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Letture per i più piccoli: 2 (Roberto Piumini)
Mangia mangia… con i “Cici” di Piumini
C’era una volta la famiglia Cici con due bambini, Cicio e Cicia. Cicia e Cicio stavano sempre insieme e giocavano spesso in solaio. Un giorno, mentre erano lassù, il vento portò una carta, che si posò sul pavimento. Raccolsero la carta e la guardarono. Era il disegno di Felicity, un paese di giochi e colori, feste e allegria.
Come si faceva ad arrivarci? Bastava mettersi in strada e camminare, così diceva la carta. Cicia e Cicio dissero ai genitori: «Vogliamo andare a Felicity. Dateci il permesso: se non ce lo date, noi scapperemo».
I genitori diedero il permesso, prepararono sacchi con pane e acqua, e due soldi. Cicia e Cicio si misero in cammino.
Cammina cammina, prima mangiarono pane e acqua, ma quando li ebbero finiti sentirono fame.
Ai lati della strada c’erano due locande.
Su una era scritto: «La giusta minestra», sull’altra: «La pastasciutta esagerata». Cicio e Cicia entrarono nella seconda, e spendendo i soldi mangiarono un enorme piatto di pastasciutta a testa.
La pastasciutta era così abbondante che a metà non avevano più fame, ma…

La storia di Roberto Piumini, illustrata da Cecco Mariniello continua in I Cici, pp. 32, euro 8. Un libro per riflettere divertendosi sul problema della cattiva alimentazione in relazione al poco movimento. Uno strumento ideale per percorsi di animazione sul tema del cibo.
 

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Letture per i più piccoli: 3 (Elve Fortis De Hieronymis)
Così per gioco… costruiamo l’allegria
 

Così per gioco… si possono fare tanti lavori in casa e a scuola, quando si è stanchi di studiare, di giocare, di leggere, quando fuori piove e al chiuso ci si annoia. Utilizzando carta, cartone, stagnola, vassoietti di cartoncino o polistirolo, bottiglie di plastica, piatti e bicchieri di carta, tappi di sughero e altri materiali di recupero si può inventare un giocattolo, poi altri ancora, tutti diversi, creati con le nostre mani… Un libro da leggere e usare, una guida pratica con tante idee per i bambini ma anche per gli adulti (mamme, papà, insegnanti).
La bottiglia salvadanaio: il maialino
Cercate una bottiglia di plastica della forma indicata nel disegno a. Di solito vengono usate per la vendita di prodotti per uso domestico: ammoniaca, acqua distillata, alcool, latte. Procuratevi anche quattro turaccioli di sughero, un foglietto di cartoncino rosa e colore rosa a tempera, meglio se acrilico.
La costruzione è semplicissima perché la bottiglia ha in sé già pronta la forma del corpo, della testa e del muso di un maialino.
Cominciate con lo sciacquare la vostra bottiglia, fate un taglietto sulla parte che destinerete al dorso e poi coloratela di rosa ripassando due volte il colore perché riesca uniforme.
Dipingete con lo stesso colore anche i turaccioli, escluse le basi.
Quando il colore sarà asciutto incollate ai lati della testa due orecchie ritagliate nel cartoncino rosa.
Nella stessa carta ritagliate la coda che dovete arrotolare con il dorso delle forbici (b).
Non vi rimane che incollare le zampe, con la base più larga rivolta verso il basso, e disegnare gli occhi e le narici (c).

Impara come costruire tanti altri giochi, riutilizzando materiali che puoi trovare in casa, in Così per gioco… di Elve Fortis De Hieronymis, pp. 168, euro 10.
  

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Un’avventura della Resistenza
 

Un’avvincente avventura che racconta una storia vera della Resistenza: un libro per ragazzi che interessa anche gli adulti. L’autore racconta il salvataggio, avvenuto in val d’Ossola nell’aprile del 1945, della famosa galleria del Sempione che collega Italia e Svizzera, che i tedeschi si preparavano a far saltare per impedirne l’uso agli alleati. Un gruppo di giovani partigiani, non potendo far esplodere le sessanta tonnellate di tritolo depositate nella stazione di Varzo (perché l’esplosione distruggerebbe l’intero paese), durante la notte riescono a salvare la galleria con un piano audace e sorprendente. L’autore è Guido Petter, studioso e scrittore per ragazzi di fama, già partigiano in Ossola.

Guido Petter, Sempione ‘45. Il salvataggio della galleria, pp. 112, euro 8.
 

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Quando la letteratura racconta lo sport
 

Esiste una letteratura sportiva? Le Olimpiadi sono state cantate da Pindaro e sibillinamente derise da Aristofane. Eppure la definizione di poeta dello sport, più che stretta, suonerebbe ridicola per i due immortali greci, perché ciò che interessa nella loro opera non è la gara celebrata o ironizzata, bensì l’intensità irripetibile con cui essa è divenuta una grande metafora della vita.
Sport e letteratura, il binomio di cui ha scritto con la consueta acutezza Claudio Magris nell’articolo che si apre con queste parole, uscito di recente sul “Corriere della Sera”, è un tema di attualità stringente in questi mesi. Il 2006 infatti è un anno fortemente segnato da grandi avvenimenti di sport: in febbraio le Olimpiadi della neve sulle montagne del Piemonte, nella ormai prossima estate i campionati mondiali di calcio in Germania. E anche la riflessione critica sui rapporti tra l’universo sportivo e le forme della letteratura ha avuto da questo succedersi di eventi un impulso importante. Ne sono traccia due volumi pubblicati da Interlinea nella collana “Studi”, che hanno suscitato apprezzamenti ed attenzioni.
Il primo è proprio il volume Letteratura e sport. Per una storia delle Olimpiadi (pp. 286, euro 20) di cui parla Magris nell’elzeviro pubblicato dal “Corriere”. Promosso dalla Fondazione Palmisano di San Salvatore Monferrato con il patrocinio del Comitato Olimpico di Torino 2006, raccoglie gli atti di un convegno tenuto ad Alessandria e San Salvatore Monferrato nel maggio 2005, a cura di Giovanna Ioli. Il volume spiega da dove viene lo spirito agonistico, quali sono i linguaggi per viverlo e raccontarlo, come sono nate le Olimpiadi. Un secolo dopo l’altro, in tempo di pace o di guerra, la storia dello sport è ripercorsa fino a oggi, fino alle voci in rima del nostro tempo per il pallone, la moto, la scherma e lo sci, senza dimenticare che cosa fu lo sport per De Amicis, D’Annunzio, Soldati o Rigoni Stern e come vissero le emozioni del Giro d’Italia cronisti sportivi d’eccezione come Gatto, Pratolini e Buzzati. Chiude il volume un intervento sul gioco del calcio di Gina Lagorio.
L’uscita di Letteratura e sport è stata anche l’occasione per commemorare il decennale della scomparsa di Stefano Jacomuzzi, uno scrittore – come lo definisce ancora Magris – «appartato e forte» che raccontò lo sport trasformando il resoconto in narrazione.
Anche un altro recente volume, curato da Giusi Baldissone e Edoardo Tortarolo (Corpi letterari. L’esperienza sportiva nella cultura contemporanea, pp. 168, euro 15) affronta una analogo tema, domandandosi se e come il racconto dello sport possa essere considerato un genere letterario.

   
 

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