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Interlinea si fa junior con una collana per ragazzi
Cari amici, adesso la vostra Interlinea è davvero maggiorenne (a qualche
profano potrà sembrare paradossale che la maggiore età si conquisti
pubblicando una collana organica per bambini e ragazzi) e i fili
interrotti dalla prematura scomparsa di Gianni Rodari, che al suo lago d’Orta
dedicò l’ultimo gioiello narrativo, C’era due volte il barone Lamberto,
possono di nuovo intrecciarsi. Vi ho visto in questi anni attenti a
un’ottima produzione editoriale sia nel campo della critica sia in quello
della letteratura, vi ho visto disponibili ai testi per bambini anche con
qualche forte ripescaggio rodariano, ma ora con “le rane” volete muovervi
più velocemente, saltare davvero quel fossato assai largo che separa l’occasionalità
(anche pregevole) dall’organicità programmata, dalla matura completezza.
Se scorro i prossimi autori della collana e vado oltre la bella riproposta
del testo di Rodari, Il ragioniere-pesce del Cusio, incontro i nomi di
Roberto Piumini, Guido Quarzo e Anna Vivarelli, Anna Lavatelli e Elve
Fortis De Hieronymis (riscoperta a diversi anni dalla scomparsa attraverso
lo stupendo I viaggi di Giac) e mi piace sottolineare la coerenza delle
scelte: attenzione ad autrici come Lavatelli e de Hieronymis che proprio
dalle zone rodariane, dalle vostre terre di risaie, hanno saputo alzarsi a
livello nazionale, diventare un punto di riferimento per chi crede che la
letteratura per l’infanzia non sia di “serie B” e per chi sa che i
successi di cassetta, i best seller massmediologici non bastano a formare
i giovani lettori. Se, poi, ai due nomi citati aggiungo quelli di Piumini,
Quarzo e Vivarelli non posso che completare il quadro delineato con figure
di sicuro rilievo, con tocchi di vivacissimo colore. Insomma le simpatiche
rane stanno per portarci, saltando, volumi da guardare, leggere, possedere
all’insegna dell’agilità, della leggerezza, della vivacità.
E in tempi come questi, segnati dall’atroce pesantezza dell’esistere che
sembra colpire le giovani generazioni, la vostra scommessa supera l’occasionalità
di una collana e si colloca sul solido terreno dei valori dell’educazione
e della civiltà letteraria.
PINO BOERO
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Interlinea
finalmente apre alla poesia con un’apposita collana. Lo fa dopo molti anni
di riflessione, senza clamore e proclami, soltanto perché la scelta è
avvertita ormai come necessaria per realizzare con più profondità il
servizio a favore della letteratura caratteristico di un piccolo editore
di progetto. La collana si intitolerà “Lyra”, con un nome suggerito da
Carlo Carena; non rincorrerà a tutti i costi i nomi altisonanti e di moda
ma il valore irrinunciabile dello stile e della parola vera, non
superflua, a costo di un registro pianissimo, fondato sulla lezione di
Sbarbaro, da anteporre al frastuono odierno. Il catalogo quasi decennale
di Interlinea ha sempre rivelato una passione per l’espressione lirica,
specie riletta nei testi critici, da Il canto strozzato ai numeri di
“Autografo”. E comunque le varie collane hanno accolto più volte testi
poetici, da Poesia travestita di Montale proposta da Maria Corti (cinque
sono i titoli di Interlinea sul premio Nobel) alle raccolte ai Ai Qing,
all’antologia Natale in poesia presentata da Luciano Erba, alle sillogi di
Elio Fiore e ancora alle Lagrime recuperate di Tasso, fino
a due dei primissimi titoli della casa editrice, Poesie sul sagrato di
David Turoldo e Passione di Clemente Rebora. Proprio autografi inediti di
Rebora (per il quale «la poesia è un miele»),
a noi caro per legami spirituali e geografici, costituiranno il
primo titolo di “Lyra”, anche se già escono con anticipo le nuove e attese
opere di Franco Buffoni, Theios (il diario di una crescita vista da uno
zio) e di Paolo Bertolani, Libi, omaggio dialettale ai libri reali e a ciò
che rimandano quanto ad affetti, memorie, presenze e assenze (con
un’intensa presentazione di Giovanni Tesio). Non senza recuperi, come
dodici frammenti ritradotti di Saffo, che sempre crede nella vita e
nell’amore, «finché ci sia respiro», oppure come come Browining. Ci
saranno tra breve anche due quasi rivelazioni in Italia, lo
slavo-statunitense Salamun e la svizzero-italiana Lattmann.
Sono soltanto alcune prime corde fatte vibrare dalla “Lyra” di Interlinea
che, grazie alle consulenze dei maestri e amici citati, vuol
- come la lira che Orazio dice inventata da Mercurio - essere
davvero strumento che esprime poesia come vita, come scommessa di valori
nell’età del Grande Fratello.
Roberto Cicala
editore di Interlinea
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Si intitola
Theios ed è la nuova raccolta di versi di Franco Buffoni, che esce nella
neonata collana di poesia di Interlinea, “Lyra”. Buffoni, lombardo, vive a
Roma dove insegna letteratura inglese all’università. È uno dei poeti più
interessanti dell’attuale scena italiana. Ha pubblicato le raccolte
Nell’acqua degli occhi (Guanda, 1979), I tre desideri (San Marco dei
Giustiniani, 1984), Quaranta a quindici (Crocetti, 1987), Scuola di Atene
(Arzanà, 1991, premio Sandro Penna), Suora Carmelitana e altri racconti in
versi (Guanda, 1997, premio Montale), Songs of Springs. Quaderno di
traduzioni (Marcos y Marcos, 1999, premio Mondello), Il profilo del Rosa (Mondadori,
2000). Dirige il semestrale di teoria e pratica della traduzione
letteraria “Testo a fronte”.
– Come si colloca
Theios nell’ambito della sua produzione poetica?
– Dopo Suora Carmelitana e altri racconti in versi apparso da Guanda
nel 1997 e Il profilo del Rosa uscito da Mondadori nel 2000, Theios chiude
la trilogia delle raccolte incentrate sulla storia di una crescita, di una
Bildung.
– Nei due libri precedenti, attraverso i racconti nel primo e per
sezioni liriche nel secondo, si assiste veramente al divenire di una
psicologia, dapprima infantile quindi adolescenziale e adulta. Ma Theios
che cosa c’entra? E perché questo titolo?
– Il titolo è stato scelto in accordo con l’editore tra una rosa che
comprendeva tre possibilità: Il nipote, Zio Franco e, per l’appunto,
Theios. La prima è stata scartata perché già esiste un romanzo di James
Purdy con lo stesso titolo, tradotto dall’inglese, The Nephew (che designa
senza dubbio il nipote di “zio”, mentre in italiano il termine si presta a
una doppia interpretazione); il secondo titolo, un poco cechoviano,
sarebbe stato preferito da Saba, ma ci convinceva meno del terzo che, con
la sua nitida potenza greco-classica, indica certo lo “zio”, ma conferisce
al termine nel contempo anche una forte carica di atemporalità, di
ineluttabile ricorrenza.
– Si tratta dunque della descrizione della crescita di suo nipote?
– In effetti sì. Dal 1979, l’anno in cui il bambino nacque, senza
nessun calcolo o determinazione, ogni tanto mi è accaduto di fissare in
versi qualche istante particolare della sua crescita, qualche momento di
rivelazione. Soltanto in tempi recenti ho provato a mettere in sequenza i
vari testi mandandoli in lettura a critici amici. Stranamente, malgrado la
distanza temporale che separa i primi testi dagli ultimi (Stefano oggi
frequenta il terzo anno di agraria) tutti mi hanno assicurato che la
silloge “tiene” ugualmente.
– Come se lo spiega?
– Forse per una questione strettamente inerente alla mia poetica. Che,
nei due libri precedenti, trova nell’autobiografismo proiettato sia
sincronicamente che diacronicamente il proprio cardine, e qui crea ciò che
analizzando un testo teatrale definiremmo un “sub-plot”. Mentre il bambino
cresce il narratore non è fermo nel tempo. Anch’egli si sta trasformando.
Il rapporto tra i due è dinamico, dialettico. Ma il protagonista qui non è
Amleto, è Laerte. O, più congruamente, non è Batman, è Robin.
– A differenza dei precedenti, accolti in autorevoli e già avviate
collane, questo libro inaugura la nuova piccola collana di poesia di
Interlinea…
– Ho scelto Interlinea perché è un piccolo editore ma coraggioso e
molto propositivo. Sono felice e grato dell’opportunità che mi è stata
data e spero di portare fortuna alla nuova collana “Lyra”.
Se il progetto editoriale che ho tanto apprezzato verrà realizzato
compiutamente posso garantire che di sorprese ne avremo tante. E belle.
Franco Buffoni,
Theios (pp. 64, lire 18 000).
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Caterina
è una pastora della valle Strona e una mattina non trova la sua capra.
Pensando che sia fuggita a valle, la ragazza scende verso Omegna, seguita
da una strega che, per proteggerla, si espone alla dolorosa luce del
giorno. Omegna è un luogo nuovo, grande, complicato e pericoloso. Ci sono
ponti, acque, edifici strani. Caterina incontra personaggi: alcuni
minacciosi, altri più lievi. Seguita dall’arcigno affetto della strega,
Caterina compie il suo breve “viaggio all’inferno”, imparando sorpresa,
cattiveria, paura e festa. E la sua storia, parola per parola, è poesia. È
questa la vicenda appassionante e lirica dei versi che narrano La capra
Caterina edita da Interlinea junior nella nuova collana “Le rane”
all’interno delle iniziative per il Parco della Fantasia dedicato a Gianni
Rodari. Infatti a lui l’autore, Roberto Piumini (nella foto), rivolge un
doveroso omaggio con quest’opera che incanterà anche e soprattutto i
lettori adulti. Piumini è uno degli autori italiani più celebri di
romanzi, racconti, poemi, poesie e traduzioni per adulti e per ragazzi.
Suoi testi sono tradotti all’estero. Per la collana di poesia “Lyra” è in
programma una sua traduzione di Robert Browning.
Roberto Piumini,
La capra Caterina, illustrazioni di Antonio Ferrara (pp. 64, lire 15
000). |