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SOMMARIO |
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La
rivista "Autografo" ricorda i pesci d'oro di Scheiwiller
«Vanni non
cessò mai di concepire il suo lavoro di editore come un’approssimazione
alla perfezione naturale. Il pubblicare libri era una piccola rivelazione
della poesia e della verità del mondo. Per questo ci mancherà molto...»:
così Maria Corti introduce il volume monografico della rivista “Autografo”
(è il n. 41, intitolato A Vanni Scheiwiller: una sirena nell’editoria italiana), una delle
due iniziative da lei affidate a Interlinea per ricordare Scheiwiller a un
anno dalla scomparsa. Il secondo ricordo, sempre in forma di libro, è
offerto da una raccolta di intensi pensieri poetici
in memoriam scritti da un’amica
e autrice del piccolo grande editore milanese, l’ultima musa montaliana
Annalisa Cima: Hai ripiegato
l’ultima pagina. Pensieri per Vanni Scheiwiller, una plaquette che
esce nella collana “Biblioteca di Autografo” essendo testi conservati al
Fondo Manoscritti di Pavia. I due volumi
vogliono anche essere un omaggio a Scheiwiller da parte di
Interlinea, che ha mosso i primi passi con il suo aiuto e con suoi autori,
da Rebora a Turoldo, da Ai Qing alla stessa Corti. Per questo l’editore
Roberto Cicala ricorda il maestro Scheiwiller in uno dei testi raccolti da
“Autografo”, accanto a Giuseppe Pontiggia, Benedetta Centovalli, Gianni
Mussini e altri. E a lui è dedicata anche la piccola strenna natalizia
dell’editrice novarese, Natale in
poesia, con presentazione di Luciano Erba.
A Vanni
Scheiwiller:
una sirena nell’editoria
italiana,
numero 41 di “Autografo”(pp. 180, lire 30 000).
Annalisa Cima,
Hai ripiegato l’ultima pagina. Pensieri per Vanni Scheiwiller,
presentazione di Maria Corti (pp. 64, lire 18 000).
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Se il
Natale è poesia: buona lettura con Interlinea
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Ispirata
dall'evento del Natale, come si comporta la poesia? Si ferma solo alle
apparenze
Coglie gli aspetti più suggestivi? Approfondisce il messaggio religioso?
Lo illustra come meglio le riesce di fare? Promuove la nostra riflessione?
Ci commuove? Ci fa migliori? Diremmo che la poesia, quando è davvero
poesia, ottiene tutto questo d'un sol colpo: punta su un motivo di quelli
sommariamente accennati lasciando gli altri nella penombra quasi fossero
impliciti, oppure li modula come un musico sapiente, passando la sua voce
da un tono all'altro, accordando il
Leitmotiv con le ragioni dell'arte.
Non sarà invece poesia la teologia in versi. Non si può infatti chiedere
a uno specialista di argomentazioni e disquisizioni, nobilissime ma
inevitabilmente blindate nella loro minuzia e sottigliezza, di essere al
tempo stesso vincente e avvincente, rigorosamente persuasivo e
generosamente suggestivo; impegnato su una linea dove non v'è secolo in
cui non si siano schierate contro il nostro credo cristiano le forze più
avverse, l'esperto di visibilia e invisibilia
deve guardarsi a man dritta e a man manca, di fronte e alle spalle, con
dialettiche armi quando si tratta di liberare il campo, con speculative
fondazioni quando è dato rioccuparlo: un campo mai del tutto libero, una
speculazione mai del tutto conclusa.
Il Natale è festa della natura e delle cose, sostanza e sembianza del
mondo creato dal Figlio, contemplato sulla paglia
al suo primo vagito di uomo. Pensando alle tavole imbandite della pittura
fiamminga, o addirittura ai riuatti del nostro Arcimboldi dove frutta e
ortaggi si intrecciano, si dlspongono, si confondono, si danno una mano
per arrivare a tracciare una figura umana, abbiamo letto in positivo e
scelto quei poeti, specie satirici e dialettali, che ci parlano delle
portate del pranzo di Natale, visto nel suo aspetto più godereccio,
facendoci quasi sentire in colpa al pensiero degli esclusi. In colpa ma
non troppo. Non stiamo infatti a esagerare col motivo degli assenti dal
luminoso convito, gli spazzacamini, le fiammiferaie i lustrascarpe di un
tempo, i nuovi poveri di oggi, chi più ne ha più ne metta: non sarà la
nostra gioia di un giorno a privarli di qualche cosa! Abbiamo tutto un
anno per pensarci e magari fare uno sforzo Lasciamo che siano i politici e
gli uomini di potere a parlarci dei poveri solo a Natale, o in vista di
elezioni, per indurci a riflettere, turbarci, ottenere il nostro favore
ma, in definitiva, per rassicurarci e farci sentire più al caldo Per
questo c’è la neve fuori dai vetri Più bella. Più bella dei potenti,
beninteso, non dei poveri
Luciano Erba
dalla presentazione di Natale in
poesia. Antologia dal IV al XX secolo (Interlinea, pp. 160).
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Sotto
l'albero con "Nativitas" Guareschi, Zeri, Bettetini, Mancinelli e... |
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Da
molti anni Interlinea dedica una collana alla ricerca di testi antichi e
moderni ispirati al Natale, tra letteratura e spiritualità. È “Nativitas”,
da alcuni definito un vero e proprio caso editoriale e non solo italiano.
La collana, infatti, non ha uguali nel panorama letterario e per la casa
editrice novarese rappresenta uno straordinario fiore all’occhiello e un
piccolo successo in libreria con più di 50 000 copie vendute degli olte
venti titoli in catalogo, da Agostino a Jacopo da Varagine, da Soldati a
Consolo, da Ai Qing a Elio Fiore, da Santucci a Dickens...
Quest’anno la collana propone alcune novità davvero interessanti. Ve le
presentiamo.
La prima è un piccolo gioiello in forma di fiaba di Giovannino
Guareschi, La favola di Natale,
un delicato racconto scritto dal grande autore reggiano durante la sua
prigionia in campo di concentramento, nel 1944, oggi riproposto da
Interlinea con le illustrazioni originali dell’autore (al tratto, in nero)
e una nota dei figli Alberto e Carlotta, custodi fedele e affettuosi della
memoria del papà di Peppone e don Camillo.
La seconda novità porta la firma di Federico Zeri, un grande critico
d’arte ma anche un personaggio popolare presso il grande pubblico,
scomparso recentemente. Interlinea ha raccolto dodici testi – mai
pubblicati in volume – di commento ad altrettante rappresentazioni
pittoriche della nascita di Cristo.
Il libro si
intitola non a caso Le mie Natività
ed è naturalmente corredato da riproduzioni a colori di qualità delle
opere d’arte, scelte da Zeri tenendo presente, come egli scrive, «il
contenuto sacro, perché ci possono essere capolavori assoluti privi però
di autentica religiosità».
Terzo titolo in arrivo è Un tram
senza rotaie, la “fiaba per adulti” di Gianfranco Bettetini, noto
semiologo e studioso della comunicazione, che da sempre ha dedicato il suo
interesse anche alla narrativa, in questo romanzo breve narra una passione
che diventa mania e condiziona la vita di più generazioni nella Milano del
dopoguerra.
Inoltre,
accanto all’antologia Natale in
poesia di cui si parla in prima pagina, ad arricchire ulteriormente la
collana è stato pubblicato il testo vincitore dell’edizione 2000 del
premio “Storia di Natale” la cui giuria fu presieduta nelle prime edizioni
da Luigi Santucci: si tratta del racconto
La musica dell’isola di Laura
Mancinelli ambientata sull’isola di San Giulio d’Orta in un’atmosfera
misteriosa, inquietante, quasi di magia. La magia del Natale e della
letteratura.
Giovannino Guareschi,
La favola di Natale (pp. 80, lire 18 000).
Federico Zeri, Le mie Natività (pp. 64, lire 18 000).
Gianfranco Bettetini,
Un tram senza rotaie (pp. 96,
lire 18 000).
Laura
Mancinelli, La musica dell’isola (pp. 48, lire 10 000).
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Il premio Lerici Pea ai
versi profetici di Adonis
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Un
premio prestigioso, il Lerici Pea, è stato consegnato lo scorso settembre
alla grande poesia del poeta libanese di origine siriana Adonis il cui
Siggil ha inaugurato, in prima
assoluta con testo originale arabo a fronte, la collana “Biblioteca della
Fondazione Schlesinger”.
Adonis (pseudonimo di Ali Ahmad Said Esebr) nell’occasione è stato
festeggiato dai poeti Giuseppe Conte e Giovanni Giudici. Nato in un
villaggio nel nord della Siria nel 1930, è uno dei massimi autori viventi
di lingua araba. Residente in Francia dagli anni ottanta e più volte
candidato al premio Nobel per la letteratura, si affida a una scrittura
purissima, di intonazione profetica, nutrita di suggestioni filosofiche e
metafisiche. Siggil è un’epopea contemporanea che scandaglia, con i suoi versi,
il destino dell’uomo in crisi, tra tecnologia e ricerca spirituale. Una
poesia che risuona di echi antichi e insieme guarda alla modernità, che si
volge alle suggestioni dell’antica sapienza mediterranea e insieme
affronta l’occidente di oggi. Versi profondi, attraversati da una
spiritualità che ha radici nelle grandi religioni “del Libro” (non mancano
riferimenti e immagini non solo di ambito islamico ma anche ebraico e
cristiano) dando corpo a una sorta di religione della parola: «Ma dove
vado e cosa farò se dicessi / la poesia è il mio paese e l’amore il
cammino?»
Il volume, curato lertterariamente da Annalisa Cima e tipograficamente da
Martino Mardesteig della Stamperia Valdonega, è uscito in pregiata
edizione numerata di sole 700 copie.
Adonis,
Siggil, con testo arabo a
fronte, traduzione di Fawzi Al Delmi (pp. 72, lire 20 000). |
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