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Quando il Natale diventa una collana letteraria

Per suggerire un dono natalizio andiamo oltre la foresta lussureggiante delle strenne patinate e costose e nel loro sottobosco cerchiamo fiorellini che stentano a farsi notare. E cogliamo innanzi tutto un topos classico, l’“inventore” del presepio, Francesco d’Assisi. Un’ancor giovane casa editrice novarese, Interlinea, nella sua collana emblematicamente intitolata “Nativitas” – già popolata di testi significativi di Agostino, Ambrogio, Jacopo da Varagine, Giovanni da Hildesheim, ma anche di Dickens (Le campane in nuova traduzione), Soldati (l’inedito Tentazioni annotato da Garboli), Santucci (L’incantesimo del fuoco), Chodasevicˇ (L’indovinello presentato da Vittorio Strada) – ha approntato un esile librino che raccoglie tutte le testimonianze di e su Francesco riguardanti la solennità cristiana più cara all’Occidente. Sono pagine deliziose, accompagnate da un’esegesi pittorica straordinaria, quella degli affreschi di Giotto nella basilica di Assisi. I testi stessi sono simili a dipinti colmi di colori delicati…»: così scriveva autorevolmente Gianfranco Ravasi lo scorso dicembre sul “Sole 24 Ore” recensendo Il Natale di Francesco d’Assisi, uno dei titoli della collana “Nativitas”, la prima e tuttora unica collana letteraria in Italia ispirata al tempo del Natale.
L’idea la suggerì qualche anno fa Carlo Carena con il gusto fine e il fiuto culturale che lo contraddistinguono, facendo scoprire la magia di testi latini della tradizione classica, tra cui Sette discorsi di Natale dimenticati di Agostino d’Ippona e gli Inni natalizi di Ambrogio, proposti con incisioni di Dürer. Piccolo formato, copertine vergate grigie, controcorrente rispetto all’editoria sgargiante e plastificata, ma stampate a cinque colori con titoli in oro, pagine in carta avoriata, cura attenta dei testi: con queste caratteristiche “Nativitas” si è aperta anche alla letteratura per l’infanzia avendo il privilegio di ospitare due testi di Gianni Rodari (Il mago di Natale illustrato da Munari e Un giocattolo per Natale con disegni di Maulini), L’abete di Andersen con i disegni di Ferrara e le opere vincitrici del premio “Storia di Natale”, da I racconti dei re magi di Anna Lavatelli a Il sogno di Gibo di Benito Mazzi. E le novità di fine millennio sono due scommesse in forma di poesia (La mangiatoia del cinese contemporaneo Ai Qing e I bambini hanno bisogno di Elio Fiore con tavole di Giosetta Fioroni, presentati a pagina 2) e soprattutto tre racconti inediti di Vincenzo Consolo: Natale come Il Teatro del Sole – questo il titolo – fra tradizione e mafia perché «a Natale bellezza e orrore stanno insieme… cantano i bimbi e scoppia il tritolo», dove realtà e sogno confondono malinconia e speranza.
 

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 Traduzioni: la scommessa vinta di Montale
 

S’intitola Poesia travestita e si annuncia come una sorpresa letteraria in questo scorcio di fine millennio. L’idea oggi tradotta in pagine di libro edite da Interlinea nella “Biblioteca di Autografo”e curate da Maria Corti e Maria Antonietta Terzoli nacque dalla mente di un gigante della poesia, Eugenio Montale. «Nei primi mesi del 1978» scrive Maria Corti nella premessa «il poeta mi espose un originale programma, suggerendomi con allegria di realizzarglielo: trovare qualcuno che traducesse in arabo la lirica Nuove stanze delle Occasioni. A questo punto la sua paternità doveva essere taciuta e il testo, attribuito a un ignoto poeta arabo, andava tradotto in francese, poi a catena in polacco, russo, ceco, bulgaro, olandese, tedesco, spagnolo, per poi tornare all’italiano». 
Il risultato è sorprendente: la poesia vince sulle differenze linguistiche e culturali. Tra l’altro, dedicato a Il complesso e ambiguo mondo delle traduzioni, si segnala il n. 39, fresco di stampa, di “Autografo”, che contiene anche pagine manoscritte dalle traduzioni di Quasimodo. .

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Quando il natale ispira i poeti: con le novità di “Nativitas”sotto l’albero c’è poesia
 

Poesia è memoria, è canto, è speranza. Questi e altri sentimenti ravvivano le pagine delle due opere che quest’anno offrono alla collana “Nativitas” di Interlinea un soffio nuovo di poesia (genere che era stato toccato in precedenza con l’edizione degli Inni natalizi di Ambrogio, presentati da Carlo Carena con preziose incisioni di Albrecht Dürer, nella traduzione di Claudio Casaccia).
Sotto l’albero sono proposti due poeti che, di fronte alla nascita di un bambino, cercano le parole della speranza dopo aver sperimentato il dolore; due autori che si rivelano nella loro purezza fuori dagli schemi e dalla retorica e che meritano un’attenzione maggiore e meno preconcetta di quella che hanno avuto fino ad ora: Ai Qing ed Elio Fiore.
 Quest’ultimo, con una benedizione di un grande vecchio della lirica europea, Rafael Alberti, e tavole originali di grande intensità di Gioseta Fioroni, raccoglie con delicatezza memorie natalizie (dai ricordi d’infanzia durante la guerra, al presepe nel ghetto di Roma, al Natale accanto ad Alberti) e poesie dedicate alla vita che nasce, perché «i bambini hanno bisogno di te, / uomo, / per ricordarti di essere stato bambino». La poesia da cui sono tratti questi versi dà il titolo al volumetto, I bambini hanno bisogno, e non a caso Fiore, fin dalla presentazione di Ungaretti al suo primo libro, è stato riconosciuto dalla critica come poeta dal cuore eternamente fanciullo, lontano da ogni classificazione di genere, proprio per la sua «franca e immediata libertà di emozioni» (ha scritto quest’anno Mario Luzi).
Sorprendenti poi i testi, tradotti e curati da Anna Bujatti con competenza e sensibilità, di un grande poeta contemporaneo cinese come Ai Qing, vicino per anni al lavoro politico e culturale di Mao. Eppure il giorno di Natale del 1936 questo scrittore, scomparso nel 1996, ripensa al Vangelo, che non ha più tra le mani perché scoperto durante un periodo di carcere ma di cui serba intensa memoria emotiva: «Perché nevica ancora? / i passeri della staccionata guardano il cielo / il cielo è così buio / qualcuno passa oltre la mangiatoia / […] / Il bimbo primogenito / col suo pianto spaurito / viene a conoscere questo mondo straniero». Particolari del famoso ciclo pittorico dedicato ai profughi cinesi da Jiang Zhaohe nel ’43 sono accostati simbolicamente alle poesie di Ai Qing, perché, come scrive la curatrice Bujatti, «noi sappiamo, e Maria sa, che il suo bambino ha preso su di sé una grande missione; ma ora, nella paglia di riso della povera stalla, egli è un bambino come tutti i bambini, e il coraggio che egli infonde nella madre è il coraggio che ogni bambino può infondere, per la semplice verità di essere nato».

Elio Fiore, I bambini hanno bisogno, tavole di G. Fioroni (tiratura numerata,pp. 80, lire 20 000).
Ai Qing, La mangiatoia, a cura di A. Bujatti (pp. 64,lire 15 000).
Ambrogio, Inni natalizi, incisionidi A. Dürer (pp. 64, lire 10 000).

 

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Nella “Biblioteca di Autografo” la scrittura infinita di Arbasino
 

Un nuovo interessante lavoro si è aggiunto alla collana “Biblioteca di Autografo”, diretta da Maria Corti. Il libro, curato da Clelia Martignoni dell’Università di Pavia in collaborazione con due giovani studiose, Elisabetta Cammarata e Cinzia Lucchelli, si intitola La scrittura infinita di Alberto Arbasino ed è una monografia dedicata all’opera dello scrittore romano (una delle voci più significative della letteratura italiana contemporanea) a partire dal suo romanzo più famoso, Fratelli d’Italia. Proprio prendendo avvio dall’analisi delle tre stesure (1963, 1976, 1993) del romanzo e avvalendosi anche della consultazione di manoscritti e carte preparatorie depositate presso il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia, il volume scandaglia l’articolato congegno narrativo di Arbasino che si apre – come constata Maria Corti – «in tutte le direzioni e fagocita vari generi letterari, dal dialogo saggistico alla novella, al diario, alle memorie autobiografiche, al saggio di critica letteraria, addirittura alla storia d’Italia». Alberto Arbasino, fin dagli esordi, si è attrezzato per fornire via via un’analisi-testimonianza spregiudicata e documentatissima, tra cultura società e costume, del nostro secondo Novecento, dagli anni del boom ad oggi. La scrittura infinita di Alberto Arbasino si propone come utile bussola nella lettura dei significati e del valore dell’opera dello scrittore, a buon diritto considerato tra i più celebri, intensi e impegnati della letteratura italiana d’oggi. Il libro è stato presentato poche settimane or sono, il 14 ottobre, a Milano alla libreria “La stazione di Perpignan”, da Maria Corti, direttore della rivista “Autografo” e della collana, insieme con le autrici.

   
   

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