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Altre
pubblicazioni reboriane
nel catalogo Interlinea
Frammenti lirici,
edizione commentata, a cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti con Matteo
Munaretto, euro 36
Tra
melma e sangue
Lettere e
poesie di guerra
a cura di Valerio Rossi, presentazione di Giovanni Tesio, euro 20
A
verità condusse poesia.
Per
una rilettura di Clemente Rebora
con
appendice di inediti, euro 25
Curriculum vitae,
edizione commentata con autografi inediti, a cura di Roberto Cicala e Gianni
Mussini, con un saggio di Carlo Carena, euro 12,50.
Diario
intimo,
quaderno inedito, euro 12.
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Il tuo
Natale. Lettere, poesie, pagine di diario e inediti,
con incisioni di Mauro Maulini, euro 10.
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Antonio
Rosmini asceta e mistico,
con prefazione di Remo Bessero Belti, euro 4,13.
Passione
di Clemente Rebora,
testimonianze e poesie, con una nota di Eugenio Montale, incisioni di Mauro
Maulini, euro 7,75.
Rebora è
presente anche nell’antologia:
Il canto
strozzato. Poesia italiana del Novecento,
saggi critici e antologia di testi, a cura di Giuseppe Langella e Enrico
Elli, euro 30.
Ordina i volumi sul bookshop di
Interlinea
oppure scrivendo a questa mail
ordini@interlinea.com
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Clemente
Rebora
Tra melma e sangue
Lettere e poesie di guerra
a cura di Valerio Rossi, presentazione di Giovanni Tesio
Pp. 240,
€ 20, isbn 978-88-8212-643-8
Uno dei maggiori poeti del Novecento
testimonia la crisi drammatica della prima guerra mondiale, vissuta
attraverso una vigilia tumultuosa e poi un’esperienza personale tragica «tra
melma e sangue» che lascia una ferita indelebile. Nelle incandescenti
lettere Rebora parla di «esperienza non dicibile», di «mostruoso
intontimento», di «Calvario d’Italia» e di «ammazzatoio di Barbableu» usando
parole come «orrore», «tanfo», «imbestiamento». La guerra è abisso, è
«inghiottitoio» e le poesie di Rebora (qui per la prima volta commentate) ne
richiamano la natura vorace, la desolazione assoluta. «Però se ritorni / Tu
uomo, di guerra / A chi ignora non dire; / Non dire la cosa, ove l’uomo / e
la vita si intendono ancora».
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Clemente
Rebora
Frammenti
lirici
Edizione commentata
a
cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti con la collaborazione di Matteo
Munaretto
pp. 854, € 36, isbn 978-88-8212-610-0
Per la prima volta un’opera poetica del
Novecento è spiegata con un commento tanto esteso, tra lingua stile e
filologia, nella convinzione che sia l’«amore della parola» a far parlare il
testo in tutte le sue implicazioni, rendendo conto anche dei passaggi più
ardui e svelandone i più nascosti tesori. I Frammenti lirici di Clemente
Rebora (secondo Contini una delle «personalità importanti
dell’espressionismo europeo»), usciti nel 1913 in pieno clima vociano, sono
la grande avventura di un giovane che vuole misurarsi con il mondo degli
affetti, delle idee, delle parole, dei suoni, e tutto fondere a tentare una
verità percepibile ma non sempre rivelabile. Come scrive nel primo
frammento: «Qui nasce, qui muore il mio canto: / E parrà forse vano /
Accordo solitario; / Ma tu che ascolti, rècalo / Al tuo bene e al tuo male:
/ E non ti sarà oscuro».
ORDINA IL LIBRO
Clemente
Rebora, che nacque a Milano nel 1885. Educato laicamente secondo i principi
mazziniani, visse una giovinezza inquieta laureandosi in Lettere e
frequentando amici come Michele Cascella, Antonio Banfi, Daria Malaguzzi e
Sibilla Aleramo (legandosi affettivamente alla pianista russa Lydia Natus,
con la quale poté tradurre opere di Andreev, Tolstoj oltre a Gogol’). Fu
sempre alla ricerca di una dimensione
trascendente, raggiunta infine nell’ordine rosminiano. Insegnò in scuole
pubbliche e private (tra Novara e Milano), fu rivelato dalla prima opera,
del 1913,
Frammenti lirici,
pubblicata da Giuseppe Prezzolini nelle sue edizioni fiorentine della
rivista “La Voce” e fu amico di artisti e intellettuali. Nel 1922 uscirono i
Canti anonimi,
successivi a un grave trauma nervoso provocato da un’esplosione durante la
prima guerra mondiale da cui uscì con l’emblematica diagnosi di «mania
dell’eterno». Dopo un itinerario di conversione matura, prese i voti
religiosi nel 1936 e si isolò completamente tornando alla poesia negli
ultimi anni. Le sue ultime opere (tra cui i
Canti dell’infermità)
furono pubblicate da Scheiwiller. Dopo una
passio
fisica e spirituale durata
venticinque mesi, morì a Stresa nel 1957. Scrisse lo stesso giorno Eugenio
Montale per il “Corriere della Sera”: «È un conforto pensare che il calvario
dei suoi ultimi anni – la sua distruzione fisica – sia stato per lui,
probabilmente, la parte più inebriante del suo
curriculum vitae».
Nel 1947 il fratello Piero ha curato un’edizione delle
Poesie
per Vallecchi, mentre la più
recente edizione di tutte
Le poesie,
negli “Elefanti” Garzanti”, è del 1994 – poi ristampata – a cura di Gianni
Mussini e di Vanni Scheiwiller. È in corso lo studio degli inediti unito
all’annotazione delle maggiori opere, i cui primi frutti sono l’edizione
commentata del
Curriculum vitae
e, a breve, dei
Frammenti lirici,
oltre al
Diario intimo,
tutte presso Interlinea.
Clemente Rebora su
Letteratura.it
A verità condusse poesia. Per una rilettura di Clemente
Rebora convegno in Università Cattolica, Milano 30-31 ottobre 2007
È
possibile prenotare gli Atti del convegno che conterranno, oltre alle
relazioni in programma e a una scelta di documenti della mostra, anche
contributi supplementari di studiosi del poeta, una bibliografia aggiornata
e un’essenziale antologia critica. Tra i relatori del convegno si segnalano
Carlo Carena, Roberto Cicala, Maura Del Serra, Paolo Giovannetti, Franca
Grisoni, Giuseppe Langella, Renata Lollo, Pier Giorgio Longo, Matteo
Munaretto, Gianni Mussini, Angelo Raffaele Pupino, Silvio Ramat, Antonio
Riboldi, Valerio Rossi, Giovanni Tesio, Ezio Viola tra gli altri. Con
l’occasione della ricorrenza cinquantenaria della morte, il convegno di
studi intende esplorare criticamente piuttosto gli elementi di continuità
che quelli di frattura del percorso reboriano. La verifica dell’esistenza di
alcune costanti fondamentali, come il misticismo o l’espressionismo, che
conferiscono alla poesia di Rebora, al di là dei suoi mutamenti
superficiali, il senso di un’esperienza profondamente unitaria e coerente,
dovrebbe aiutare studiosi, insegnanti e appassionati a riscoprire il
versante dimenticato della sua opera, restituendo tra l’altro alla storia
della lirica contemporanea uno degli esiti culminanti della sua inclinazione
più intensamente spirituale.
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