Rane, principi e magia
Le migliori storie del premio “Cordone”

illustrazioni di Andrea Astuto
presentazione di Roberto Denti
pp. 112, euro 10, isbn 978-88-8212-678-0

Ecco un’antologia originale per i lettori più giovani con le migliori storie di un premio dedicato a Gianni Cordone, indimenticato maestro di Vigevano e autore di libri come Storia di Pelucco. C’è un pescatore col naso luminoso che prende i pesci raccontando frottole, una rana che attende impaziente il suo principe azzurro, due oche che sono meglio di un cane da guardia e persino un misterioso insetto che si ciba solo di errori... Questi racconti sono pieni di «immaginazione e fantasia, due fattori che impariamo a utilizzare quando un adulto ci racconta una storia di un mondo sconosciuto dove tutto può accadere in una magica realtà popolata di persone e animali ai quali è consentito vivere vicende meravigliose di cui vorremmo essere protagonisti», come scrive nella presentazione Roberto Denti. Buona lettura!

  
L'ILLUSTRATORE

Andrea Astuto, pur scarabocchiando da sempre, disegna professionalmente dal 1986. Da allora collabora con vari editori. Per Interlinea ha illustrato Storie da mangiare di Guido Quarzo e Anna Vivarelli e I panini di Natale e altre storie di Guido Quarzo.
 

UN BRANO DEL LIBRO

C’era una volta...
«Un bambino!»
No, c’era una volta un vecchio pescatore che si chiamava Pi...
«Pinocchio!»
No, si chiamava Pilucchio e aveva un naso...
«Lungo lunghissimo!»
No, aveva un naso grosso grossissimo che, quando diceva le bugie...
«Cresceva cresceva!»
No! Basta, adesso: quella è un altra storia! Allora: il naso non cresceva, bensì si accendeva come una lampadina ed emanava un piacevole calore, un teporino, un calduccio che non vi dico!
Pilucchio così, quando d’inverno faceva freddo e c’era la neve sulle montagne lontane e anche sulla pianura circostante, quando la nebbia ingorgava il bosco di un vapore denso e lattiginoso e gli animaletti se ne stavano rintanati sotto le foglie imputridite o nelle caverne intricate dalle radici, Pilucchio, dunque, se ne andava sul fiume a pescare tranquillo, perché il suo naso lo teneva caldo caldo. Si rincantucciava nella barchetta, armato di canna da pesca, e sussurrava bugie per i pesci:
«Venite, tesorini... voglio raccontarvi una storia che m’è capitata l’altro giorno: vedete questo vermetto? è magico, non finisce mai: più lo si mangia più ce n’è».

  
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