (molto apprezzato nelle scuole), Così per gioco e, per i più piccoli, Riccetto.

 

È tutto il giorno che piove e Francesco, per passare il tempo, prende un vecchio giornale, e ritaglia un pupazzetto di carta. Con i pennarelli disegna gli occhi e la bocca. L’omino sorride.
Adesso bisognerà anche dargli un nome. Perché non Giac-omino, l’omino di carta che tu vedi qui sotto?
Soddisfatto, Francesco gioca per un bel po’ con Giac-omino, ma a un certo punto sente salire dal giardino le voci degli amici.
«Evviva, non piove più!» grida, e si precipita fuori.
Giac-omino rimane abbandonato sul bordo di un libro, e si sente piuttosto infelice. “Sta’ a vedere”, pensa, “che Francesco si è già stufato di me, e quando tornerà a casa non si ricorderà nemmeno della mia esistenza. E dire che avrei potuto fare molte cose per lui. Sono nato da un giornale, ho una certa cultura: l’avrei aiutato a fare i compiti, di notte gli avrei temperato le matite, cancellato le macchie sui quaderni, riordinato il tavolo, preparato la cartella...”
«Ciao! Perché sei triste?»
Chi ha parlato? Giac-omino solleva la testa, si guarda intorno, si stropiccia gli occhi. Non c’è nessuno.
«Ehi! Dico a te! Mi senti? Posso darti una mano?» insiste la vocina.
«Ti sento, ma non ti vedo. Chi sei? Dove sei?»
«Ecco, quando devo presentarmi, ho sempre qualche problema».
Chi mi guarda è come se non mi vedesse. Peggio, mi fa capire che sono una nullità».
«Scusa, sai, ma non riesco a seguirti».
«Tutto questo, come puoi capire, mi mortifica, e così di solito me ne sto per conto mio, e non mi faccio notare. Ma oggi ti ho visto così malinconico che ho pensato di parlarti, di farti un po’ di compagnia. Te lo ripeto: c’è qualcosa che posso fare per te?»
«Sei molto gentile e ho una grande voglia di conoscerti. Fatti un po’ vedere una buona volta».
«E va bene», risponde la vocina, «abbassa gli occhi su questa pagina. Io sono questo qui».
E aggiunge tutto d’un fiato:
«Sì, hai visto bene. Io sono un punto, e mi chiamo Lino».
Giac-omino resta a bocca aperta. Come si fa a diventare amici di un punto? Di cosa si parla, con un punto? A che cosa si può giocare, con un punto? Giac-omino cerca di riprendersi dalla sorpresa e avviare una conversazione, ma non sa tanto cosa dire.
«Caro Punto Lino... Non posso negarlo... Per un momento sono rimasto di sasso!... Un fatto così non mi era mai capitato... Nessuno ha mai sentito la voce di un punto! Non devi offenderti, anzi! Questo fatto mi sembra strabiliante, e tutti lo dovrebbero conoscere. Altro che nasconderti. Sei un fenomeno vivente, e presto arriveranno i giornalisti, la radio e la tv, a intervistarti».
Quando parlava di giornali, Giac-omino si sentiva un po’ a casa sua, e prendeva un’aria confidenziale:
«Già mi vedo i titoli in prima pagina: punto lino, il punto parlante. Sei una vera celebrità, altro che una nullità». [...]

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