Piero Chiara

Era mio padre quel Gesù Bambino
e altri racconti

A cura di Federico Roncoroni
Interlinea, pp. 88, euro 12
Colla "Nativitas"
isbn 978-88-8212-864-7

 
«Che Natale fu mai quello, spalancato al sole e al vento, senza un po’ d’intimità, privato della protezione del buio e della notte? Mi pareva che il vero Natale fosse solo quello di Gesù, in fondo a una grotta, d’inverno, nel caldo delle braccia materne, avvolto nel fiato dell’asino e del bue, con San Giuseppe di guardia sull’entrata, in attesa dei pastori, che svegliati da un angelo e vedendo la stella scesa sopra la grotta, correvano a vedere». Ricordi inediti giovanili e racconti divertenti e amorosi compongono un’antologia che, alla vigilia del centenario della sua nascita, è un omaggio letterario a piero chiara, il quale, da laico credente, riflette sul significato religioso del Natale, in un’epoca che ha perso quasi del tutto il senso del sacro.
 

L'AUTORE

Piero Chiara è nato a Luino nel 1913 ed è morto a Varese nel 1986. Dopo studi irregolari, viaggi e soggiorni in Francia e in Svizzera e mestieri diversi, entra nell’amministrazione della giustizia come aiuto di cancelleria e vi rimane fino a metà degli anni cinquanta, al raggiungimento del minimo pensionabile. Nel 1962, allo sbocco di una assidua attività di collaborazione con giornali e riviste, esordisce come narratore con Il piatto piange, primo di una lunga serie di romanzi e di raccolte di racconti di grandissimo successo, tra cui La spartizione (1964), L’uovo al cianuro e altri racconti (1969), Il pretore di Cuvio (1973), La stanza del vescovo (1976), Il cappotto di astrakan (1978), Vedrò Singapore? (1981), Viva Migliavacca! e altri 12 racconti (1982), Il capostazione di Casalino e altri 15 racconti (1986).
 

UN BRANO DEL LIBRO

Che Natale fu mai quello, pensavo, spalancato al sole e al vento, senza un po’ d’intimità, privato della protezione del buio e della notte? Mi pareva che il vero Natale fosse solo quello di Gesù, in fondo a una grotta, d’inverno, nel caldo delle braccia materne, avvolto nel fiato dell’asino e del bue, con San Giuseppe di guardia sull’entrata, in attesa dei pastori, che svegliati da un angelo e vedendo la stella scesa sopra la grotta, correvano a vedere.
 

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