Luigi Pirandello
Sogno di Natale e altri racconti
a cura di Guido Davico Bonino
pp. 120,
8, isbn 978-88-8212-743-5

I nove racconti qui selezionati del grande scrittore novecentesco, editi tra il 1896 e il 1935, un anno prima della sua scomparsa, sono accomunati da un’attenzione partecipe non solo alla festività del Natale, a cui tre di essi sono esplicitamente dedicati, ma all’insieme del rapporto con la Divinità. La spiritualità di Pirandello è declinata sotto l’impulso di varie suggestioni (dall’ingenua fede popolare al distacco del borghese colto o sedicente tale) e trascritta in diversi registri stilistici (dalla commozione sempre fervida della giovinezza all’ironia dell’età adulta). Senza mai scivolare, ben protetto com’è l’autore dai suoi Agostino e Montaigne, nella facile irrisione del cosiddetto «scetticismo delle buone maniere». Antologia a cura di Guido Davico Bonino.

  
L'AUTORE

Luigi Pirandello, uno degli scrittori italiani più letti e anche conosciuti all’estero, grazie alla scuola e al teatro, è nato nel 1867 ad Agrigento, allora chiamata Girgenti, sul cui dialetto si laureò a Bonn. Amico di Capuana, che lo esortò ad abbandonare la poesia: del 1904 è Il fu Mattio Pascal, di due anni prima l’Esclusa. Nel teatro drammatizzò la sua indagine sui temi dell’individualità e dell’identità. Nel 1934 vinse il premio Nobel, due anni prima della morte a Roma.
 

UN BRANO DEL LIBRO

Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: «Buon Natale» e sparivo…
Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.
 

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