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Impara
a saltare con "Le rane"
Interlinea
è una piccola casa editrice con un progetto a servizio della letteratura e
della cultura. Ha sede a Novara, terra di risaie e terra di Gianni Rodari
(nella foto), che è nato ottant’anni fa in riva al vicino lago d’Orta. Per
questo, dopo aver pubblicato negli anni passati alcuni libri sparsi
dedicati all’infanzia, nel 2001 ha deciso di dare vita a Interlinea junior
con una collana apposita intitolata “Le rane”, inaugurata con un testo
proprio di Rodari ambientato sul suo lago, Il ragioniere-pesce. La
convinzione è che suscitando curiosità, emozione e divertimento nei
bambini e nei ragazzi di oggi si possa far nascere la passione per la
lettura e trasformarla in un patrimonio per tutta la vita. È una piccola
grande scommessa in cui credono gli autori delle prime uscite: Roberto
Piumini (La capra Caterina), Guido Quarzo e Anna Vivarelli (Storie da
mangiare), Anna Lavatelli (Il giallo del sorriso scomparso). In programma
anche riscoperte, a cominciare da Elve Fortis de Hieronymis (I viaggi di
Giac). La collana “Le rane” – distribuita da Messaggerie Libri (promozione
Pea Italia) – esce grazie alle scelte e alla consulenza di un comitato
editoriale di cui fanno parte, tra gli altri, con 'editore Roberto Cicala, Pino Boero, Walter Fochesato,
Anna Lavatelli e Antonio Ferrara.
La presentazione in anteprima
della collana “Le rane” di Interlinea, con letture di Roberto Piumini, è
in programma sabato 7 aprile 2001 alle 14,30 alla Fiera Internazionale del
Libro per Ragazzi di Bologna, Sala Suite, Centro Servizi, Blocco D.
Interlinea è presente alla Fiera di
Bologna (4-7 aprile 2001) allo stand B 17 padiglione 22.
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Cari
amici, adesso la vostra Interlinea è davvero maggiorenne (a qualche
profano potrà sembrare paradossale che la maggiore età si conquisti
pubblicando una collana organica per bambini e ragazzi) e i fili
interrotti dalla prematura scomparsa di Gianni Rodari, che al suo lago d’Orta
dedicò l’ultimo gioiello narrativo, C’era due volte il barone Lamberto,
possono di nuovo intrecciarsi. Vi ho visto in questi anni attenti a
un’ottima produzione editoriale sia nel campo della critica sia in quello
della letteratura, vi ho visto disponibili ai testi per bambini anche con
qualche forte ripescaggio rodariano, ma ora con “le rane” volete muovervi
più velocemente, saltare davvero quel fossato assai largo che separa l’occasionalità
(anche pregevole) dall’organicità programmata, dalla matura completezza.
Se scorro i prossimi autori della collana e vado oltre la bella riproposta
del testo di Rodari, Il ragioniere-pesce del Cusio, incontro i nomi di
Roberto Piumini, Guido Quarzo e Anna Vivarelli, Anna Lavatelli e Elve
Fortis De Hieronymis (riscoperta a diversi anni dalla scomparsa attraverso
lo stupendo I viaggi di Giac) e mi piace sottolineare la coerenza delle
scelte: attenzione ad autrici come Lavatelli e de Hieronymis che proprio
dalle zone rodariane, dalle vostre terre di risaie, hanno saputo alzarsi a
livello nazionale, diventare un punto di riferimento per chi crede che la
letteratura per l’infanzia non sia di “serie B” e per chi sa che i
successi di cassetta, i best seller massmediologici non bastano a formare
i giovani lettori. Se, poi, ai due nomi citati aggiungo quelli di Piumini,
Quarzo e Vivarelli non posso che completare il quadro delineato con figure
di sicuro rilievo, con tocchi di vivacissimo colore. Insomma le simpatiche
rane stanno per portarci, saltando, volumi da guardare, leggere, possedere
all’insegna dell’agilità, della leggerezza, della vivacità. E in tempi
come questi, segnati dall’atroce pesantezza dell’esistere che sembra
colpire le giovani generazioni, la vostra scommessa supera l’occasionalità
di una collana e si colloca sul solido terreno dei valori dell’educazione
e della civiltà letteraria.
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Sono
contenta di essere ospite in questa pagina e di potervi raccontare
qualcosa di me. Ecco qua: mi chiamo Anna Lavatelli, e sono l’autrice del
libro Il giallo del sorriso scomparso, che troverete nella nuova collana
“Le rane” di Interlinea dedicata alla letteratura giovanile. Infatti il
mio mestiere è questo: scrivere per i bambini e le bambine. E un pochino
anche per me, perché a dirla franca mi piace moltissimo.
Ma come si diventa scrittori? È una domanda che mi sento rivolgere spesso
dai miei lettori e dalle mie lettrici, nelle biblioteche e nelle scuole,
quando vado in giro per l’Italia. Una domanda più che naturale, ma la
risposta è complicata. Anzi, le risposte che si possono dare sono tante, e
neanch’io so bene qual è quella giusta. Ma se adesso prendo il tono alto
della dissertazione, rischio di farvi credere che passo il tempo a
macerarmi in chissà quali cogitazioni filosofiche, mentre quel che c’è
dentro di me è soltanto una gran voglia di raccontare storie. Meglio il
tono lieve della chiacchierata, dunque, che apre le porte alle confidenze
più sincere. Voglio provare a conversare un po’ con me stessa: vediamo
cosa ne viene fuori.
– Dimmi, Anna, da piccola volevi fare la scrittrice?
– No, da piccola volevo fare la burattinaia. Avevo un teatrino e dei
burattini (regalo di Natale dei miei genitori) e con quelli facevo gli
spettacoli per i miei amici. E sognavo che da grande avrei avuto un teatro
vero, come quello dei Fratelli Colla a Milano, con burattini alti un metro
e tantissimi bambini come spettatori.
– E scrivere, ti piaceva?
– Mi piaceva di più ascoltare le storie che il mio papà Antonio mi
cantava con la sua chitarra (e che canta ancora adesso a mio nipote
Matteo).
– E poi?
– Poi mi piaceva leggere. E sognare ad occhi aperti.
– Cosa sognavi?
– Avventure, viaggi in paesi lontani, imprese eroiche. E mandavo
avanti con l’immaginazione le storie che avevo visto al cinema. Oppure le
cambiavo, rivoltandole come un calzino.
– E scrivere, niente?.
– Niente. Cioè, soltanto i compiti di scuola.
– E poi?
– E poi un giorno, a 27 anni, mi sono seduta al tavolo e ho scritto la
mia prima storia.
– Perché?
– E chi lo sa? Io sentivo che mi mancava qualcosa, ma non sapevo bene
cos’era. Ho cercato di qua e di là e quando ho cominciato a scrivere ho
scoperto che mi piaceva farlo, che ci riuscivo bene e che era la cosa
giusta per me.
– Perché?
– Non lo so. Io so solo questo: che scrivere mi fa star meglio, perché
mi permette di giocare con le ipotesi, lavorare di immaginazione, tirar
fuori storie che tengono conto di ciò che non è accaduto ma che sarebbe
potuto succedere se... Insomma: per me ripensare la realtà vuol dire anche
reinventarla.
– E ai bambini questo interessa?
– Ma certo che gli interessa... E molto più che agli adulti. Gli
adulti spesso non credono più nei cambiamenti. Un bambino invece cambia
ogni giorno e ogni giorno fa esperienze nuove: la sua crescita è il regno
stesso delle ipotesi. Più ne sperimenta – anche attraverso la lettura di
un libro, di tanti bei libri – più c’è possibilità che ne venga fuori un
adulto come si deve.
– E cioè?
– Cioè una persona capace di pensare che c’è sempre un altro modo in
cui possono andare le cose. Una persona che vive di progetti e di
prospettive, di se e di ma, e qualche volta anche di sogni impossibili.
Una persona così ragionerà sempre in proprio, non con la testa altrui, e
starà bene sia con se stessa sia con gli altri.
– Il libro maestro di vita?
– Non usiamo parole grosse, per favore. Il libro è uno strumento per
elaborare ipotesi (l’ho già detto) e per intrecciare relazioni affettive.
Con i personaggi che ci sono dentro la storia e con le persone che mediano
il libro (genitori, amici, insegnanti...). Tutte cose di un’importanza
formativa straordinaria.
Per non parlare del ruolo della parola scritta, che si trasforma in
immagini, sensazioni, emozioni durante la lettura, dentro la testa di chi
legge. Insomma, non saprei dire se i libri diano lezioni di vita (quali
libri, poi? e come si riconoscono?). Secondo me, è lo status di lettore
quello che conta. Mica per niente i nazisti coi libri ci facevano dei
falò.
Anna Lavatelli è autrice delle
storie di Il giallo del sorriso scomparso, con illustrazioni di
Antongionata Ferrari (pp. 128, lire 15 000).
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Caterina
è una pastora della valle Strona e una mattina non trova la sua capra.
Pensando che sia fuggita a valle, la ragazza scende verso Omegna, seguita
da una strega che, per proteggerla, si espone alla dolorosa luce del
giorno. Omegna è un luogo nuovo, grande, complicato e pericoloso. Ci sono
ponti, acque, edifici strani. Caterina incontra personaggi: alcuni
minacciosi, altri più lievi. Seguita dall’arcigno affetto della strega,
Caterina compie il suo breve “viaggio all’inferno”, imparando sorpresa,
cattiveria, paura e festa. E la sua storia, parola per parola, è poesia.
È questa la vicenda appassionante e lirica dei versi che narrano La capra
Caterina edita da Interlinea junior con il patrocinio del Comune di Omegna
all’interno delle iniziative per il Parco della Fantasia dedicato a Gianni
Rodari. Infatti a lui l’autore, Roberto Piumini, rivolge un doveroso
omaggio con quest’opera che incanterà anche i lettori adulti. Piumini è
uno degli autori italiani più celebri di romanzi, racconti, poemi, poesie
e traduzioni per adulti e per ragazzi. Suoi testi sono tradotti
all’estero.
Roberto Piumini, La
capra Caterina, illustrazioni di Antonio Ferrara (pp. 64, lire 15 000). |